Ammanchi dal conto di due clienti: 4 anni e mezzo all’ex direttore delle Poste di Barbarano

La Cassazione ha annullato solo un falso e ha confermato, per il resto, la condanna nei riguardi di Sigilfrido Urso, 59 anni, di Salve. I fatti, dal maggio 2009 al maggio 2010

ROMA - Dalla Corte di Cassazione è riuscito ad ottenere solo uno “sconto” di sei mesi sui cinque anni di reclusione confermati in Appello (nell’ottobre del 2017), l’ex direttore dell’ufficio postale di Barbarano del Capo (frazione di Morciano di Leuca) Sigilfrido Urso, 59 anni, di Salve. Questo perché, venerdì scorso, gli “ermellini” della seconda sezione hanno annullato l’accusa di “falsità in foglio firmato in bianco”, che oggi non è più previsto dalla legge come reato, ritenendo inammissibile il ricorso presentato dall’imputato attraverso l’avvocato Stefano Prontera.

Urso è ritenuto responsabile dell’ammanco di denaro dai conti correnti di due anziane clienti (assistite dagli avvocati Marco Ruta e Giuseppe Fersini), che ora dovrà risarcire in solido con Poste Italiane per complessivi 80mila euro.

Stando alle indagini, dal maggio all’agosto 2009, il direttore si appropriò in cinque occasioni della somma di 17mila euro dal conto corrente di una delle malcapitate. Questo sarebbe stato lo stratagemma: compilare come ricevute dei prelievi i fogli in bianco fatti firmare dalla donna, quando andava a ritirare la pensione della madre ma a volte recandosi lui stesso in casa sua, con la scusa che si trattava di documenti necessari a “sbrogliare” buoni postali fruttiferi. L’anno successivo, l’ex direttore si sarebbe spinto oltre, appropriandosi, in otto volte, della cifra di 39.300 euro, utilizzando una carta postamat attivata all’insaputa della titolare, e il “sistema” dei fogli firmati in bianco. Non solo. In alcune circostanze, Urso avrebbe falsificato la firma e, per non essere scoperto, avrebbe ricevuto la corrispondenza riguardo al conto corrente postale, facendo credere al portalettere di fare così una cortesia all’anziana cliente che aveva problemi familiari.

Dal luglio 2009 al maggio 2010, inoltre, Urso avrebbe fatto sparire dal libretto di risparmio di un’altra donna 20mila euro, eseguendo prelievi illeciti o ritirando più del denaro richiesto ed effettivamente consegnato. Queste le accuse piombate in testa al direttore che fu arrestato dagli agenti della polizia giudiziaria e, dopo qualche giorno, fu scarcerato dal Tribunale del Riesame.

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