Xylella, nuovo tavolo di crisi nel Salento. Il 9 marzo mobilitazione a Lecce

Documento unitario di mobilitazione di Coldiretti, Confagricoltura e Confcooperative. Monito del presidente degli agronomi, Centonze: “Emergenza non si combatte con le norme ordinarie"

la riunione delle organizzazioni agricole

LECCE - Le organizzazioni agricole di Coldiretti e Confagricoltura delle sezioni di Lecce, Brindisi, e Taranto e di Confcooperative di Lecce hanno costituito un tavolo istituzionale di crisi sulla xylella fastidiosa. E le stesse corporazioni preannunciano delle forme di lotta che partiranno da una prima manifestazione che si terrà a Lecce il 9 marzo prossimo venturo, a cui saranno chiamate ad aderire le altre organizzazioni, anche non agricole e le comunità territoriali, in quanto il problema è ormai di vasta portava per l’intero territorio. Il tutto mentre anche il presidente dell’ordine degli agronomi, Rosario Centonze, lancia un duro monito rammentando che “l'emergenza xylella non può essere affrontata con mezzi ordinari”. Un fronte comune di tutte le categoria e degli esperti che vivono da vicino il dramma del depauperamento degli olivi in terra pugliese che continua a sollecitare una cambio di rotta anche delle istituzioni e una adeguamento delle normative per affrontare adeguatamente la crisi che attanaglia il comparto agricolo. "Nonostante la natura e la dimensione del fenomeno siano di estrema eccezionalità, se non di portata storica” dice il presidente degli agronomi, “gli strumenti normativi e le strutture della pubblica amministrazione sono rimasti quelli di vent’anni fa. La questione assume caratteri di particolare evidenza nel caso della questione degli espianti degli ulivi morti o gravemente compromessi dall'epidemia".

Anche nel documento unitario, sottoscritto nel pomeriggio di ieri dai presidenti delle organizzazioni agricole, si ritiene necessario e inderogabile “dover intervenire con forza estrema per ottenere una attenzione delle istituzioni pubbliche sulla distruzione del territorio e dell’economia non solo agricola del Salento operata dalla malattia”. Per questo le organizzazioni hanno dichiarato lo stato di agitazione dell’intera categoria dei territori salentini colpiti dalla pandemia della xylella, stigmatizzando il ritardo negli interventi da parte della Unione Europea, del Governo italiano e soprattutto della Regione Puglia. Il tavolo istituzionale di crisi si occuperà della comunicazione esterna, della organizzazione delle iniziativa di lotta e della redazione della piattaforma rivendicativa. “Il mondo agricolo salentino è compatto nel condannare una politica regionale  che non decide sulla grave pandemia per cui l’Unione Europea pretende delle azioni concrete tese ad attuare una politica di contenimento”  si legge nel documento  di Coldiretti, Confagricoltura e Confcooperative, “la Regione Puglia non mette fine alle ambiguità, continuando a strizzare l’occhio a chi nega ancora l’evidenza della ufficialità dei dati di una positività prossima al 100% nella zona delimitata come infetta. Si susseguono provvedimenti legislativi e amministrativi tanto generici quanto inconcludenti ai danni dei territori delle province di Lecce, Brindisi e Taranto”.

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Sul versante degli agronomi è invece sempre il presidente Centonze a ricordare che la legge 144 del 14 febbraio 1951 vieta l'abbattimento degli alberi di olivo, tutti indistintamente, e non solo di quelli monumentali, e resta tuttora la norma che impedisce ai proprietari dei fondi di estirpare le piante infette, se non dopo complicatissimi passaggi burocratici. “le tempistiche di diversi mesi, se non di anni, sono assolutamente incompatibili con le esigenze imprenditoriali di riconversione dell'attuale assetto colturale” ammonisce il presidente dell’ordine degli agronomi leccesi. "Tutte le limitazioni  che deprimono le potenzialità di impresa devono essere rivalutate attentamente” indica Centonze per venir fuori dal guado, “è indispensabile aiutare in tutti i modi le aziende agricole nella difficile operazione di sopravvivenza, anche in virtù delle scarse risorse pubbliche attualmente erogate o previste per il futuro. È assurdo che di fronte ad una situazione così conclamata di infezione avanzata e diffusa in provincia di Lecce, che è dichiarata tutta zona infetta” evidenzia ancora Centonze “le aziende siano represse nelle loro aspettative di competitività da una ridicola burocrazia fine a se stessa. Quest'ultima imporrebbe ai proprietari di dimostrare, con saggi e analisi, a proprie spese, che le proprie piante di Cellina o di Ogliarola siano effettivamente infette, anche di fronte ad un quadro sintomatico inconfondibile. Il quadro normativo e politico attuale” incalza il presidente degli agronomi, “sembra smarrire una lettura coerente ed organica della problematica, giacché introduce innumerevoli vincoli che si preoccupano principalmente di cristallizzare piuttosto che di assecondare un reale sviluppo, che sia in grado di far coesistere in modo sostenibile ambiente, economia e cultura. Bisogna essere chiari e accettare il fatto che qualsiasi inutile ostacolo burocratico si traduce in ultima analisi in costi aggiuntivi per le imprese ed abbandono dell'attività. Se questa è una scelta” conclude Centonze, “deve essere apertamente dichiarata, così come bisognerebbe ammettere che vogliamo trasformare il Salento in un giardino pubblico o in un incolto abbandonato a se stesso piuttosto che in un territorio che ha fatto dell'agricoltura e del paesaggio rurale il suo principale tratto identitario".

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