Traffici di alcool, maxi frode: una base operativa era nel Salento

Un inglese e un brindisino al vertice, altri quattro presunti sodali di Melissano, Felline e Taviano. L'operazione condotta dalla guardia di finanza di Udine. Le indagini sono durate tre anni

UDINE – Era nel Salento una delle basi operative di una presunta maxi-frode con il traffico di sostanze alcoliche. Tutto si muoveva sull’asse Regno Unito-Italia e al vertice, secondo il Comando provinciale della guardia di finanza di Udine, c’erano un britannico di 63 anni, che tutti chiamavano “John”, e un brindisino di 46 anni, Danilo Legrottaglie, al momento ricercato: è destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. E non solo. Di mezzo vi sono, ritenuti fra gli artefici principali di questo vasto giro, anche quattro soggetti della provincia di Lecce. Due sono di Melissano, attualmente irreperibili (dovrebbero consegnarsi nelle prossime ore, sono all'estero) e altri due verso i quali le misure sono state eseguite: Massimiliano Chetta, 51enne di Taviano, e Deodato De Lorenzis, 60enne di Felline (frazione di Alliste). Quest’ultimo era già agli arresti per altra causa, quando è stato raggiunto dalla misura cautelare.

Volendo riassumere il meccanismo in maniera molto sintetica, si potrebbe dire che le bevande alcoliche venivano esportate con falsi documenti, o facendole risultare esportate a un imprenditore dell’Unione europea inconsapevole (per esempio, verso la Bulgaria), o riempiendo contabilmente depositi compiacenti di un volume inverosimile di alcolici (così si fingeva che fossero arrivate a destinazione). Uno di questi, in capo a un milanese, fuggito a Cuba. 

1-29-16

“Si abusa di agevolazioni per i paesi dell’Unione europea. Meccanismi studiati per favorire il mercato interno fanno in modo che il pagamento venga rinviato all’infinito, così non lo paga nessuno”, ha spiegato il colonnello Sergio Schena, a capo delle fiamme gialle di Udine, nel corso di una conferenza stampa. “È un settore economico molto rilevante in Europa, in particolare in alcuni paesi. Udine se ne occupa perché questi meccanismi sottraggono risorse alla Ue. Il giudice di Udine – ha aggiunto - è competente perché l’asse a delinquere opera in modo liquido, non ha una vera base”. Spiegando anche che “tutto nacque da un primo sequestro di tre anni fa in provincia di Udine, e nemmeno di alcolici, ma di gasolio. Lo stesso meccanismo viene utilizzato per i pallet e le sigarette”. Il tenente colonnello Davide Cardia, a capo del Nucleo di polizia economico finanziaria, che si è occupato sul campo delle indagini, ha aggiunto che tutta la vicenda è nata “da una costola del contrabbando gasolio di un imprenditore catanese”.

L'operazione ribattezzata “Sine finibus”

“Sine finibus”, è stata ribattezzata l’operazione. Che, secondo quanto illustrano i finanzieri in un corposo comunicato, ha visto in ballo decine di depositi fantasma in tutta Europa, un carosello di migliaia di spedizioni incrociate di milioni di litri di vodka, whiskey e altre bevande alcoliche, partite di prodotto scaduto, finte esportazioni di bottiglie vuote e addirittura laboratori di droga.

Tanti gli espedienti per sottrarre gli alcolici alla gravosa imposizione fiscale vigente nel Regno Unito. E l’indagine per ricostruire la filiera è durata tre, intensi anni.  Si sono così riannodati i fili di un movimento immenso: dalla produzione al trasporto, sino alla distribuzione, ricercandone direttamente le prove in quindi Paesi europei, sui diciassette coinvolti, sino a ricostruirne il volume – 180 milioni di litri di alcolici “contrabbandati” ed 80 milioni di euro di accise evase – e identificarne gli operatori economici a vario titolo coinvolti, ottantasette, e le persone responsabili, sessante, tutte denunciate alla Procura della Repubblica friulana.

La struttura dell’associazione vede, come detto, in posizione apicale il 63enne inglese e il 46enne brindisino Legrottaglie, anni, anch’egli residente Oltremanica. Per loro, un mandato di arresto europeo emesso dal Tribunale di Udine. Vi sono poi altre diciotto misure cautelari: quattro agli arresti domiciliari (e sono per i già citati della provincia di Lecce) e quattordici obblighi di dimora.

Tutto nato da un contrabbando di gasolio

Già nel 2016 le prime avvisaglie, quando, nel corso di un’indagine in materia di contrabbando di gasolio, una nuova figura, quella di un 44enne catanese, titolare di una piccola azienda di ingrosso bevande alcoliche, aveva chiesto la disponibilità di un deposito fiscale per far “transitare” un carico di prodotto energetico. L’operazione – spiegano i finanzieri - aveva fatto subito scattare un campanello d’allarme. Il prodotto energetico, così come le bevande alcoliche in genere, circola scortato da un documento valido in tutta Europa, l’e-AD, munito di un codice univoco di identificazione, l’ARC, tracciabile da tutte le dogane e le polizie finanziarie dell’Unione. Chiedere di far “transitare” un carico sottintendeva una presa in carico formale utile a nasconderne l’effettiva destinazione.

2-46-4

L’immediato approfondimento della posizione del catanese – prosegue la nota della guardia di finanza - ha rivelato che il suo deposito fiscale risultava avere una giacenza di bevande alcoliche più che quintupla rispetto alla capienza massima, segno che il prodotto entrava solo cartolarmente. Forte dell’esperienza accumulata con le bevande alcoliche, voleva ampliare i propri affari al traffico di gasolio.

Il filone, inizialmente secondario, è, quindi, ben presto, divenuto quello principale. Il sistema è apparso subito estremamente diffuso ed articolato. Ovvero: grandi società produttrici europee, in buona parte compiacenti, ricevevano ingenti ordini di alcolici da alcune società distributrici, nate da poco, senza alcuna caratura finanziaria, ma stranamente in grado di movimentare, da subito, enormi partite di merci;  le merci, regolarmente accompagnate dal documento fiscale elettronico di scorta, erano destinate ad alcuni depositi fiscali italiani intestati a prestanome, persone prive di capacità patrimoniale e finanziaria, utili solo per rilevare la titolarità della licenza fiscale necessaria a potere entrare nella giostra delle spedizioni internazionali.

Un'organizzazione molto complessa

Stano alle indagini, i camion transitavano realmente in Italia, almeno in gran parte: due, infatti, con circa 27mila litri di vodka, sono stati sequestrati, tra il 2017 ed il 2018, dai finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Udine mentre tornavano verso il Brennero dopo avere falsamente “smarcato” l’arrivo e lo scarico in Sicilia ed in Valle d’Aosta. Da questi depositi, non appena perfezionata la presa in carico con la “accettazione” e la “conferma” dell’e-AD, necessarie per chiudere contabilmente le spedizioni, le merci – con lo stesso vettore – iniziavano un vero e proprio carosello di destinazioni, sempre funzionale alla consegna finale, al momento opportuno, su suolo britannico.

Cioè avveniva tramite: l’esportazione cartolare verso paesi terzi (Russia, Macedonia, Emirati Arabi Uniti, eccetera); l’invio, con altro documento fiscale elettronico, verso ignari depositi fiscali dell’est Europa che, appresa la pendenza, le avrebbero – purtuttavia giorni dopo – respinte; l’invio, sempre con altro e-AD, proprio verso il Regno Unito, da dove sarebbero, poi, state cartolarmente esportate. In questo caso, approfittando della validità di 5 giorni che il documento elettronico normalmente ha, si doveva fare in modo di poterlo abbinare a più carichi; l’invio, in nero, occultate sotto altra dicitura non gravata da obblighi documentali. In questo caso le bevande rimanevano contabilmente in carico al deposito italiano, che si trovava ad avere volumi assolutamente incoerenti con le sue dimensioni. È il caso, tra i molti, di depositi individuati ad Aosta, Zafferana Etnea (CT), Milano, Pavia, Alessandria e Cuneo.

Nel contempo, due distillerie nazionali, senza grandi sbocchi commerciali, avevano ricevuto l’ordine, dagli stessi distributori, di produrre partite di vodka per il medesimo mercato, da movimentarsi spacciandole quali succhi di frutta o facendo figurare spedita all’estero la merce inviando, in realtà, bottiglie vuote.

Perquisizioni scattate in mezza Europa

Con il supporto offerto da Eurojust, l’organo europeo di coordinamento giudiziario, il 14 luglio 2017, sotto la regia di un dedicato “Centro di coordinamento”, sono state eseguite, contestualmente, in dodici Paesi Europei (Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Germania, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Slovacchia, Spagna e Svizzera), dalle locali forze di polizia e doganali, affiancate dalle fiamme gialle friulane, oltre cinquanta perquisizioni presso le società mittenti, quelle intermediarie e le aziende speditrici, appurando, nella maggior parte dei casi, la fittizietà delle operazioni, l’assenza delle merci o la diversa destinazione d’uso dei locali.

In un caso, nei Paesi Bassi, anziché un deposito di vodka, la polizia olandese e i finanzieri hanno scoperto un laboratorio clandestino di Mdma, la droga in pillole meglio nota come “ecstasy”, attrezzato con alambicchi e barili di materia prima utili di produrre un numero elevatissimo di dosi. In un altro, in Germania, la locale polizia ha, invece, rinvenuto 30mila litri di alcolici scaduti, fatti più e più volte circolare per giustificare la movimentazione di quelli destinati altrove.

Video | I sequestri e i controlli della guardia di finanza

Nel corso del 2018, sempre con la regia sovranazionale di Eurojust, i finanzieri friulani hanno acquisito ulteriori riscontri in altri tre Paesi europei, a Cipro, in Francia e nel Regno Unito, ultima tappa di una maratona investigativa che ha permesso di identificare i vertici del gruppo, il 63enne britannico – definito dal giudice per le indagini preliminari la “quintessenza” del gruppo criminale per la sua pervasiva capacità di manovrare, come un burattinaio, l’intero scenario, spostandosi, all’occorrenza, anche in Italia, per risolvere situazioni di stallo in grado di compromettere gli affari od attirare l’attenzione degli investigatori – e il 46enne brindisino, punto di contatto con la costola pugliese dell’organizzazione, riparato nel Regno Unito per sfuggire ad un altro mandato di arresto europeo.

In quell’occasione, la perquisizione dell’abitazione del “John”, operata direttamente dalle Fiamme Gialle del Nucleo di polizia economico-finanziaria con i Funzionari dell’Hm Revenue and Customs, la Dogana britannica, permise, oltre che dargli il segnale della particolare attenzione riservatagli dagli investigatori italiani, di rinvenire informazioni e documenti utili a confermarne il ruolo di assoluta primazia sul resto dei presunti sodali.

Accogliendo le richieste del pubblico ministero Viviana del Tedesco, il gip di Udine, Matteo Carlisi, ha emesso un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali nei confronti dei venti presunti associati. I due in carcere sono per i vertici residenti nel Regno Unito, i quattro ai domiciliari, ai promotori pugliesi, tutti residenti, come detto, nel basso Salento, e quattordici obblighi di dimora, agli altri attivi nel meccanismo fraudolento, con ruoli variabili dalla gestione figurativa del deposito alla creazione e gestione virtuale dei documenti fiscali informatici di scorta.

In collaborazione con UdineToday

3-155-11

Potrebbe interessarti

  • Allergia al nichel: i sintomi e gli alimenti da evitare

  • I rimedi fai da te contro la micosi alle unghie

  • Fa davvero male dimenticarsi di cambiare le lenzuola?

  • Rimedi contro gli scarafaggi

I più letti della settimana

  • Scontro fra più veicoli sulla statale 274, muore donna travolta da un autocarro

  • Il malore improvviso, la caduta sull'asfalto. E poi arrivano gli angeli del 118

  • Affiancato e minacciato con pistole, costretto a cedere la sua moto

  • Malore durante la gara, ispettore di polizia si accascia e muore

  • Tamponamento in un imbuto, surreale incidente nel cuore della città

  • Suv fuori controllo punta su di lei: con istinto felino la donna si mette in salvo

Torna su
LeccePrima è in caricamento