Rapine seriali in poste e banche: tre arresti dopo “l’ultimo buco”

In tre in manette, nel blitz condotto dai carabinieri e denominato “Last hole”. L'indagine parte dal colpo a Caprarica di Lecce, il 23 gennaio scorso

Uno dei fotogrammi che hanno incastrato i tre.

LECCE – “State tranquilli: abbiamo le fascette per legarvi, eppure non lo faremo”. Ma quella “gentilezza” nei confronti delle vittime non è bastata per portare loro fortuna. “Last hole”, l’ultima rapina con buco, è costata nuovi guai ai tre rapinatori fermati lo scorso 13 aprile, in flagranza, dopo una rapina nelle poste di Cannole. Giuseppe Roberto Niccoli, 61enne di Brindisi, il cognato Salvatore Quinto, brindisino di 53 anni e Oronzo Sgura, 55enne di Ostuni, sono stati infatti nuovamente arrestati dai carabinieri della sezione operativa del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Lecce - guidati dal capitano Flavio Pieroni e dal tenente Valerio Monte -  nell’ambito di un’operazione denominata, appunto, “Last hole”, coordinata dal pm presso la Procura della Repubblica di Lecce, Giovanna Cannarile.

Il primo, Niccoli, era già detenuto nel carcere brindisino, gli altri due ai domiciliari. Ma, da questa mattina, anche questi ultimi sono stati ristretti in cella. Rispondono, oltre che di rapina a mano armata, anche di tentata rapina (per l’episodio di Cannole, fallito grazie al blitz e costato l’arresto), violazione di domicilio aggravata e ricettazione. I tre, raggiunti dallaIMG_6307-2 nuova misura di custodia cautelare emessa dal gip per il Tribunale di Lecce, Sergio Mario Tosi, sono stati accusati di aver messo a segno i colpi con la tecnica del foro sul muro e di aver eseguito una decina di sopralluoghi, tutti nel Salento, per studiare gli istituti di credito da colpire: a Lizzanello, Ruffano, Melissano, Muro Leccese e altri paesi del Tacco.

L’indagine e la solita tecnica del "buco"

L’attività investigativa è stata avviata a seguito di un colpo, messo a segno lo scorso 23 gennaio, ai danni dell’ufficio postale di Caprarica di Lecce. Dopo aver atteso con pazienza, per ore, l’arrivo del responsabile della filiale, lo avevano costretto a consegnare il bottino: una somma di oltre 18mila euro che, davanti a testimoni, hanno peraltro definito “una miseria”. Il 13 aprile successivo, durante un blitz dell’Arma, i tre individui sono però finiti in manette, per un colpo ai danni delle poste di Cannole tempestivamente sventato grazie all’arrivo dei militari della compagnia leccese e magliese. In quell’occasione, l’attività info-investigativa da parte degli inquirenti ha consentito di mandare in fumo i piani dei tre malviventi.

Subito dopo il colpo a Caprarica, i militari hanno recuperato i filmati delle le videocamere installate in via Roma. Non ve nerano nelle immediate vicinanze, ma allargando l'area analizzata, sono emersi alcuni fotogrammi che hanno evidenziato la presenza di una Fiat Punto risultata in uso a Niccoli, pregiudicato per reati di rapina (e raggiunto, nel settembre del 2013, anche da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale di Reggio Emilia per un colpo in concorso presso una banca e sequestro di persona). Oltre alla Punto di Niccoli, i carabinieri hanno notato anche una Lancia Ypsilon rubata a Lecce nel maggio del 2016. I passaggi di quei due mezzi sospetti lungo le strade nei paraggi delle poste colpite non potevano costituire una coincidenza.

Pedinati durante i sopralluoghi

Ecco perché i militari hanno tenuto sotto osservazione i tre individui, pedinandoli di giorno e di notte, anche nei luoghi frequentati di solito a Brindisi, per registrare i loro spostamenti. Durante i monitoraggi, Niccoli è risultato essere il “promotore” delle rapine col buco. Ha effettuato, nei comuni salentini, una decina di “ispezioni” nei pressi di poste e banche, potenziali destinatarie della “visita col foro”. Gli aIMG_6308-3ppostamenti registrati dai militari duravano tra i trenta minuti e l’ora circa. Durante quell’arco temporale, Niccoli era solito osservare gli uffici da colpire, valutandone i “parametri”. La condizione necessaria: lo sportello doveva essere adiacente a una casa abbandonata, o a un giardino, che consentisse alla banda di effettuare comodamente un buco sulla parete, per poi attendere i direttori da rapinare il mattino successivo. Lo dimostrano gli stessi filmati a disposizione degli investigatori. In un’occasione, per esempio, nei pressi della filiale della banca di Lizzanello, i tre hanno eseguito un buco sul muro di un edificio accanto. Hanno posato i propri attrezzi, per poi rimettere persino al proprio posto porta e lucchetto, per non dare nell’occhio. Nonostante il piano studiato fino all’ultimo dettaglio, però, il colpo non è mai stato portato a termine per pura sfortuna: la banca ha infatti affisso un messaggio, avvisando i clienti di alcuni interventi informatici in corso che non avrebbero consentito operazioni di cassa nelle ore successive. In questo caso, non potendo accertare il tentativo di rapina, ai tre è stata contestata la violazione di domicilio.

Il video: appostamenti di un'ora alla ricerca di case abbandonate e giardini

E non è tutto. Un altro appostamento è stato notato anche a Ruffano, sempre nei pressi di un istituto di credito, dove la banda ha cercato di praticare un foro sul muro adiacente, ma senza riuscirci: l’edificio era infatti isolato con delle lastre in metallo. Scoperto il trucco, i carabinieri hanno dunque installato delle videocamere, la sera del 10 marzo, nei pressi delle poste di Cannole. È qui che, la sera del 12 aprile, qualcosa ha cominciato a vacillare. Quinto e Niccoli, con la Fiat 500, quella sera hanno raggiunto l’abitazione attigua all’ufficio postale di Cannole, per aprirsi un varco da utilizzare il mattino successivo. Poco dopo è scattato il blitz quando i militari, mettendo peraltro a repentaglio la proprio sicurezza, hanno fatto irruzione nel locale, fermando i tre e mettendo sotto sequestro la Lancia rubata, risultata la stessa utilizzata a Caprarica. Provvidenziali, in quell’occasione, anche la descrizione degli occhiali da sole utilizzati da Sgura, tondi e con la montatura tartarugata e gli attrezzi rinvenuti: ricetrasmittenti, borsone e indumenti.

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