Paghe misere e alloggio fatiscente: caporalato, in manette imprenditore

A Nardò i carabinieri hanno arrestato Antonio Leopizzi, 37enne. Gli stranieri raccoglievano angurie. Sequestrata anche una masseria dove dormivano

I lavoratori nei campi.

NARDO’ – Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. In una parola, caporalato. E’ l’accusa piombata sulla testa di Antonio Leopizzi, 37enne di Nardò, presidente d’amministrazione di una cooperativa agricola. Di fatto, non un caporale in senso stretto, trattandosi del datore di lavoro. Ma poco toglie e poco aggiunge alla vicenda in sé.

Leopizzi è finito agli arresti domiciliari dopo un’indagine dei carabinieri della stazione di Nardò e della compagnia di Gallipoli, che si sono avvalsi del supporto dei militari del Nil (Nucleo ispettorato del lavoro). Nello stesso procedimento è scattato anche il sequestro preventivo di una masseria in contrada Sciogli, di proprietà del padre dell’uomo, anch’egli socio della cooperativa. Qui, infatti, dormivano i lavoratori, cittadini stranieri che sarebbero stati sfruttati con paghe irrisorie.

Sul fronte della lotta al caporalato, è stata costituta una task force di militari del Comando provinciale di Lecce, che ieri ha portato dunque al procedimento a carico di Leopizzi. L’indagine è durata diverso tempo, durante il quale i militari hanno svolto con discrezione un’osservazione di  ciò che avveniva nei campi attorno a Nardò.

Sono stati trovati, in particolare, cinque operai di nazionalità tunisina, occupati nella raccolta delle angurie, per appena 1 euro e 40 centesimi a quintale. Non migliori sarebbero state le condizioni di vita. Erano alloggiati in una struttura fatiscente nelle campagne sulla quale, come detto, sono scattati i sigilli. I carabinieri, sentito il pubblico ministero Paola Guglielmi, hanno così proceduto all’arresto. Leopizzi è difeso dall’avvocato Anna Sabato.

Le indagini della task force di carabinieri

Il datore di lavoro, secondo quanto contestato dagli investigatori dell’Arma, i quali hanno svolto appostamenti che hanno ricoperto un arco di più giorni, avrebbe assunto i cinque braccianti tunisini, tutti con regolare permesso di soggiorno, monoreddito con famiglie a carico (e quindi particolarmente bisognosi), sottoponendoli a condizioni molto difficili, ritenute di vero e proprio sfruttamento. Norme alla mano.

Durante pedinamenti e controlli, i carabinieri hanno documentato le condizioni lavorative con videoriprese, fotografie, prove documentali e dichiarazioni degli stessi braccianti. Si è così ricostruita la situazione nel dettaglio. Gli operai avrebbero prestato attività lavorativa, ininterrottamente, su alcuni fondi agricoli di Nardò dal 17 giugno al 2 luglio, per dieci ore lavorative giornaliere, con una retribuzione per tariffa a cottimo: 1 euro e 40 centesimi per quintale di angurie raccolte. Dunque, in violazione dei contratti collettivi nazionali e territoriali, non rispettando peraltro l’ordinanza sindacale del comune neretino, in virtù della quale è proibito lavorare sui campi agricoli dalle 12,30 alle 16,30, nel periodo compreso dal 21 giugno al 31 settembre.

Video | I braccianti al lavoro e gli ambienti fatiscenti

Non è tutto. Secondo carabinieri, non sarebbero state rispettate le norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro. Nessun dispositivo di protezione individuale fornito dall’azienda, come guanti, scarpe e pantaloni antistrappo. Sarebbero stati costretti a procurarsi da soli gli accessori, indispensabili vista la situazione. Ancora: totale mancanza di bagni chimici nei luoghi di lavoro, nessuna sottoposizione a visita medica, a corsi di formazione e informazione. E uno dei braccianti ha confessato anche di aver subito qualche giorno addietro uno strappo muscolare alla schiena.

I lavoratori, poi, dimoravano presso una masseria di Nardò, di proprietà del padre del 37enne, in una situazione degradante e pericolosa. L’immobile è stato così sequestrato con lo Spesal di Lecce. Al termine di una perquisizione veicolare, infine, i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato un documento di tre pagine scritto con un computer, riportante le varie giornate lavorative e la metodologia di pagamento (a cottimo, come già detto) insieme a un quaderno adibito a libro paga dei braccianti.

Il monito dei sindacati: "La politica non neghi il fenomeno"

Valentina Fragassi, segretario generale della Cgil Lecce, e Monica Accogli, segretario generale della Flai-Cgil Lecce, ringraziando i carabinieri per l'operazione, ritengono che essa testimoni quanto sia alta l’attenzione delle forze sul tema dello sfruttamento di lavoratori agricoli nei campi di raccolta nel Salento. "Un’attenzione che però non riscontriamo sempre in altri contesti - ammoniscono -: spesso infatti il fenomeno è sottovalutato, quando non addirittura negato; al punto che molti soggetti, purtroppo anche tra le forze politiche, chiedono improvvidamente di modificare la legge 199/2016. Una norma che invece andrebbe pienamente applicata, anche nella parte che prevede interventi di prevenzione”.

“In provincia di Lecce negli ultimi anni il partenariato sociale e istituzionale - illustrano le sindacaliste - ha contribuito a migliorare le condizioni di vita dei lavoratori stranieri stagionali. Per sconfiggere la piaga del caporalato, però, urgono interventi decisi sui principali affari gestiti dai caporali: trasporti, mensa e mercato del lavoro. Su tali temi alzeremo l’attenzione durante il prossimo tavolo prefettizio, in programma lunedì prossimo".

Da lunedì scorso, inoltre, è ripartita la campagna “Ancora in campo” per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori agricoli. Il camper sosterà ogni giorno nelle campagne del Salento. Quest’anno, oltre alla presenza consolidata a Boncuri, sarà offerma assistenza sindacale e consulenza previdenziale anche nei centri di accoglienza dislocati nella provincia di Lecce (Sprar e Cas) e nelle Camere del lavoro comunali della Cgil.

Il sindaco: "Basta marchi infamanti"

Il sindaco di Nardò, Pippi Mellone, respinge qualsiasi suggestione che riporti indietro le lancette dell'orologio, quando l'agro di Nardò era al centro dell'attenzione mediatica sul piano nazionale: “Come sempre abbiamo fiducia nel lavoro di magistratura e forze dell’ordine e a loro ci rimettiamo. È utile ricordare in questo momento che da metà giugno è attivo il campo di accoglienza per lavoratori migranti presso Masseria Boncuri con 320 posti letto, docce e bagni gestito dalla associazione di Protezione Civile Misericordia. Il campo è aperto ai lavoratori del settore agricolo con contratto o iscritti in tale categoria presso il centro per l’impiego. Attualmente sono ospitati 202 braccianti. Dal 21 giugno è operativa, peraltro, l’ordinanza sindacale anticaldo che vieta il lavoro nei campi nelle ore più calde (dalle 12.30 alle 16.30) durante la stagione estiva. Un altro atto di buon senso che ha riscosso il plauso di tanti. Con la creazione del campo nell’agosto del 2017, grazie all’impegno della Regione Puglia e del presidente Michele Emiliano, Nardò è divenuto modello virtuoso ed esempio a livello nazionale. Questa, insomma, è una città che in questi tre anni si è decisamente scrollata di dosso marchi infamanti. Ben venga, dunque - auspica Pippi Mellone - qualsiasi attività investigativa a tutela di Nardò, della credibilità che è stata faticosamente riguadagnata e di coloro che lavorano nel rispetto delle regole”.

Bellanova: "La norma si dimostra molto preziosa"

“Quest’operazione segue di pochi giorni gli arresti di Foggia dove grazie alla nostra norma le imprese sono state sottoposte a controllo giudiziario per garantire continuità del lavoro e regolarizzazione dei lavoratori sfruttati". A parlare è la senatrice Teresa Bellanova, secondo la quale "ancora una volta si dimostra quanto quella norma sia uno strumento preziosissimo per combattere la piaga del caporalato e sostenere il lavoro regolare".

La senatrice si augura che "proprio in Puglia e per tempo siano state messe in campo da chi di dovere, a partire dal livello regionale, tutte le azioni tese a spezzare il legame malsano tra imprese, caporali, lavoratori, soprattutto organizzazione dei trasporti e dell’accoglienza. Il fatto che i lavoratori individuati nelle campagne di Nardò -fossero costretti a vivere in strutture fatiscenti indurrebbe a pensare, infatti, esattamente il contrario”.

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