Allievi chiusi in un armadio e costretti a sedere sulle puntine: condannata la maestra

E’ di due anni di reclusione il verdetto emesso nei riguardi di Anna Pantalea Sorrento, la 62enne di Martano accusata di aver usato metodi a dir poco ortodossi nei riguardi di undici bambini tra i 3 e i 5 anni. I fatti nel 2013

MAGLIE - Li chiudeva in un armadio, li strattonava per costringerli a camminare o a stare fermi, li costringeva a sedere sulle delle punes: erano questi i metodi usati da Anna Pantalea Sorrento, 62anni, di Martano, per mettere in riga undici allievi, tra i tre e i cinque anni, di una scuola dell’infanzia nel circondario di Maglie. E’ quanto hanno accertato le indagini condotte dalla Procura di Lecce e il processo di primo grado che si è chiuso con una condanna a due anni di reclusione per maltrattamenti.

Il verdetto è stato emesso oggi dal giudice Bianca Maria Todaro che ha riconosciuto una provvisionale di duemila euro alle famiglie (parti civili con gli avvocati Luigi Corvaglia, Marco Castelluzzo, Antonio Costantini, Fabrizio Cananiello e Anna Frisulli), mentre il resto del risarcimento sarà liquidato in separata sede.

Non appena saranno depositate le motivazioni (entro novanta giorni), l’imputata valuterà di ricorrere in Appello con l’avvocato Carlo Caracuta.

Nel fascicolo, aperto dal pubblico ministero Angela Rotondano, era descritto l’incubo vissuto da undici bambini, da settembre fino a ottobre del 2013, quando la donna fu trasferita (per ragioni estranee all’inchiesta) in un altro asilo della provincia di Lecce. Stando all’accusa, l’insegnante avrebbe inveito contro i piccoli non solo a parole con epiteti del tipo “brutto, stupido”, ma anche fisicamente sculacciandoli e colpendoli con violenza sulle mani, sul viso e sullo stomaco. Quattro bimbi, in particolare, avrebbero vissuto la triste esperienza di essere rinchiusi in un armadio, altri due, invece, di stare seduti su alcune puntine, messe di proposito sopra alle seggiole dalla maestra.

Durante le indagini, il gip Simona Panzera incaricò due professionisti di Roma di valutare se tutte le presunte vittime fossero in grado di testimoniare. La capacità fu accertata solo per due bimbi, gli stessi che furono poi ascoltati in sede di incidente probatorio nel Tribunale per i minorenni, alla presenza del giudice, degli psicologi e del pubblico ministero. L’esame ha consentito di cristallizzare le loro dichiarazioni e di utilizzarle come prova nel processo.

La vicenda costò anche la condanna del preside della scuola, accusato di non aver denunciato la donna, nonostante le segnalazioni dei genitori che, alla fine, si rivolsero ai carabinieri.

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