Villa “Sauli” resta in piedi. Il Tar congela l’ordinanza di demolizione

I giudici amministrativi hanno accolto la richiesta di sospensiva dei proprietari sul provvedimento del Comune di Tricase che dopo la pericolosità dell’immobile ha evidenziato anche presunte irregolarità edilizie. Giudizio di merito fissato a dicembre

Il fabbricato nella zona di Tricase Porto.

TRICASE -  C’è una nuova sospensione del provvedimento di demolizione disposto dal Comune di Tricase per l’immobile di Villa Sauli, che si affaccia sulla zona del porto, e che versa da tempo in stato di abbandono, e quindi di potenziale pericolo, e la cui costruzione risale ad almeno una cinquantina di anni addietro. Oltre alla pericolosità rilevata per lo stato di degrado e per l’acuirsi della situazione a causa anche dell’ondata di maltempo del novembre dello scorso anno che potrebbe aver peggiorato le condizioni strutturali del fabbricato, l’amministrazione comunale ha altresì rilevato delle irregolarità nell’esecuzione dei titoli edilizi di costruzione privilegiando questa strada per intimare, oltre alla precedente richiesta di messa in sicurezza, la demolizione dell’intero fabbricato. Sull’ultima ordinanza del marzo scorso del Settore Urbanistica del Comune di Tricase e sul provvedimento comunale che rende inefficace la Scia presentata per l’esecuzione dei lavori, gli eredi della proprietà Sauli avevano presentato un nuovo ricorso al Tar chiedendo anche la sospensiva dell’efficacia dei provvedimenti.             

Con un’ordinanza pubblicata ieri mattina i giudici della prima sezione del tribunale amministrativo, accogliendo l’istanza cautelare degli eredi Sauli, hanno concesso la sospensiva dell’ordinanza in questione che, contestando presunti abusi edilizi rispetto alla licenza edilizia risalente al 1963, intimava la demolizione del fabbricato. Se ne riparlerà nel giudizio di merito fissato nell’udienza del prossimo 11 dicembre. “Ritenuto che le questioni poste con il ricorso circa la sussistenza e l’entità degli abusi contestati richiedono un approfondimento in sede di merito, anche in rapporto ai titoli edilizi rilasciati dal Comune nel 1963 e nel 1965” scrivono nell’ordinanza i giudici, “in funzione del quale gli effetti dell’impugnata ordinanza debbono essere interinalmente sospesi, ferma restando l’opportunità che l’amministrazione valuti l’autorizzabilità dei lavori finalizzati alla messa in sicurezza dell’immobile, aspetto in relazione al quale, peraltro, l’amministrazione comunale, inizialmente si attivava, e che poi invece abbandonava privilegiando quello della irregolarità edilizia, il Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, Sezione Prima di Lecce, accoglie l’istanza cautelare”.    

Nel corso del giudizio i difensori dei ricorrenti (che nel frattempo hanno avviato i lavori richiesti dal Comune con una precedente ordinanza di dicembre per interdire l’accesso all’intera area di pertinenza dell’immobile di via Vittorio Bottego e con la quale già si chiedeva di procedere alla demolizione dell’intero stabile, stante la concretezza e l’imminenza del grave pericolo per la pubblica incolumità), gli avvocati Pietro e Antonio Quinto, hanno documentato quella che ritengono “l’erroneità” della ordinanza di demolizione, censurata anche sotto il profilo dello sviamento di potere. I difensori hanno infatti esibito una licenza di variante del 1965, ignorata dal Comune, che copriva le contestate difformità rispetto alla licenza del 1963, ma soprattutto la licenza di agibilità rilasciata dal sindaco dell’epoca in data 11 aprile del 1969. “Con quella licenza” hanno dedotto i legali nella discussione innanzi al Tar, “il sindaco ha dato atto della conformità del progetto ai titoli edilizi anche sulla base di una relazione tecnica dell’ingegner Scorrano risalente al 1967. E’ assurdo” hanno sostenuto i difensori, “che, a distanza di circa 50 anni, improvvisamente si invochino difformità edilizie che sono coperte da numerosi atti e provvedimenti dello stesso Comune. Così come è emersa l’infondatezza del contestato mutamento di destinazione d’uso del fabbricato, realizzato per essere adibito a piccolo albergo–ristorante, atteso che in termini fattuali il fabbricato da vari anni è inutilizzato e richiede interventi di manutenzione straordinaria, denegati dallo stesso Comune, che in precedenza aveva lamentato la precarietà della struttura”. Resta dunque ancora aperta la questione del recupero o dell’abbattimento del fabbricato di Villa Sauli, il cui destino sarà segnato anche nelle sedi giudiziarie e per la quale molti cittadini aderenti al comitato civico per “l’abbattimento dell’ecomostro di Tricase porto” invocano soluzioni, anche drastiche come quella assunta dal Comune, per eliminare ogni sorta di pericolo e di degrado edilizio sul litorale tricasino.

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