Operazione “Network”, confermate in Cassazione venti condanne

La Cassazione ha respinto gran parte dei ricorsi presentati dagli imputati coinvolti nella clamorosa inchiesta dell’Antimafia di Lecce. Annullate cinque sentenze e rideterminate tre pene

ROMA - La Corte di Cassazione ha scritto il finale nell’operazione “Network” che il 26 febbraio 2014 fece saltare un sodalizio specializzato soprattutto nel traffico e nello spaccio di stupefacenti e nell’imposizione del pizzo ai gestori di stabilimenti balneari ed esercizi commerciali.

Gli “ermellini” hanno annullato senza rinvio la sentenza nei riguardi di Andrea Fasiello, 31, di Vernole, (“perché il fatto non costituisce reato”), titolare di uno stabilimento balneare accusato di favoreggiamento per aver coperto gli estorsori, e di di Matteo Tundo, 32 anni, di Lizzanello (“perché il fatto non sussiste”), deceduto qualche settimana fa.

Dovrà tenersi un nuovo processo per Francesco Mungelli, 42 anni, di Lecce e di Jasmin Beherem, 56, albanese residente a Lecce, per i quali è stata annullata la sentenza con rinvio degli atti alla Corte d’Appello, e anche per Anna Oriana Durante, 44, di Melendugno, assolta da un’imputazione.

Riderminata la pena, da 9 anni a 8 anni di reclusione, per Massimiliano Apollonio, 34 anni, di Lizzanello, per il quale è stato escluso il reato di associazione mafiosa “per non aver commesso il fatto”; rideterminate le pene anche per Daniele De Matteis, 36, di Lecce, da 11 anni e 8 mesi a 9 anni, e per Gregorio Leo, 58, di Vernole da 12 anni a 11 anni, 6 mesi e 20 giorni di reclusione.

Per gli altri imputati, è stato confermato il verdetto emesso in secondo grado. In particolare, sono stati rigettati i ricorsi presentati da: Angelo Belfiume, 42 anni, di Melendugno; Pasquale Briganti, 56, di Lecce; Egidio Buttazzo, 44, di Cavallino; Maria Valeria Ingrosso, 40, di Merine; Antonio Pantaleo Mazzeo, 31, di Caprarica; Luigi Santoro, 50, di Melendugno; Andrea Terrazzi, 43, di Calimera. Dichiarati inammissibili i ricorsi di: Alessandro Antonucci, 28 anni, di Merine, frazione di Lizzanello; Maurizio Calogiuri, 42, di Lizzanello; Tonino Caricato, 40 anni, di Cavallino; Luca Giannone, 43, di Calimera; Mauro Cucurachi, 44, di Lizzanello; Leo De Matteis, 39, di Lecce; il collaboratore Gioele Greco, di 32, di Lecce; Andrea Leo, 48, di Vernole; Andrea Carmine Pariti, 35, residente a Pisignano, frazione di Vernole; Francesco Pastore, 37, di Cavallino; Marco Antonio Penza, 36, di Lecce; Mirko Ricciato, 43, di Lizzanello; Emiliano Sulka, 29, di Lizzanello.

Tra i difensori, gli avvocati: Giancarlo dei Lazzaretti, Carlo Martina, Ladislao Massari, Giampaolo Potì, Anna Elisa Prete, Fulvio Pedone, Gabriella Mastrolia, Pasquale Scorrano, Silvio Verri, Roberto De Angelis, Donata Perrone, Francesco Vergine, Paola Scarcia, Guido Contestabile, Elvia Belmonte, Pantaleo Cannoletta, Sergio Luceri, Antonio Savoia, Francesca Conte, Umberto Leo, Antonio Piccolo.

L’inchiesta “Network”

Le  indagini dai carabinieri del Ros e dalla squadra mobile di Lecce, sotto la direzione della Direzione distrettuale antimafia, nel febbraio del 2014, fecero luce su una rete criminale intessuta da personaggi storici della Scu, ma anche da ambiziose e giovani leve, e rafforzato dal silenzio delle vittime. Fu lo stesso procuratore Cataldo Motta, il giorno degli arresti, a puntare i riflettori sul clima di omertà nel Salento: “È paradossale che le estorsioni siano state denunciate da collaboratori di giustizia, in particolare da Alessandro Verardi. I gestori degli stabilimenti balneari, indicati come persone offese, hanno negato, quindi non è stato possibile contestare gli episodi per mancanza di riscontri”.

Stando alle carte dell’inchiesta, il pizzo ai lidi viaggiava sul 25 per cento degli incassi, ma le parti potevano accordarsi per un fisso come nelle normali trattative commerciali. L’organizzazione avrebbe preteso inoltre l’esclusiva nella gestione dei parcheggi e imposto il servizio di guardiania.

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