Parcheggio abusivo e ritorsioni ai titolari dei lidi: in quattro a processo

Disposto il rinvio a giudizio per Cosimo Emiliano e i suoi figli, finiti nei guai con l’operazione Palude dei carabinieri. Reggono le accuse, ma cade l’aggravante del metodo mafioso

PORTO CESAREO - Si aprirà il 16 settembre davanti ai giudici della seconda sezione penale il processo nei riguardi di Cosimo Emiliano, 74enne, e dei tre figli Luigi, Mario e Alfredo, rispettivamente di 49, 40 e 50 anni, di Porto Cesareo.

Dal banco degli imputati i quattro uomini arrestati il 9 ottobre scorso con l’operazione Palude, dovranno respingere l’accusa, tra le altre, di aver adibito a parcheggio una vasta area demaniale, sottoposta a vincolo paesaggistico, e di aver costretto con la violenza i proprietari dei lidi vicini a liberare zone per svolgere l’attività abusiva.

Sono questi alcuni dei passaggi dell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Luigi Mastroianni, in sostituzione del quale oggi il collega Massimiliano Carducci ha chiesto il rinvio a giudizio dal giudice Sergio Tosi che, nell’accogliere la richiesta, ha però escluso l’aggravante del metodo mafioso.

Estorsione aggravata e continuata, minacce, danneggiamento aggravato mediante incendi, invasione di terreni e occupazione abusiva di area demaniale marittima, e stalking: sono i reati emersi con le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Campi Salentina. In particolare, dal 2008 al 2014, la famiglia Emiliano avrebbe tenuto sotto scacco, i proprietari dei terreni nella località “Palude” di Porto Cesareo, realizzando parcheggi non autorizzati e imposto la propria presenza “abusiva” anche alle aree di parcheggio di pertinenza degli stabilimenti balneari vicini. A subire danni maggiori sarebbe stato il proprietario del lido “Togo Bay” con l’incendio della struttura, avvenuto la notte del 7 giugno 2010, per 50mila euro.

Dopo il suo arresto, durante l’interrogatorio, il più anziano negò le accuse, spiegando di combattere da anni una battaglia legale perché rivendica la proprietà di quei terreni. Secondo la difesa, inoltre, i figli Alfredo e Luigi sarebbero completamente estranei agli affari del padre: il primo in particolare da otto anni svolge un’altra attività. Mario, invece, davanti al gip ammise la sua responsabilità in merito ad alcuni danneggiamenti, ma precisò di aver agito solo dopo l’ennesima provocazione.

Queste le argomentazioni che gli imputati cercheranno di far valere durante il processo attraverso gli avvocati Giuseppe Bonsegna, Giancarlo Vaglio e Stefano Chiriatti.

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