“Diffamatore seriale”. I paradossi dal caso Sallusti a quello De Simone

Incontro con la direttrice di Radio Siani, alla quale l'editore del giornale per cui scrisse nel 2007 una notizia infondata ha chiesto 52mila euro dopo una sentenza di condanna. La rettifica fu pubblicata solo alcuni giorni dopo

@TM News/Infophoto

LECCE – Mentre l’opinione pubblica italiana si divideva sulla sorte di Alessandro Sallusti, condannato a 14 mesi di reclusione per diffamazione fino al terzo grado di giudizio (e non per un reato di opinione, come qualcuno voleva far credere), un altro caso, inversamente paradossale, interessava una giornalista campana, chiamata dal proprio editore a versare il 70 per cento di un risarcimento al quale il noto quotidiano per cui scriveva era stato condannato.

Amalia De Simone, che oggi sarà a Lecce nell’ambito di un incontro pubblico promosso da Informazione precaria (ore 17 Open Space di Palazzo Carafa) per raccontare la sua esperienza, nel 2007 raccolse da un avvocato la notizia di un ricorso contro la confisca di beni alla criminalità organizzata per presunti vizi di forma. Lei raccontò i fatti per come le risultavano dai documenti, ma il giornale "sparò" un titolone. La sezione del Tribunale interessata dalla vicenda chiese subito la rettifica che il giornale pubblicò solo diversi giorni dopo – nonostante le insistenze della stessa autrice dell’articolo - e con un’enfasi ritenuta dalla parte lesa del tutto inadeguata. Tanto che ne è seguito un processo con successiva condanna al risarcimento di 74 mila euro.

Nel 2012 i legali dell’editore hanno chiesto alla giornalista di farsi carico di gran parte di quell’importo. Va detto che indipendentemente da questa storia, De Simone ha promosso una causa di lavoro contro la testata. Ora Amalia dirige Radio Siani (dal nome del giornalista anticamorra ucciso all’età di 26 anni) e prosegue quotidianamente nel suo impegno per la legalità e per la tutela di quella fascia di cronisti, sempre più ampia nell’informazione italiana, per la quale il suo precedente potrebbe rivelarsi fatale. Precari, senza alcuna tutela.

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La vicenda di Amalia De Simone è paradigmatica di uno dei paradossi dell’informazione, soprattutto se comparata a quella più mediatica di Sallusti: la diffamazione da una parte, l’obbligo di rettifica dall’altra. Probabilmente regolamentando in maniera più stringente la seconda si potrebbero evitare tutti gli eccessi legati alla prima: quello della privazione della libertà personale, ma anche quello di pretese economiche sull’anello più debole della catena che non è mai quello che prende le decisioni né per la pubblicazione di una notizia, o presunta tale, né di quella di una rettifica.  Parteciperanno all’incontro di oggi Elio Donno, consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti e Raffaele Lorusso, responsabile pugliese di Assostampa. 

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