Basilica di Santa Croce, giù il telo. Davanti al sagrato solo con invito: malcontento

La facciata è stata interamente restaurata, ultimati anche altri interventi. In molti sono rimasti perplessi dalla scelta, non comunicata in anticipo, di selezionare l'ingresso nell'area più vicina

La facciata una volta calato il telo.

LECCE – Poco prima delle 22 la facciata della basilica di Santa Croce si è rivelata in tutta la sua ritrovata tumultuosità barocca davanti a una folta platea radunata in piazzetta Riccardi e via Umberto I, in ogni angolo utile per godersi la cerimonia che ha sancito la fine dei lavori di restauro, eseguiti con dedizione dalla ditta Nicolì con finanziamento della Regione Puglia - grazie al Fondo europeo di sviluppo regionale - e il coordinamento della Soprintendenza. Le opere hanno riguardato anche alcuni altari e paramenti murari, il recupero delle coperture, la campanaria, l'impianto di illuminazione.

Foto, video, selfie: sembravano lucciole le centinaia di smartphone puntate sul grande telone che ha ricoperto i ponteggi per circa due anni e che, con una riproduzione grafica in scala 1 a 1, ha lenito la mancanza di una vista così imponente. Intelligente, comunque, è stata la scelta di rendere fruibile il cantiere per tutti questi mesi: turisti, studiosi, appassionati, cittadini hanno potuto ammirare buona parte della facciata da distanza ravvicinata prenotando semplicemente una visita.

Video: il momento clou e le interviste

Nel clou della stagione estiva, quando soprattutto i visitatori stranieri scelgono il Salento per le loro vacanze, il capoluogo salentino ha ritrovato uno dei suoi monumenti iconici, probabilmente il più citato e noto insieme a piazza del Duomo e all’Anfiteatro Romano. Una volta smontata l’intera impalcatura, la restituzione alla collettività, oltre che al patrimonio ecclesiastico, sarà completa.

santacroce_2019_2-2Mugugni e malumori, giustificati, ha prodotto però la delimitazione della zona antistante il sagrato con transenne, in modo da consentire ad autorità e invitati di prendere posto per assistere all'introduzione in stile talk e alle performance musicali di accompagnamento alla serata.

Oltre al fatto di per sé discutibile, bisogna anche dire che le barriere hanno impedito l’attraversamento di via Umberto I da una parte e dall’altra così come la prosecuzione verso e da piazzetta Riccardi e Castromediano, obbligando i passanti a percorsi alternativi.

Si tratta di una questione che nulla ha a che fare con la sicurezza, se anche fosse stata la motivazione alla base. Sgombriamo il campo da una obiezione: qui non si vogliono discutere le misure che, dopo l’ondata di attacchi terroristici in Europa, oramai da anni presiedono l’organizzazione di eventi in luoghi pubblici, ma, se un afflusso controllato è comprensibile che ci sia, restringere il cerchio dei privilegiati tramite invito non lo è altrettanto. Di queste “regole di ingaggio” non è stata data informazione alcuna, né dalla Soprintendenza, né dalle autorità di pubblica sicurezza. 

Gli stessi amministratori comunali, arrivando sul posto, ne erano all’oscuro e tanti, cittadini e turisti, sono rimasti perplessi: sollecitati a partecipare all'evento, si sono dovuti adattare. Si poteva fare molto meglio: un errore di comunicazione e coordinamento tra uffici che, con più attenzione, poteva essere evitato. Lo meritava l'importanza del lavoro svolto, lo meritava la città che di tutto ha bisogno tranne che di suddivisioni che sanno di barocco molto più della basilica Santa Croce. E meno male che davanti a Dio (e alla legge) siamo tutti uguali.

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