La Taranta sedotta dalle regole della tv: il punto d'arrivo di un lungo ciclo

Il passaggio alla diretta su un canale generalista può rompere il filo sottile sul quale si è mosso il "ragno", tra riscoperta del repertorio popolare e forzature sempre più ammiccanti al grande pubblico

LECCE –  La decisione della Rai di affidare alla coppia Rodriguez-De Martino la diretta da studio de La Notte della Taranta (Rai 2, 24 agosto Melpignano) ha alimentato un serrato dibattito, con la solita contrapposizione tra tifoserie e, in mezzo, una serie più o meno ampia e argomentata di perplessità.

Tutto si può dire, meno che sia stata una scelta sorprendente. Il processo di “televisizzazione” dell’evento, infatti, è in corso da molto tempo e lo sbarco sulla generalista Rai2, dopo alcuni anni sulla più specialistica Rai5, segna l'ultima di una serie di svolte che ci sono state a partire dal 1998, data della prima edizione: non deve meravigliare dunque la decisione del broadcaster di puntare sul glamour, perché è la conseguenza di un effetto domino che viene da molto lontano e che ha molto a che fare con la parabola stessa della kermesse.

1998: la magia di piazza San Giorgio

Alla fine degli anni Novanta, l’esordio nella piccola Piazza San Giorgio sancì l’inizio di una lunga e fortunata fase di sdoganamento della tradizione musicale popolare del Salento, affidata all’attività pioneristica di alcuni gruppi di riscoperta tra cui il Canzoniere di Terra d’Otranto, il Canzoniere Grecanico Salentino e, successivamente, gli Aramirè-Compagnia di Musica Salentina. La dimensione di festa di paese, cui era stata fino ad allora relegata in ambiti più o meno rurali di una provincia ancora incardinata sulla dicotomia città-campagna, inizia già quel lunedì 24 agosto ad assumere un respiro più ampio: di lì a pochi anni, Taranta – inteso come complesso di eventi e iniziative legate alla musica popolare - e identità territoriale finiranno per sovrapporsi.

Quando nascerà il marchio “Salento d’Amare”, la Notte della Taranta sarà già nella sua fase di esplosiva crescita, iniziando a vantare un numero di presenze nella sera del concertone da fare invidia a più rinomate e radicate rassegne musicali: i turisti si avvicinano come api al miele e nella gente del posto germoglia, più o meno improvvisamente, un sentimento di orgoglio che spazza via l’indifferenza con cui aveva guardato e sopportato le iniziative di riscoperta di un fenomeno - culturale oltre che musicale - che sembrava destinato a morire insieme agli ultimi cantori.

I big italiani e la nascita dell'Orchestra Popolare

Sono gli anni della direzione di Piero Milesi, Steward Copeland (2003, batterista dei Police) e poi di Ambrogio Sparagna, per tre edizioni consecutive: con lui nasce l’Orchestra Popolare, formazione di musicisti e cantanti sempre più decisiva per la sostanza musicale dell’evento, e si consolida lo spazio per le incursioni degli ospiti, cioè dei big della canzone italiana: nel 2004 tocca Nannini e Battiato, l’anno dopo a De Gregori e Pelù, quindi a Dalla e Carmen Consoli. Queste presenze impreziosiscono la rassegna, ne aumentano ulteriormente l’appeal, ma nondimeno forniscono materiale di disputa alla contesa, sempre presente, tra puristi e contaminatori.

Le tesi che si contrappongono, nell’eterno dilemma, sono fondamentalmente due: non si può “delocalizzare” il recupero del repertorio musicale locale, né diluirlo in eventi di massa che tendono alla mercificazione della cultura, dicono i primi. La musica popolare è materia pulsante e non può che vivere nelle contaminazioni che sono già sono nel suo dna, affermano gli altri. Etnomusicologi, antropologi, sociologi, politici si confrontano in punta di penna e in dibattiti pubblici. Il ruolo di Sergio Torsello, in questa fase, è fondamentale e comunque rassicurante.

Cavallo, Durante, Castrignanò e le voci femminili: l'eredità più bella

Nell’orizzonte di questa Guerra Fredda, mentre il vecchio cantore Uccio Aloisi è ancoraggio sicuro al Salento che fu e allo stesso tempo genuino mattatore senza alcun imbarazzo per i grandi palcoscenici,  talenti molto più giovani consolidano la loro bravura, frutto di anni e anni di “gavetta”, sul palco di Melpignano, nelle piazze, nelle strade: sono Mauro Durante, attuale leader del Canzoniere Grecanico Salentino, Claudio Giagnotti Cavallo che con i Mascarimirì lavora da subito nell’affascinante solco della “Tradinnovazione”, Antonio Castrignanò, impetuoso tamburellista capace da solo di trascinare una grande folla e anche per questo, oggi, tra i principali ambasciatori della pizzica nel mondo: “ci balla la pizzica nu more mai”, ama ripetere. Non a caso sono loro, oggi, i depositari più autentici della cultura musicale salentina nella quale un ruolo di primo piano recitano ancora, con grande merito, gli Officina Zoè.

In un panorama affollato di ospiti di un certo calibro, insieme a quello dell’Orchestra va sottolineato il successo delle voci femminili, parte integrante dell’ensemble ma destinate negli anni a ritagliarsi un ruolo sempre più centrale, esaltato da duetti con artisti di calibro nazionale e internazionale: Enza Pagliara, Alessia Tondo, Stefania Morciano, Alessandra Caiulo, Ninfa Giannuzzi, sono tra le “scoperte” più belle che la Taranta porta con sé.

Con Pagani ed Einaudi: dal Mediterraneo al mondo

Quando il ruolo di maestro concertatore viene affidato a Mauro Pagani, la Taranta si getta a capofitto nella sua proiezione internazionale, con un orizzonte che include quasi per intero il Mediterraneo. Con Ludovico Einaudi c’è un ulteriore salto di qualità: la ricerca delle sonorità affini attraversa tutto il globo. Dopo due edizioni nelle sue sapienti mani, che probabilmente segnano la migliore sintesi possibile, la parabola inizia ad avere un trend discendente ed è come se le scelte in cabina di regia siano frutto del momento, più che di una strategia come pure era stato fino ad allora: se la cava Bregovic, sebbene nella dimensione a lui più congeniale, quella bandistica, che fa molto divertire il pubblico; poi arrivano due edizioni con Giovanni Sollima (la seconda coincide con l’esordio della diretta su Rai5) e una con Phil Manzanera. Carmen Consoli, nel 2016 è la prima donna a vestire i panni di maestro concertatore: il suo impegno appassionato si traduce in una edizione che resta la più convincente degli ultimi anni, più di quella affidata a Raphael Gualazzi, l’anno successivo.

L'ultima fase: la legge della tv

Con Andrea Mirò nel 2018 e Fabio Mastrangelo, designato maestro concertatore per il prossimo Concertone, si entra in una fase che appare troppo sbilanciata sulla dimensione da intrattenimento festivaliero tanto caro alla tv di Stato: questo percorso porta denari, magari, ma implica un inesorabile svuotamento sul piano dei contenuti. L’impressione netta è, infatti, quella di un prodotto calibrato sempre più sulle esigenze del palinsesto, nell’ambito di una strategia di marketing in cui la cultura più che un luogo e un prodotto da piazzare anche sugli altri mercati: ci sarà una ragione, del resto, se la presentazione del Concertone è stata voluta e organizzata presso l’ambasciata italiana in Russia.

Dove si andrà a finire, di questo passo? Non è detto che la strada sia irreversibilmente segnata, La Notte della Taranta, più volte, ha saputo ritrovarsi quando sembrava sul punto di smarrirsi e non c'è dubbio che i benefici per il territorio, in questi venti anni, siano stati molti: l'indotto economico, la visibilità legata anche alla presenza di ospiti noti in mezzo mondo, l'attivazione di circuiti culturali inediti. Sono tutti fattori che pesano nell'analisi di un bilancio. Il punto vero, però, è che anche i cicli più fortunati hanno una fine. E se la Taranta, rotto l'equilbrio tra cura del passato e frenesia della modernità, tra ricerca musicale e spettacolo, ha deciso di recitare solo un copione con ricco cachet, nulla toglie che nuovi ambiti di riscoperta e valorizzazione possano nascere, magari con la guida di quel genius loci che è stato citato in precedenza e che oggi, non a caso, fa sold out in tutte le città del mondo nelle quali si esibisce. Lo scrivemmo diversi anni addietro e lo ripetiamo oggi:  i nostri "ragazzi" hanno tutte le carte in regola per farcela. 

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