Uranio impoverito: “Non esaustivi i rilievi condotti dall’Arpa”

L'Associazione nazionale vittime nelle forze armate non ritiene esaustivi i controlli nel poligono di Torre Veneri. La Scuola di cavalleria non cesserà le esercitazioni a fuoco anche se dovesse sorgere un centro simulazioni

@TM News/Infophoto

LECCE –  Un capitolo particolarmente delicato nella vicenda del poligono di Torre Veneri riguarda  l’eventuale presenza di uranio impoverito, ufficialmente esclusa dalle conclusioni dell’attività della commissione parlamentare di inchiesta che fa riferimento ai controlli effettuati dall’Agenzia regionale per l’ambiente negli anni scorsi, ma anche dalle dichiarazioni ufficiali delle forze armate.

Secondo Falco Accame, presidente dell’Associazione nazionale assistenza vittime arruolate nelle forze armate e famiglie e già ammiraglio della Marina militare e parlamentare nelle fila del Partito socialista italiano, quei controlli non sarebbero affatto sufficienti ad escludere la presenza del micidiale metallo pesante perché condotte con tecnologie non esaustive: in buona sostanza, l’Arpa potrebbe solo rilevare la presenza di radiazioni in superficie, ma non la presenza di microparticelle e nano particelle, né gli effetti chimici.

“Per sapere se sono state sparate armi all’uranio impoverito, che possono essersi conficcate anche ad elevata profondità di terreno, bisogna aver prima effettuato una bonifica ad una profondità di 2-5 metri” e non solo in superficie, ha scritto Accame in una nota facendo riferimento al poligono di Vieques (Portorico), interdetto a qualsiasi utilizzo dal governo americano dopo un’operazione di bonifica costata 300 milioni di dollari. Insomma, per il presidente dell’associazione “Le valutazioni dell’Arpa non possono aver fatto rilevare l’esistenza delle armi in profondità”.

L’ex ammiraglio torna poi sulla questione del lotto di proiettili acquistati da Israele (ma di produzione tedesca) e utilizzato in Somalia, che sarebbe rientrato in Italia nel 2001 per essere “ricondizionato” e poi in parte utilizzato nelle esercitazioni militari, anche a Torre Veneri: “Non è stato chiarito il perché l’Italia, grande produttrice di armi abbia acquistato un lotto dall’estero. Ancor meno chiaro come sia stato possibile acquistare un lotto da Israele che era un paese per il quale vigeva un divieto di esportazione di armi”.

La ricostruzione di Accame si basa anche sulle ammissioni dell’allora ministro della Difesa, Sergio Mattarella, che confermò la provenienza e il rimpatrio dei proiettili, precisando però che non avrebbero mai contenuto uranio impoverito, ma “solo” lega di tungsteno, altro composto pesante.

Scuola di cavalleria corregge le dichiarazioni dell’assessore Guido.

Non è nei piani della Scuola di cavalleria di Lecce cessare nel poligono di Torre Veneri le esercitazioni a fuoco per lasciare spazio ad un centro di simulazioni ad alta tecnologia. Trasformazione che, è di tutta evidenza, sarebbe rivoluzionaria dal punto di vista della sostenibilità ambientale.

La nota ufficiale dell’Esercito italiano corregge il tiro, è proprio il caso di dirlo, delle dichiarazioni rese mercoledì dall’assessore all’Ambiente, Andrea Guido, che aveva riferito di notizie pervenute al suo ufficio riguardo la riconversione dell’area militare che si trova nella marina leccese, all’interno di un sito di interesse comunitario.

L’esponente del governo cittadino era intervenuto sulla vicenda per richiamare la Regione Puglia alle responsabilità sui disciplinari per la tutela ambientale e sulle norme di utilizzo del poligono, che il Comune aveva richiesto, ma invano. Anche su questo aspetto, però, rileva la nuova presa di posizione dell’Esercito: "Il Disciplinare per la tutela ambientale del Poligono è stato recapitato il 7 febbraio (oggi, ndr) al Comune di Lecce. Le Norme per l’utilizzazione dell’area addestrativa di Torre Veneri non contemplano aspetti direttamente connessi con le tematiche di natura ambientale”.

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