Esplosione nella fabbrica di fuochi con due morti, in tre a rischio processo

Restano tre gli indagati sull’incidente avvenuto il 9 novembre scorso in contrada Palombaro ad Arnesano, in cui persero la vita il figlio di uno dei titolari e un operaio

ARNESANO - La ditta non aveva la licenza per produrre polvere pirica, e al suo interno, sarebbero state commesse diverse violazioni alla norme relative alla sicurezza. Sono queste le conclusioni alle quali è giunta l’inchiesta sull’esplosione nell'azienda pirotecnica avvenuta la mattina del 9 novembre scorso, in contrada Palombaro ad Arnesano, in cui ha perso la vita il 19enne Gabriele Cosma, e qualche giorno dopo, l’operaio Giovanni Rizzo, 41enne di Carmiano.

Porta le firme del procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone (in foto) e del sostituto Roberta Licci, l’avviso di conclusione delle indagini notificato nelle scorse ore ai fratelli Cosma di Monteroni, Dario Raffaele, (padre di Gabriele), di 49 anni, Gianluca, e Andrea, entrambi di 44.

pm Mignone-3Rispondono di duplice omicidio colposo, perché secondo gli accertamenti svolti dalla magistratura, in qualità di responsabili non avrebbero rispettato le disposizioni finalizzate a prevenire gli infortuni sul lavoro, come quelle di tenere adeguati corsi di formazione del personale e fornire ai dipendenti i dispositivi di protezione individuale. Non solo. Secondo l’accusa, le uniche attività che avrebbe potuto svolgere la ditta erano quelle di confezionamento e deposito di fuochi artificiali di quarta categoria.

E, invece, senza alcuna autorizzazione, al suo interno si sarebbe svolta, oltretutto in un manufatto abusivo, attività di produzione di polvere pirica con una macchina di fattura artigianale. Proprio nell’utilizzare questo macchinario, azionato da un motore, collegato alla rete elettrica mediante una prolunga, installato in un ambiente adiacente, che hanno trovato la morte i due operai. L’ipotesi  è che la deflagrazione sia avvenuta per autocombustione e, o per la presenza di fiamme libere.

Ora, gli indagati avranno venti giorni di tempo per produrre memorie o chiedere di essere interrogati dal pm attraverso gli avvocati difensori Massimo Bellini e Francesca Conte. I familiari delle vittime sono assistiti dagli avvocati Giovanni Erroi e Luigi Rella.

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