Ancora inferno notturno: arsi chilometri di costa

L'incendio s'è sviluppato intorno alle 23,30 verso San Basilio, nei pressi di San Foca. Case evacuate, decine di mezzi dei vigili del fuoco e del corpo forestale, accessi chiusi e fiamme altissime

"Emi, un casino…"

La telefonata arriva verso mezzanotte. "Cosa?"

"Un incendio. Mai vista una cosa del genere. Le Cesine? Scordatele. Chilometri".

"Gabry, dove sei?"

"Qui, vicino… che posto è… aspetta che chiedo… San Basilio, verso San Basilio".

"San Foca?"

"Eh…"

Sono dalle parti del Cagliostro. Chi frequenta Lecce, sa. Chiudo il telefono. Gabry richiama due secondi dopo. "Che fai, vieni?"

"Aspetta, devo recuperare la macchina. La macchina, le macchine… la mia e quella fotografica".

"Mena, sbrigati".

Gente. Un sacco di gente. Mi faccio largo. La stazza aiuta. Un'altra telefonata in arrivo. "Sai dell'incendio?"

E' una collega di una tv locale. "Sì, lo so. Un casino".

"Vai?"

"Forse".

Incontro diverse persone, racconto. Si forma un capannello attorno a me. Poi, un'altra chiamata. "Gabry, dimmi".

"Ma che c… stai facendo? Mena, sbrigati". Voci di uomini in sottofondo. Vigili del fuoco, penso. "Sto parlando con i vigili, dicono che è doloso, dicono che non hanno più uomini, che se c'è un incidente, amen".

Ovvio. Saranno tutti lì. Tutti i distaccamenti.

"Vieni?"

"'Spetta, arrivo".

Mi rigiro. Paesone, Lecce. Gli occhi s'incrociano con quelli di Giuseppe. Giuseppe Luchena è uno dei soci de "Le Corsato". Lido attrezzato, una manciata di metri da San Foca. "Sai dell'incendio?" Sgrana gli occhi. "Mi hanno detto che…", squilla di nuovo il telefonino. Gabry. "E' spaventoso, Emi, forse arriva verso il Puntarenas, c'è il vento che spinge". Maestrale, mi diranno da lì a poco i vigili del fuoco. "Arrivo…"

Giuseppe mi guarda. "Io vado", gli dico. "Sai che faccio il giorn….", di nuovo il cellulare. "Si sta spostando - urla Gabry - si sta spostando velocemente". Giro il telefonino a Giuseppe. "Parla con lei, si chiama Gabry. Sta lì". Giuseppe diventa pallido. Lei urla qualcosa, lui abbozza qualche domanda, poi chiude, mi rigira il cellulare. "Ci vediamo lì?", domanda. "Sì", rispondo.

Ore 1,30, più o meno, arrivo all'ingresso di San Foca, incontro Gabry. Nel frattempo, ho fatto benzina, ho preso la macchinetta. Ci fermano due vigilesse. "Sono un giornalista…" E intanto Gabry parla, racconta. Sante donne, in tre a parlare. Chi le ferma? "Devo fare le foto". Provo ad essere autoritario.

Non so come, ci riesco.

Passiamo, ci bloccano i vigili del fuoco. "Quant'è esteso?"

Non lo sanno, con precisione. Ma ad occhio sono chilometri. E' partito da San Basilio, ma ce n'è stato un altro a Torre Sant'Andrea. "Quello però è stato domato". Si tratta di ettari ed ettari, lungo la costa, a ridosso di spiagge e strutture balneari.

Il fumo è una cortina grigio-scura che smacchia un cielo nero come pece. La colonna si vede dalla Melendugno-Torre dell'Orso, il puzzo di bruciato permea i tessuti. Tutti gli accessi sono chiusi. Si fa la conta delle divisioni. "Lecce, Maglie, Ugento, Otranto, no, Veglie è rimasto in sede". Il solito viavai. Corpo forestale. Protezione civile. Stradale. All'orizzonte, vampate spaccano in due la notte sollevandosi per diversi metri. Altri chilometri di macchia divorati dal rogo. "Gli uomini sono lì".

Il vento si placa.

Arriva Giuseppe, in mezzo ai vigili. Il lido è salvo. Abbraccia Gabry, che l'ha avvisato. "Grazie". Ma quanta paura.

Già, quanta paura. Ma fino a quando questo scempio?

Le fiamme erano visibili da diversi chilometri. Molte famiglie, perlopiù villeggianti di San Foca, sono state evacuate per diverse ore, nel cuore della notte. La matrice appare dolosa e sembra esservi un filo conduttore con tutti i roghi di questi giorni. Fermare i piromani impazziti è difficile. Forse impossibile. Ma è bene capire che tutto ciò che brucia è un nostro patrimonio. E che abbiamo il dovere di difenderlo. Chiudere gli occhi e tapparsi il naso davanti al fumo non ha alcun senso. Semmai, serve ad alimentare la follia distruttiva.

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