Servizio "pestaggio durante l’arresto", a processo il carabiniere e “Le Iene”

Torna in aula stavolta per diffamazione l’ex brigadiere neretino Gatto e con lui, per omesso controllo, autori e inviati del servizio ritenuto lesivo della dignità di un uomo considerato da tutti i giudici interpellati finora l’unica vera vittima

SECLI' - Ci sarà un nuovo processo sul pestaggio, avvenuto dieci anni fa, di Antonio Torquato Epifani, 40enne di Seclì. Al banco degli imputati, ci sarà il suo aggressore, l’ex brigadiere del Norm (Nucleo operativo e radiomobile) della compagnia di Gallipoli Michele Gatto, 56 anni, di Nardò, ma stavolta non dovrà rispondere di quelle botte che hanno reso invalido Epifani a soli 30 anni. Per quelle c’è già una condanna diventata definitiva a tre anni e due mesi di reclusione.

Diffamazione è il reato che, il prossimo 26 novembre, riporterà in aula, davanti al giudice Fabrizio Malagnino, l’ex carabiniere perché durante il servizio intitolato “Guardia e Ladri: con chi state?” della trasmissione televisiva “Le Iene” andato in onda su Italia Uno, l’11 aprile dello scorso anno, non solo omise di riferire della sentenza irrevocabile a suo carico, ma raccontò di essere stato picchiato a sua volta e di essere stato spinto contro un muretto a secco, circostanza quest’ultima smentita da un’assoluzione (anche questa irrevocabile) per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni nei riguardi di Epifani.

Con Gatto, ma per omesso controllo, ci saranno gli autori e gli inviati del servizio Riccardo Spagnoli, 34 anni, di Milano, Matteo Viviani, 44, di Milano, Alessandra Mercurio, 45, di Milano, e il direttore Business Digital del Gruppo Mediaset Pier Paolo Cervi, 56 anni, di Parma, e la direttrice responsabile della trasmissione Laura Casarotto, 50, di Milano.

Ci sono i loro nomi nel decreto di citazione a giudizio emesso dal pubblico ministero Donatina Buffelli nell’ambito dell’inchiesta avviata proprio in seguito alla denuncia sporta dal 40enne, attraverso l’avvocato difensore Stefano Stefanelli che ha dichiarato: “Il servizio andato in onda fornisce allo spettatore un’immagine irrealistica e profondamente distante dalla verità dei fatti così come accertata in via definitiva dalla giustizia, verità secondo la quale Epifani è la vittima e Gatto è invece l’autore di un grave reato, commesso peraltro indossando la divisa dell’Arma dei carabinieri”.

Ma andiamo con ordine: tutto è iniziato il 15 aprile del 2009, quando Gatto insieme a un maresciallo e a un appuntato, raggiunsero l’abitazione di Epifani per arrestarlo in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentata estorsione (reato per il quale poi patteggiò). Epifani cercò di fuggire, ma durante la corsa cadde a terra e dopo essersi rialzato si trovò dinanzi al brigadiere che lo spinse facendolo piombare nuovamente al suolo e lo prese a calci e pugni in diverse parti del corpo.

La fuga gli costò l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale, ma il processo si concluse con la sua assoluzione. Per il pestaggio, invece, che gli avrebbe procurato lesioni al midollo della spina dorsale, nel luglio 2012, Gatto è stato condannato, come detto, alla pena di tre anni e due mesi e al pagamento di una provvisionale di 50mila euro, confermata in appello il 30 gennaio 2015, e poi, il 21 maggio 2016 dalla Corte di Cassazione.

Epifani ha ottenuto da parte dell’Inps l’invalidità totale dal lavoro e l’indennità di accompagnamento, riconoscimenti messi in discussione da Gatto durante il servizio televisivo, in considerazione di video (che gli sono stati recapitati nella cassetta delle poste) che immortalavano il 40enne alla guida di un’auto o a lavorare in campagna e sulla scorta dei quali aveva sporto denuncia per truffa. “L’invalidità ai fini dell’Inps è diversa da quella biologica” aveva chiarito nello stesso servizio de “Le Iene” l’avvocato Stefanelli (nella foto in apertura), e la stessa Inps con il coordinatore regionale di Milano Silvio Vagnarelli aveva chiarito che “l’inabilità dell’Inps è l’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa ma non coincide con l’assoluta incapacità di svolgere gli atti quotidiani della vita”.

Certo è che anche il procedimento per truffa è stato chiuso con un’archiviazione.

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