Abusi nei confronti della figlia della colf, condannato a dieci anni

Un 79enne avrebbe abusato di una bimba di appena 13 anni, figlia della sua collaboratrice domestica. Condannato in primo grado

LECCE – Avrebbe abusato di una bimba di appena tredici anni, figlia della sua collaboratrice domestica. Una presunta storia di violenza sessuale e di intrecci e legami morbosi su cui sono state le indagini della Procura della Repubblica di Lecce, affidate al sostituto procuratore Stefania Mininni, a fare luce. Protagonista di questa terribile storia di presunti maltrattamenti e infanzia negata, un uomo di 79 anni originario di Porto Cesareo. I fatti risalirebbero all’agosto del 2008, anche se l’inchiesta è iniziata solo nel febbraio del 2011, dopo la denuncia presentata dalla madre della presunta vittima, allarmata dai continui disturbi della ragazza, che oggi ha 19 anni. Oggi, al termine del processo l’imputato (assistito dagli avvocati Giuseppe Bonsegna e Stefano Martina), è stato condannato a dieci anni dai giudici della prima sezione collegiale. La difesa, che ricorrerà in appello dopo il deposito delle motivazioni della sentenza, ha evidenziato come le dichirazione della presunta vittima siano state oltre che tardive anche contradditorie.

La donna, come detto, frequentava abitualmente l'abitazione del 78enne, dove prestava servizio come collaboratrice nella gestione della casa. Dopo alcuni mesi aveva iniziato una relazione con il figlio del presunto molestatore. Tra le due famiglie si sarebbe creato così un rapporto di completa fiducia, tanto che durante le vacanze estive la donna aveva inviato più volte la figlia 13enne a casa del padre del proprio compagno, per svolgere le faccende domestiche. In una calda mattina d’agosto, però, l’uomo avrebbe affrontato la ragazzina e, dopo averla bloccata, avrebbe abusato di lui. La vicenda sarebbe emersa dopo molto tempo, quando la donna aveva interrotto il rapporto professionale e sentimentale che la legava rispettivamente a padre e figlio.

La presunta vittima avrebbe raccontato la terribile storia alla madre, sempre più preoccupata dei malesseri della figlia. Una volta avviata l’inchiesta, la ragazza è stata sentita dalla psicologa Romana Cretazzo che, l’ha sottoposta a un esame di psicodiagnostica, per valutare la capacità di esporre le vicende in modo utile ed esatto. L'indagine psicologica serve ad accertare alcuni aspetti fondamentali: l'attitudine della vittima di presunti abusi a testimoniare, sotto il profilo intellettivo e affettivo, e la sua credibilità. Bisogna accertare la sua capacità a recepire le informazioni, a raccordarle con altre, ricordarle ed esprimerle in una visione complessa, da considerare in relazione all'età, alle condizioni emozionali che regolano le sue relazioni con il mondo esterno, alla qualità e natura dei rapporti familiari.

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