“Scaricati peggio dei rifiuti. Vogliamo solo lavorare”. In arrivo i licenziamenti

I sette dipendenti del cantiere di Gallipoli della Gial Plast sospesi da oltre un mese dopo l’interdittiva antimafia che ha colpito l’azienda tornano a sollecitare l’attenzione delle istituzioni

operatori ecologici

GALLIPOLI - “Ci hanno scaricato peggio dei rifiuti che abbiamo raccolto per anni e nessuno ci sta tutelando. Dopo aver passato la Pasqua senza stipendio abbiamo vissuto nella disperazione, la giornata del 1° Maggio, la nostra festa dei non lavoratori. Non abbiamo più un futuro, vogliamo solo lavorare e garantire un futuro alle nostre famiglie con mutui e bollette da pagare, ma sembra che tutti sia siano dimenticati di noi e continuano nell’inaccettabile scarica barile delle responsabilità di questa situazione”. Parlano in coro e si accavallano, chi direttamente e chi telefonicamente, gli operatori ecologici e lavoratori del cantiere di Gallipoli in organico presso la ditta dei rifiuti della Gial Plast, da oltre un mese ormai sospesi dal servizio e dalla retribuzione, come diretta conseguenza assunta dalla società in seguito all’interdittiva antimafia disposta a scopo cautelativo e preventivo dalla prefettura di Lecce. Sono almeno otto i dipendenti in organico, e a lavoro tra Gallipoli e i comuni dell’Aro11, e anche ad Alezio, nell’ambito dell’Aro 6, nei quali la Gial plast è parte integrate dei raggruppamenti temporanei di imprese che gestiscono i relativi appalti del servizio di igiene ambientale. Per alcuni di loro sono già in arrivo anche le preannunciate lettere di licenziamento.  

“Vogliamo lanciare un nuovo appello al commissario della ditta e alle istituzioni” dicono i lavoratori, “perché qua nessuno si muove: il sindaco dice che non può fare nulla, la prefettura non può fare nulla, la ditta dice che sono provvedimenti necessari per tutelare la loro immagine, ma a noi chi ci pensa? Ci hanno convocato in sede per farci parlare solo con la commercialista e abbiamo ricevuto una busta paga senza stipendio e senza il pagamento nemmeno delle spettanze maturate prima del provvedimento di sospensione. E mai possibile una cosa del genere. Siamo qui in attesa di cosa? Che qualcuno decida cosa? Siamo sospesi e senza soldi, se almeno ci avessero già licenziati tutti avremmo potuto fare ricorso o almeno fare una domanda di disoccupazione, ma così dove ci vogliono portare? Che qualcuno, cortesemente, si muova per risolvere la questione, si profila un altro mese senza soldi, e come facciamo noi a sopravvivere?”. La scure dell’interdittiva antimafia profusa nei mesi scorsi dalla prefettura nei confronti della ditta della Gial plast srl di Taviano si è già abbattuta sulla pelle di buona parte dei circa trenta lavoratori presenti o assorbiti in organico raggiunti in passato da condanne penali, anche datate nel tempo e scontate, per reati cosiddetti spia del condizionamento mafioso. E mentre i legali della ditta (Luigi Quinto e Michele Bonsegna) e i sindacati, ognuno per la loro parte e competenza, combattono la loro battaglia a colpi di ricorsi e tavoli di trattativa, c’è chi tra i dipendenti già raggiunti dal provvedimento di sospensione torna a chiedere, da subito, una revisione dei provvedimenti da parte del commissario straordinario, Salvatore Sodano, nominato per la gestione controllata della ditta dei rifiuti, e da parte delle istituzioni.

Perché tra loro c’è anche chi, riconoscendo i propri errori del passato, e avendo già pagato il proprio conto personale con la giustizia, si sente ormai riabilitato avendo dimostrato, sul posto di lavoro come nella vita quotidiana, di aver voltato pagina e di aver interrotto qualsiasi legame con ambienti “pericolosi”. Un appello che ad oltre un mese dal provvedimento cautelativo si è rinnovato in questi giorni dal cantiere di Gallipoli, dove sono almeno cinque i dipendenti in carico alla Gial plast (più alti due dovrebbero essere transitati nella Colombo Biagio srl, società mandante del raggruppamento che detiene l’appalto di igiene urbana dell’Aro11) gravati da vecchie condanne penali o in parte incensurati, ma che la prefettura ritiene comunque vicini agli ambienti della criminalità organizzata e, infine, i restanti con precedenti penali generici, che hanno ricevuto la lettera di “contestazione disciplinare” in cui la società, cancellata dalla “white list” della prefettura, si dice costretta a decretare la sospensione cautelare dal servizio dei lavoratori segnalati con uno status personale “incompatibile” con le prescrizioni normative in relazione alla gestione dell’appalto dei rifiuti. Un preambolo che sta già portando al recapito delle prime lettere di  licenziamento. E il futuro dei lavoratori è sempre più in bilico, anche se questo potrà finalmente dare la possibilità ai legali dei lavoratori di comprendere nel dettaglio le ragioni dei provvedimenti disciplinari e far partire i ricorsi amministrativi e giudiziali. Anche la Gial Plast dal canto suo ha già impugnato il provvedimento antimafia dispensato dalla prefettura ritenendolo “ingiusto e sproporzionato” e punta a ristabilire la verità dei fatti dimostrando l’estraneità dell’azienda da qualsiasi contatto o tentativo di infiltrazione mafiosa”.

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