“Shylock” atto secondo: chieste condanne per 64 anni di carcere

Nel processo d'appello il sostituto procuratore punta il dito contro gli imputati finiti nell'inchiesta che fece luce su un giro di prestiti con tassi usurai

LECCE - Ha chiesto 64 anni di reclusione per undici imputati nel processo d'appello nato dall'inchiesta “Shylock”, dal nome dello strozzino shakespeariano de “Il mercante di Venezia”, che ha diretto cinque anni fa.

Il pubblico ministero Alessio Coccioli ha cercato di fare valere le proprie ragioni dinanzi alla Corte presieduta dal giudice Vincenzo Scardia, formulando le stesse condanne invocate in primo grado e accolte solo parzialmente dalla seconda sezione penale (composta dal presidente Gabriele Perna e dai giudici Stefano Sernia e Anna Paola Capano), la sera del 17 aprile 2013.

La sentenza per cinque degli imputati ritornati in aula fu assolutoria. Ma il magistrato - che ha chiesto e ottenuto di essere applicato anche nel secondo processo - continua a sostenere la loro colpevolezza, pretendendo così la pena di 3 anni per Cosimo Miglietta, 48 anni, di 6 sia per Fernando Miglietta, 45, che per Alessandro Sciannocca, 37, di 5 per Antonio Tarantini, 63, di 12 mesi per Domenico Miglietta, 47. Tutti di Trepuzzi.

La richiesta è stata invece di: 6 anni per Luigi Cinquepalmi, 58 anni, di Trepuzzi (condannato in primo grado a 4 anni e mezzo); 9 per Andrea Lacirignola, 36, di Trepuzzi, e 6 per il compaesano Orlando Margiotta, 74, (la pena era di 4 anni a testa); 9 e 8 anni rispettivamente per Fernando Persano, 55, di Surbo, e per Graziano Rollo, 34, di Trepuzzi, (al primo erano stati inflitti 3 anni e mezzo, all'altro 3); 4 anni per Salvatore Perrone, 51, anche lui di Trepuzzi (al quale erano stati inferti 18 mesi).

Le accuse mosse, a vario titolo, nell'inchiesta condotta con i carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce, sono di associazione a delinquere finalizzata all’usura, all’estorsione e all’esercizio abusivo dell’attività finanziaria.

Non è stato possibile formulare alcuna richiesta nei riguardi di Luigi Durante, il 75enne neretino proprietario della finanziaria Fin.Co. con sede a Nardò che si sarebbe adoperata al cambio di assegni post-datati. La Corte ha accolto l'istanza dell'avvocato difensore Tommaso Valente di disporre una perizia psichiatrica per accertare la capacità di stare in giudizio dell'imprenditore - condannato in primo grado a 7 anni e mezzo (a fronte dei 9 chiesti dall'accusa), oltre all’interdizione dai pubblici uffici.

Nella prossima udienza, fissata per l'11 marzo, inizieranno a prendere la parola i difensori degli imputati (gli avvocati Stefano De Francesco, Gabriele Valentini, Ladislao Massari, Antonio Degli Atti, Viola Messa, Cosimo Rampino, Antonio Savoia, Salvatore Taurino, Tommaso Stefanizzo), poi i legali delle parti civili (Massimo Bellini e Andrea Rollo).

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