“Non fu truffa”, l’inventore delle mini pale eoliche ottiene l’archiviazione

Per il giudice, le accuse sono infondate. Si tratta degli stessi fatti, relativi alla vendita di impianti inefficienti, per i quali l’imprenditore di Casarano sta già sostenendo un processo

LECCE - Le accuse erano le stesse, truffa, truffa aggravata ed insolvenza fraudolenta, per le quali lo scorso ottobre, l’inventore delle minipale eoliche Gianluigi Antonio Parrotto, 24 anni di Casarano, era stato rinviato a giudizio.

Stavolta, però, l’esito è stato differente: due giorni fa, il gip Cinzia Vergine ha archiviato un secondo procedimento aperto nei suoi riguardi per infondatezza di reato. Erano due le parti offese, che si erano opposte alla richiesta di archiviazione avanzata dal pm, e che figurano tra le parti civili  proprio nel processo nato dall’inchiesta principale. Una di queste, oltretutto, nei mesi scorsi, è stata a sua volta citata a giudizio per diffamazione (con l’aggravante del mezzo di pubblicità) per commenti pubblicati su facebook contro l’imprenditore.

Stando all’accusa Parrotto, tra il 2014 e il 2015, al tempo in cui ricopriva il ruolo di amministratore della “Gp Renewable” di Casarano e della “Air Group Italy”, di Surbo, avrebbe venduto, per una cifra complessiva di circa 190mila euro, mini impianti eolici che si sarebbero rivelati inefficienti e improduttivi, a causa di difetti progettuali e costruttivi o perché il luogo dell’installazione (alla quale si sarebbe proceduto senza le dovute verifiche) non era idoneo. Il giovane, però, attraverso i suoi avvocati (Mauro Marzano e Salvatore Ponzo) si è sempre difeso sostenendo che non poteva essere al corrente dell’inefficienza degli impianti acquistati da una ditta straniera.

 “Finalmente si inizia a fare chiarezza su una incresciosa vicenda che da tempo mi perseguita mediaticamente nell’ambito della mia attività d’impresa relativa alle fonti di energia alternativa”, ha commentato il 24enne. Che ha aggiunto: “Mi sono sempre dichiarato estraneo ai fatti contestati e continuerò a farlo. Ho sempre lavorato con estrema diligenza e responsabilità nei confronti di tutti i miei clienti. Ritengo come semplice cittadino, però, che i processi bisogna celebrarli davanti ai giudici e non attraverso i media, ai quali sono state fornite informazione certamente non veritiere ed inattendibili, lesive della mia reputazione professionale, tese a minare il proficuo sviluppo della mia attività imprenditoriale. Tengo a precisare che i fatti oggetto del su richiamato provvedimento di archiviazione, sono i medesimi fatti contestati nell’altro procedimento ancora pendente.

Ho sempre riposto la massima fiducia nella magistratura leccese,  oggi, sono ancor di più fiducioso di ricevere giustizia anche  dai summenzionati procedimenti”.

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