Addio Antonietta, per mezzo secolo regina del ristorante "Da Totò"

Antonia Gravili fondò con il marito la storica trattoria di viale Lo Re. Scompare a 78 anni un altro pezzo di storia locale

LECCE – La cucina era il suo regno, nessuno doveva avvicinarsi. Il segreto del sugo delle “penne alla Totò”, Antonietta, o Tetta per chi era più in confidenza, l’ha custodito con una tale gelosia che nemmeno figli e nipoti sono mai riusciti a carpirlo. Le purpette e le pittule, simboli della salentinità a tavola, erano gli altri suoi piatti forti, in una gastronomia che dosava tradizione locale e classici italiani per accarezzare ogni palato.

Antonia Gravili se n’è andata nella tarda serata di ieri, a 78 anni. Il suo cuore ha smesso di battere e con esso fugge via anche il ricordo di una trattoria che è stata qualcosa di più, a Lecce. Un pezzo di storia durato mezzo secolo, in un angolo di viale Francesco Lo Re dove l’insegna “Da Totò” era in realtà una cornice. Avresti detto che era nata probabilmente con il viale stesso, una presenza quasi eterna.

Non più, però, da circa cinque anni. Il ristorante che vantava anche “specialità marinare”, a un certo punto ha dovuto chiudere per sempre. Era cambiato qualcosa. Dodici anni or sono, la morte del figlio Sergio, bravo pizzaiolo. Una scomparsa che doveva aver appesantito l’anima in una coppia di genitori già con la loro età sulle spalle e che ne aveva vissute anche altre. Basti pensare all’incendio di tre anni prima, finito nelle cronache. Così lei e il marito, Salvatore (“Totò”, appunto), alla fine avevano deciso di chiudere.

16108043_1032665293504133_1343192206_o-2Antonia Gravili è stata precorritrice di un’imprenditoria che oggi, nel Salento, guarda sempre più verso il turismo e la ristorazione. Magari non masticava termini così attuali come destagionalizzazione e marketing, ma ci sono stati anni in cui si lavorava molto per costruire i sogni e si parlava meno. La praticità dei nonni.

Aveva iniziato con “La Cambusa”, a Porto Cesareo (lo stabilimento che sarebbe diventato il famoso “Tabù”), vendendo per trasferirsi a Lecce e acquistate una trattoria, all’epoca nota come “Il piccolo ristoro”. Che poi si trasformò, appunto, in “Da Totò”. Segnando successi e diventando un punto di riferimento nel tempo per chi intendeva fermarsi a mangiare qualche pietanza in un viale Lo Re allora così diversa da oggi, con i suoi negozi etnici tutti in fila.

In mezzo secolo da lì, a due passi da piazza Sant’Oronzo, in quel confortevole ristorantino quasi incollato al cinema “Massimo”, ci sono passati tutti i sindaci della città, noti professionisti, artisti in trasferta del calibro di Gianni Morandi ed Enzo Iacchetti, i calciatori del Lecce, con Pedro Pasculli e soprattutto Rudy Vanoli veri affezionati.

La notizia della sua scomparsa ha fatto in fretta il giro della città. Accompagna di qualche mese quella di Carlo Guarascio (per tutti, Carletto), fondatore dell’omonimo bar e tifoso sfegatato del Lecce. Antonietta, come lui, portabandiera di una generazione, una Lecce che sta cambiando volto sotto la modernità.

I funerali si terranno alle ore 16 a partire dalla clinica Villa Iris, nei pressi di piazza Mazzini, e proseguiranno nella chiesa di San Domenico Savio, rione Salesiani.

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