Antonio Conte rischia il linciaggio a colpi di mazze

Il fatto nella serata a Spiaggiabella, marina di Lecce, al termine di un memorial di calcetto. Tre individui hanno tentato di aggredirlo in campo. Portato a casa, si sono ripresentati con le spranghe

Il torneo finisce in rissa. Meglio, in tentativo di aggressione. E ad andarci di mezzo non è certo un illustre sconosciuto. Tutt'altro. Protagonista, nientemeno che Antonio Conte, inseguito con mazze di legno fin sotto la sua residenza estiva di Spiabbiabella, marina di Lecce. Tanta paura, dunque, ed una fuga a gambe levate, difeso dagli amici che hanno fatto da sorta di scudo umano, per l'ex calciatore della nazionale azzurra, protagonista, suo malgrado, di una serata a dir poco da incubo. Neanche il tempo di festeggiare la vittoria con la sua squadra di calcetto, che è scattata la caccia all'uomo. Dai campetti di via Ortona, marina del capoluogo, fin sotto casa. Alle sue spalle, tre individui in via di identificazione, con tanto di mazze di legno al seguito, per tentare di prenderlo a randellate e vendicare, chissà, forse vecchie ruggini calcistiche mai sopite. Il fatto è accaduto intorno alle 19,30, al termine del "Memorial Francesco Renna", un giovane deceduto in circostanze tragiche alcuni anni or sono, oltretutto cugino dello stesso ex calciatore. Appena terminata la gara, che ha visto imporsi proprio la formazione dell'allenatore del Bari, sono improvvisamente comparsi in campo tre individui, che hanno iniziato a rincorrerlo, e non certo per chiedergli un autografo.

Difeso dagli amici, Conte è stato immediatamente condotto a casa, nella speranza che la storia finisse lì. E invece, i tre, a quanto è dato sapere, sarebbero andati anche sotto l'abitazione dell'ex giocatore, uscendo da una Y10 con tanto di mazze al seguito. E non avendo fra le mani il tecnico biancorosso, avrebbero quindi pensato di sfogare la loro ira prendendosela con suppellettili e auto, per poi fuggire all'arrivo, ancora una volta, di amici e conoscenti e soprattutto delle forze dell'ordine. Tre pattuglie di polizia, una dei carabinieri, un'altra della polizia municipale. Vista la gravità del quadro, attorno a Conte s'è formata una vera e propria cortina protettiva. Il caso è ora al vaglio degli uffici della Digos di Lecce.

Leccese doc, 39 anni, cresciuto nel vivaio del club di via Templari sotto l'egida del presidente Franco Jurlano, un tempo idolo dei tifosi salentini, Conte era da anni entrato nelle antipatie di molti per via di un gol rifilato al Lecce quando indossava la casacca della Juventus, con un'esultanza giudicata spropositata. Al di là della fatidica "vox populi", esistono mille versioni sulla vicenda nei blog dei tifosi di mezza Italia. L'escalation ha poi toccato l'apice con una forma di livore subentrata nei più quando Conte, a metà della scorsa stagione, ha "osato" diventare nientemeno che l'allenatore del Bari. Il livore s'è trasformato infine in rancore cieco quando, proprio con il Bari, ha rischiato di freddare il Lecce sul cammino della serie A. Un 2 a 1 in trasferta a fine stagione che ha spedito i salentini nell'inferno dei play-off. E per fortuna che l'obiettivo è stato raggiunto…

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