Scarico a mare a Torre Sabea, cresce il fronte del no alla condotta sottomarina

Dopo le rassicurazioni di Aqp sul progetto per l’allontanamento dei reflui depurati al largo del litorale, Sinistra Italiana contesta la soluzione tecnica: “Scelta sconcertante e dannosa per l’ambiente”

GALLIPOLI - Scarichi a mare sottocosta e accelerata sulla realizzazione della condotta sottomarina da 16 milioni di euro per spingere i reflui depurati al largo del litorale di Gallipoli. Confindustria Lecce preme, l’acquedotto pugliese consegna lo studio di fattibilità del progetto al Comune, ma intanto cresce anche il fronte del no alla realizzazione della condotta. O meglio c’è chi al prolungamento dello scarico a mare rilancia il riciclo totale delle acque depurate. Una presa di posizione già posta nei giorni scorsi all’attenzione dei presidenti di Regione, Aqp e Provincia di Lecce e degli assessorati competenti dal Forum Ambiente e Salute di Lecce che nella sua disamina ambientalista ritiene “il progetto di prolungamento dello scarico a mare dei reflui  provenienti dal depuratore consortile di Gallipoli un’inversione ad U, ovvero una scelta ambientalmente  sconcertante, che contraddice altre affermazioni e opzioni di segno contrario”.

Una linea di pensiero ed azione rimarcata in terra gallipolina anche dal circolo cittadino di Sinistra Italiana, che torna a contestare la soluzione della condotta sottomarina per il nodo degli scarichi a mare a Torre Sabea. “Fa rabbia che uno strumento obsoleto e dannoso come una condotta sottomarina venga ancora solo contemplato come soluzione finale per il trattamento di acque affinate al 100 per cento” evidenzia il segretario cittadino di Si, Massimo Esposito, “fa rabbia sapere che a Nardò, a Sava, a Manduria ed in tante altre località dove, pur essendo prevista dal piano regionale di tutela della acque, la gente e le amministrazioni locali con l'avallo della Regione e del presidente Emiliano hanno saggiamente sventato l'installazione di una condotta. Fa ancora più male sapere” incalza Esposito, “che esiste un progetto per la realizzazione di un impianto di lagunaggio, fitodepurazione e il recupero e riuso integrale delle acque e l'azzeramento dello scarico a mare presentato in pompa magna alla presenza dell'assessore regionale, dell'acquedotto e dell'amministrazione e scoprire che dopo anni per questo progetto non si è alzato un dito”.

Ribadendo la bontà delle soluzioni alternative alla condotta, Sinistra Italiana, affonda: “Non è la salute del mare, la salvaguardia dell'habitat, il risparmio di una risorsa fondamentale come l’acqua alla base di questa scelta. Ma è quel divieto che dà fastidio, è il chilometro di costa che viene sottratto alle concessioni demaniali. La condotta a Gallipoli è un errore tecnico, è una cattiva condotta” dice Esposito, “accogliamo con favore l'intervento del Forum Ambiente e Salute e crediamo che si possa ancora bloccare la sciagurata installazione di una costosissima condotta riposizionando quei fondi sul progetto di riuso con implementazione della rete di distribuzione dell’acqua depurata, aree di lagunaggio e fitodepurazione”. Sul piano strettamente politico Sinistra Italiana non risparmia critiche anche aspre nei confronti  dell’orientamento adottato dal Comune di Gallipoli e dalla Regione proprio in merito al nodo del depuratore e delle soluzioni per arginare lo scarico a mare dei reflui.     

“Ci dispiace constatare che di fronte ad una scelta logica, ecologica e con importante valenza economica come quella di puntare al totale riutilizzo delle acque affinate” dice ancora il segretario Esposito, “si sia invece anteposto l'opportunismo politico che in questo momento storico, purtroppo per la nostra città, coinvolge contemporaneamente il sindaco Minerva e il presidente Emiliano. Pensiamo all'agricoltura, all'irrigazione delle aree verdi, al contrasto della progressiva desertificazione, al lavaggio delle strade e dei mezzi pubblici, alla creazione di aree umide nel parco naturale per combatterne e l'arretramento delle dune, e pensiamo al contrasto degli incendi che mai come in questi anni stanno devastando dolosamente il nostro territorio. Le scelte vanno invece in altre direzioni: con il sindaco, disposto a tutto pur di portare a fondo il suo mandato e ne sono testimonianza  le ultime scelte fatte per garantirsi il  sostegno politico ed elettorale, e il presidente della Regione che, contraddicendosi rispetto alle scelte passate ed in vista delle imminenti consultazioni regionali, non vuol disperdere importanti pacchetti di voti, garantiti magari da chi oggi sta subendo un antieconomico divieto di balneazione. E qui si arriva al nocciolo della questione, al vero perché di questa scelta illogica e abnorme. Infatti non è la salute del mare, la salvaguardia dell'habitat, il risparmio di una risorsa fondamentale come l’acqua alla base di questa scelta. Né tantomeno la fantomatica macchia che ogni tanto si formerebbe nella prossimità della costa ed oggetto delle ultime rivendicazioni di Confindustria”.

Per Sinistra Italia è risaputo che “con un impianto di fitodepurazione e lagunaggio, con un riuso potenziato ed esteso si risolverebbero tutti gli eventuali problemi sulla qualità delle acque e si avrebbe a disposizione acqua per tutti gli usi civici menzionati azzerando di fatto ogni sversamento in mare, se non per uno scarico di emergenza, che tuttavia manterrebbe in essere lo scarico sulla costa ed il relativo divieto di balneazione. Non a caso la condotta è così costosa” conclude Esposito,  “molto più che in altre realtà, oltre il triplo di quella di Lesina ad esempio. L’insenatura in cui scaricherebbe la condotta è infatti caratterizzata da bassi fondali fino a diversi chilometri di distanza dalla costa. Una condotta lunga e pertanto fragile, soggetta a rotture e di onerosissima e difficile manutenzione, fortemente impattante sui nostri fondali marini e che, a fronte di 16 milioni di euro di spesa, sposta semplicemente il problema al largo senza risolverlo salvo eliminare il divieto di balneazione per la felicità di qualche imprenditore. Ci chiediamo e chiediamo al sindaco e al presidente della Regione se l’opera sia stata oggetto di valutazioni ambientali, tecniche ed economiche adeguate o sia solo frutto di ciniche valutazioni politiche. Se queste valutazioni esistono allora chiediamo di conoscerne gli atti e gli esiti. Altrimenti non si capirebbe perché Nardo o Manduria meritino una soluzione più ecologica e sostenibile e Gallipoli invece debba essere sacrificata sull’altare di un accordo politico elettorale”.

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