Il sindacato rilancia: "Si diffonde la prassi del blocco dei contratti a 12 mesi"

Tommaso Moscara, segretario di Slc-Cgil per Lecce e Brindisi, conferma la telefonata con la deputata Veronica Giannone offrendo la sua versione e riporta anche il caso di Poste Italiane

Tommaso Moscara a febbraio scorso, nel giorno della sua elezione: è il terzo da destra.

LECCE – È stato Tommaso Moscara, segretario della Slc-Cgil di Lecce e Brindisi a parlare con la deputata del M5S, Veronica Giannone, a proposito dei primi effetti del “decreto Dignità” sui lavoratori che hanno un contratto a tempo determinato. Il sindacalista, dopo la nota stampa dei deputati pentastellati che definisce “strumentale” la posizione della Cgil, ricostruisce la scambio di idee con la parlamentare e rilancia la valutazione molto severa sugli effetti indesiderati del provvedimento.

“La discussione che si è sviluppata in queste ultime ore sulla stampa e sui social sembra artefatta e fuori obiettivo. Ho ripetuto queste stesse parole venerdì sera alla deputata Veronica Giannone. Lo dico perché improvvidamente nella nota si fa il nome della Cgil. Ancora una volta accade che mostrando la luna qualcuno continui a guardare il dito. Alla parlamentare, durante una serena telefonata, ho sostenuto ciò che la coordinatrice provinciale del Nidil-Cgil Lecce, Sabina Tondo, ha scritto sul suo comunicato: una posizione che sposo in toto”.

Moscara entra poi nel merito della contestata vicenda: “Intanto il problema non è Comdata, cioè una delle più importanti aziende del Salento: chiunque abbia letto il comunicato sa che l’azienda è solo uno dei vari casi di un fenomeno più ampio. In nessuna parte del comunicato del Nidil si parla di licenziamenti, ma piuttosto di conclusione di contratti, che mentre prima del decreto venivano rinnovati anche sino a 36 mesi, oggi già a 12 vengono stoppati. Nello stesso tempo non posso confermare i numeri che il M5S fornisce nel comunicato: né quelli che riguardano gli interinali a cui non è stato rinnovato il contratto (molti più di 130; confermo che sono circa 200), tantomeno quelli sulle eventuali assunzioni a tempo indeterminato, che ovviamente auspico si realizzino ma il cui dato mal si concilia con l’affermazione di un presunto calo dei volumi. Delle due l’una: o c’è un calo di produzione e allora si lasciano a casa i lavoratori; o c’è la conferma dei volumi e si stabilizzano i lavoratori interinali. A tal proposito preciso infine che la Slc-Cgil non ha avuto alcuna notizia ufficiale dall’azienda in merito al calo dei flussi di attività, tranne in pochissime commesse, come è fisiologico che sia in questo periodo”.

Il segretario del sindacato dei lavoratori della comunicazione arriva poi al rilancio, chiamando in causa un’altra realtà aziendale molto presente sul territorio: “Detto ciò voglio sottolineare che la questione del blocco dei contratti entro i 12 mesi per evitare di inserire la causale del rinnovo è da qualche settimana una prassi sistematica anche in altre aziende del territorio. Penso ad esempio a Poste Italiane, dove per paura di aprire contenziosi e vertenze i lavoratori vengono bloccati entro i 12 mesi: prima dell’entrata in vigore del Decreto Di Maio, che ribadisco è in vigore dal 14 luglio, non dal primo di novembre, si arrivava tranquillamente fino a 32 mesi”.

Per Moscara, insomma, si tratta di effetti concreti, per quanto indesiderati, che devono essere corretti: “Per concludere, ribadisco che il Decreto Di Maio è monco: seppure scritto con le migliori intenzioni (e non ho motivo di dubitare che sia così), l’unico risultato che al termine del regime transitorio (dal 14 luglio al 31 ottobre) esso comporta è il fermo dei contratti. Dovrebbe piuttosto prevedere opzioni tali da incentivare le aziende tutte a stabilizzare i lavoratori a tempo determinato e gli interinali, a maggior ragione a fronte di flussi di attività importanti, come nei due casi in questione, Comdata e Poste Italiane”.

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