“Tornado”, cocaina e proiettili in casa di un carabiniere: patteggia 8 mesi

Un militare di Scorrano, in servizio a Viterbo, arrestato dai suoi colleghi nell’ambito del blitz antimafia delle ultime ore: in possesso anche di “erba” e sostanza da taglio

Un momento del maxi blitz.

VITERBO – Il “Tornado” continua a travolgere insospettabili cittadini.  Ha patteggiato per direttissima una pena a otto mesi di reclusione Daniele Cotardo, un carabiniere salentino in servizio a Viterbo, fermato dai suoi colleghi nell’ambito dell’operazione antimafia  denominata “Tornado”, scattata poche ore addietro nella zona del Magliese. Il militare, originario di Scorrano, compare tra i nomi dei 37 indagati ed è finito in manette con l’accusa di detenzione di droga e di munizioni.

Durante la perquisizione nel suo domicilio nel Lazio, infatti, gli uomini dell’Arma hanno rinvenuto circa 60 grammi di marijuana, 40 grammi di cocaina e sostanza da taglio. In casa, inoltre, sono anche spuntati alcuni proiettili: il tutto è stato sottoposto a sequestro e il carabiniere è finito in manette, ristretto ai domiciliari nella propria abitazione. Il blitz di poche ore addietro è stato condotto dal Nucleo operativo e radiomobile di Maglie, da un’indagine avviata nel settembre del 2017. Un'inchiesta che siè poi estesa, a cerchi concentrici, fino ad assorbire anche gli accertamenti sull'omicidio di Mattia Capocelli, il 28enne freddato a Maglie, nella notte fra il 24 e il 25 aprile scorso.

 Le operazioni sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, nella persona del sostituto procuratore Maria Vallefuoco e dell’aggiunto Guglielmo Cataldi.  Un gruppo “emergente” vicino alla Sacra Corona Unita, dedito ad estorsioni, spaccio di droga, armi e connivenze con la politica locale, è stato smantellato grazie a una paziente serie di intercettazioni e appostamenti da parte dei militari dell’Arma magliesi, guidati dal tenente Gaetano Piazza e dal capitano Giorgio Antonielli. Nel vortice dei vari intrecci relazionali anche con personaggi noti della malavita locale, come la figura di Giuseppe Amato alias Padreterno, sono finiti diversi nomi di inimmaginabili cittadini. Fra cui quello del primo cittadino di Scorrano, Guido Nicola Stefanelli, ora indagato a piede libero per concorso esterno in associazione mafiosa: è stato accusato di aver usufruito di questo nuovo clan, composto da giovani e inesperti membri, in cambio della gestione di un parco pubblico, dei parcheggi comunali e di una licenza per un chiosco-bar.

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