“Rischio di una escalation criminale”: il presunto sicario resta in carcere

Si è avvalso della facoltà di non rispondere Giuseppe Moscara, accusato di due tentati omicidi, l’ultimo dei quali qualche giorno fa, ai danni di Antonio Afendi. Convalidato il fermo

CASARANO - E’ rimasto a bocca chiusa Giuseppe Moscara, di 24 anni, accusato del tentato omicidio di Antonio Amin Afendi, di 28, avvenuto dieci giorni fa a Casarano, nella cittadina dove risiedono presunto killer e vittima.

Il giudice Giovanni Gallo, che in mattinata aveva raggiunto l’indagato (assistito dall’avvocato Simone Viva) nel carcere di “Borgo San Nicola”, ha convalidato il fermo disposto dalla Procura tre giorni fa anche per i reati di associazione mafiosa e di un altro tentato omicidio, quello di Luigi Spennato. Secondo le indagini, condotte dal procuratore Guglielmo Cataldi e dai sostituti Maria Vallefuoco e Massimiliano Carducci, il 24enne avrebbe fatto parte del sodalizio capeggiato da Tommaso Montedoro, poi diventato collaboratore di giustizia, attivo principalmente nel traffico e spaccio di stupefacenti a Casarano e nei paesi vicini quali Matino, Ruffano, Supersano, vicina a clan della Scu, in particolare dei fratelli Leo di Vernole e del brindisino Vito Di Emidio.

Si tratta del gruppo smantellato con l’operazione Diarchia, cui ha fatto seguito il processo in abbreviato giunto a sentenza lo scorso marzo e nel quale hanno avuto un peso fondamentale le dichiarazioni dello stesso Montedoro. Dichiarazioni, rispetto alle quali non dubita della loro attendibilità neppure il giudice Gallo, precisando però che quelle relative al coinvolgimento di Moscara nel tentato omicidio di Spennato, essendo frutto di notizie apprese da terzi, siano meritevoli di ulteriori riscontri.

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Certo è che per lo stesso gip quelli finora raccolti dagli inquirenti hanno un peso notevole. Il quadro che ne viene fuori è di una guerra tra gruppi mafiosi che si contendono il territorio, pronti a eliminare  personaggi scomodi, proprio come Spennato e Afendi, considerati potenziali successori del boss assassinato, Augustino Potenza.

Nella parte dell’ordinanza con la quale il gip motiva la scelta di tenere in carcere Moscara, si fa presente quanto il suo modo di agire violento e spregiudicato sia dimostrazione di una totale compenetrazione alle logiche e alle attività del sodalizio che possono essere spezzate solo tenendo l’indagato lontano fisicamente dagli altri affiliati.

Secondo il gip, gesti così eclatanti, come quello di tentare di uccidere un membro di spicco del gruppo avversario, potrebbero addirittura avere l’effetto di una escalation criminale. Inoltre, si legge ancora nel provvedimento, deve ritenersi sussistente ed attuale anche il pericolo di fuga poiché, il giorno successivo al tentato omicidio di Afendi, Moscara ha raggiunto Napoli, dove si è trattenuto anche il giorno seguente, e lo avrebbe fatto per sottrarsi a eventuali controlli e, probabilmente, per cercare appoggi per una eventuale latitanza.

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