“Favori & Giustizia”, il procuratore Mignone: “Il comportamento di Arnesano fu anomalo”

Chiamata a testimoniare nel processo all’ex collega Emilio Arnesano, conferma le dichiarazioni rilasciate durante le indagini: “singolare” la conduzione del dibattimento nei riguardi di Narracci

POTENZA - E’ durata quasi un’ora e mezzo la deposizione del procuratore aggiunto di Lecce Elsa Valeria Mignone nel processo al sostituto Emilio Arnesano, accusato di aver sfruttato il suo ruolo per ottenere favori da avvocati e dirigenti della Asl. Il magistrato davanti ai giudici del Tribunale di Potenza ha ribadito quanto già aveva fatto presente, con una nota dello scorso 15 ottobre, al procuratore Leonardo Leone De Castris, e successivamente agli inquirenti che la sentirono a sommarie informazioni nell’ambito delle indagini: il comportamento tenuto da Arnesano durante il processo per peculato (relativo all’utilizzo dell’auto di servizio per scopi privati) all’allora dirigente della Asl Ottavio Narracci terminato con la sua assoluzione fu “anomalo” e “singolare”.

Insomma, la teste ha confermato le dichiarazioni rese ai colleghi potentini e finite poi, il 6 dicembre, nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Amerigo Palma: “avendo appreso dell’assoluzione di Ottavio Narracci ho deciso di richiamare il fascicolo al fine di verificare quanto accaduto. Ho così verificato che il dottore Emilio Arnesano si era segnalato, come risulta da statino, per seguire quale pm, tutte le udienze dibattimentali e ho accertato una conduzione del processo anomala, a mio giudizio. Infatti, ho preso atto che il dottor Arnesano aveva rinunciato preventivamente a sentire come teste il capitano Francesco Ranieri che aveva coordinato e seguito personalmente le indagini ascoltando invece soltanto il maresciallo Grasso. Peraltro ho trovato lo stesso esame del maresciallo Grasso poco efficace, trattandosi, tra l’altro, di un processo di pubblica amministrazione e quindi di particolare delicatezza. Quando dico rinuncia preventiva, intendo dire che Arnesano rinunciò a sentire quello che in teoria era il più qualificato ufficiale di p.g. ancor prima di escutere gli altri mezzi di prova, per così dire a “scatola chiusa”. Mentre ciò è fisiologico e possibile rinunciare a un teste dopo che se ne sono sentiti altri in modo soddisfacente, sicché sentire un altro teste sulle medesime circostanze potrebbe essere una perdita di tempo, viceversa è anomalo rinunciare al teste ancor prima di sapere se gli altri testi che devono deporre sulle medesime circostanze o circostanze connesse abbiano reso una deposizione completa soddisfacente per la pubblica accusa. A ciò si aggiunga che il dottor Arnesano ha rinunciato a sentire anche un altro teste dell’accusa, un autista di Narracci che poi veniva sentito come teste a difesa”.

E’ stato il processo nei riguardi di Narracci la questione principale sulla quale si sono concentrate le domande di difesa e accusa. E le dichiarazioni dell’aggiunto Mignone, ne sono convinti gli inquirenti, rafforzerebbero proprio la tesi secondo la quale Arnesano condusse l’istruttoria in modo da agevolare il dirigente, così da sdebitarsi con l’amico Carlo Siciliano, direttore del dipartimento di medicina del lavoro e igiene ambientale, che nel 2014 gli aveva venduto uno yacht a un prezzo di favore.

Sempre secondo l’accusa, inoltre, Arnesano non sarebbe stato un magistrato particolarmente dedito al lavoro, quindi il suo interessamento al procedimento sul dirigente la direbbe lunga. Anche sulla presunta pigrizia dell’ex collega è stata chiamata a rispondere il procuratore Mignone che ha affermato di non averlo trovato, in più occasioni, in ufficio, ma incalzata dal difensore Luigi Covella, ha anche chiarito di non essere tornata a verificare la sua presenza in un orario successivo.  

Oggi avrebbe dovuto tenersi l’esame di Siciliano che però ha rinunciato.

In aula si ritornerà il 20 giugno.

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