Nel report del medico un girone dell'inferno: Regione vuole chiudere Rsa

Avviata la procedura per la revoca dell'autorizzazione, disposto il trasferimento degli ospiti rimasti presso "La Fontanella", a Soleto. Negli atti la relazione del dirigente del pronto soccorso del "Vito Fazzi"

La struttura, a Soleto.

SOLETO – “All’arrivo in struttura le condizioni igienico sanitarie dei luoghi e degli ospiti sono apparse fin da subito impressionanti. Ospiti riversi per terra e sporchi di propri escrementi, madidi di urine maleodoranti e stantie, visibilmente disidratati, affamati e alcuni con piaghe da decubito non trattate da diversi giorni e ancora più drammatica la situazione con ospiti con patologie neuropsichiatriche in evidente stato di agitazione psicomotoria. Approssimativamente si può affermare che si trovassero in quelle condizioni da circa quattro, cinque giorni”.

Sembra la rappresentazione di un girone dell’infermo quella che emerge dalla relazione di Silverio Marchello, medico del pronto soccorso del “Vito Fazzi” di Lecce inviato da Asl Lecce nella Rsa “La Fontanella” di Soleto il 26 marzo, insieme al medico di continuità assistenziale Mattia Marchello, in servizio presso lo stesso ospedale leccese. Le sue parole sono riprese con due ampi stralci nella determinazione con la quale il dirigente della Sezione Strategie e Governo dell’offerta del Dipartimento regionale di Promozione della Salute ha deliberato l'avvio dell'inter per la revoca dell’autorizzazione al funzionamento e per la chiusura della struttura, disponendo al contempo per il trasferimento dei 16 ospiti ancora presenti, tutti negativi all’esame del tampone. Dieci giorni sono stati concessi alla Isa srl, titolare e gestore della struttura, per inviare le controdeduzioni.

Leggi la determinazione dirigenziale

Il 26 marzo è una data fondamentale nella ricostruzione: a partire da quel giorno, infatti, è stata Asl Lecce a farsi carico della struttura socio assistenziale, dove un focolaio di Covid-19 aveva attecchito rapidamente – il primo ricovero per sospetta infezione è del 20 marzo – portando a fatali complicazioni per venti ospiti, al contagio di decine di essi ma anche del personale operante, per un totale di 88 persone. Tra queste anche la responsabile della Rsa e il legale rappresentante, costretti a un periodo di quarantena a partire proprio dal 26 marzo. Le loro memorie, affidate ai legali Giuseppe e Michele Bonsegna, sono confluite negli atti dell’inchiesta aperta dalla procura della Repubblica di Lecce. Sulla vicenda anche il ministero della Salute ha avviato un’attività ispettiva, al pari di altre per analoghe strutture sul territorio nazionale.La linea difensiva è quella di dimostrare che è stato fatto tutto il possibile, fino a che è stato possibile.

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In attesa di eventuali sviluppi sul fronte dell’iniziativa giudiziaria - risultano indagati l'amministratore delegato della residenza per anziani, don Vittorio Matteo, la direttrice della struttura, Federica Cantore, e l’ex responsabile sanitario, Catello Mangione - resta l’immagine spettrale documentata dalla relazione di Marchello, protocollata una settimana dopo il suo ingresso in struttura. “Pavimenti sporchi di deiezioni e urine - si legge nel prosieguo del report -, piatti con alimenti ammuffiti sui tavoli e per terra, lo sporco era evidente anche nei bagni privi di asciugamani e di carta igienica; indumenti sporchi, sparsi dappertutto; letti con lenzuola e materassi sporchi di eiezioni e inzuppati di urina. In alcune stanze si rinvenivano farmaci non blisterati e nell’impossibilità di riconoscerne il principio attivo […]. Al seminterrato è presente una stanza deputata alla conservazione dei farmaci, stipati in un armadio a cassetti ai quali era attaccato nome e cognome degli ospiti. In alcuni cassetti sono stati trovati farmaci scaduti […], farmaci senza confezione, farmaci smezzati […], farmaci che andavano conservati in frigo (insulina, colliri antibiotici, etc), trovati ammassati sul carrello medicinali; nei corridoi si notava la presenza di numerosi sacchi di plastica con all’interno indumenti; altri sacchi di plastica con materiale presumibilmente sanitario […] in evidente abbandono da tempo e quindi non smaltiti/stoccati in modo regolare secondo le linee guida fornite dall’ufficio igiene e sanità pubblica […]. In tutti questo marasma abbiamo incontrato enorme difficoltà a identificare ogni singolo ospite […]. A oggi i presenti in struttura sono 44 di cui 31 positivi al Covid-19, tre negativi e 10 in attesa di nuovo tampone […]”.

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