A riva galleggia un fusto con il simbolo del teschio e arriva il nucleo specializzato

Apprensione per il ritrovamento di un bidone che conteneva in origine tetracloroetilene per lavaggi a secco, ma ormai disperso o miscelato all'acqua marina. E' stato messo in sicurezza

L'intervento di questa notte a Gallipoli.

GALLIPOLI – Apprensione e curiosità sono state le due sensazioni che si sono sovrapposte, nella notte, in chi ha adocchiato un fusto, con l’inequivocabile simbolo del teschio con le tibie incrociate che indica il rischio chimico, galleggiare a riva sul lungomare di Gallipoli, non lontano da un lido, sulla litoranea per la Baia Verde.

Sembra destino che nella Città Bella, d’estate, debbano capitare le vicende più bizzarre. Ma, è bene chiarirlo subito, non c’è alcun pericolo reale, in questo caso: ben presto gli esperti hanno capito di cosa si trattasse e i rischi sono ormai praticamente pari a zero. Il fusto, infatti, di 25 chili, conteneva in origine tetracloroetilene. Non che si tratti di una sostanza innocua, sia chiaro, anche se la tossicità non è più elevata di altri composti. Ma ormai si deve essere dispersa, e da chissà quanto tempo, o comunque miscelata all’acqua marina, vista la presenza di un foro provocato dalla corrosione (le cosiddette correnti galvaniche) sulla linea di galleggiamento.

Il bidone, di certo, si trovava quasi spiaggiato a riva, ben visibile e chiaramente in molti si sono preoccupati. E’ stato richiesto un intervento specifico, tanto che sul posto sono intervenuti, verso l’una di notte, non sono i vigili del fuoco “ordinari”, della squadra locale, ma anche quelli del Nucleo Nbcr  (acronimo che sta per nucleare, biologico, chimico e radiologico).  

Dall’etichettatura sul fusto hanno intuito che  dovesse aver contenuto tetracloroetilene e una prima conferma è arrivata dall’Arpa. Sul posto sono giunti anche gli agenti di polizia locale e il fusto è stato trasportato in una zona sicura, all’aperto, nelle pertinenze di un edificio comunale, in attesa di un prelievo per avere la certezza definitiva sul tipo di sostanza e, quindi, per procedere allo smaltimento più appropriato, viste che è conIMG-20170808-WA0002_1502179329799-2siderato “rifiuto pericoloso”.

La sostanza, di cui qualcuno s’è sbarazzato nel modo sicuramente meno opportuno, è usata principalmente nelle lavanderie a secco, ma anche per sgrassare metalli. I problemi principali per la salute si possono manifestare nel caso di un’esposizione prolungata. Per l’ambiente non è un toccasana, ovviamente, ma, come detto, rischi reali non se ne possono ormai più ravvisare. Certo, meglio sarebbe veder affiorare delfini festanti, invece di fusti con i teschi. Ma, si sa, il mare è diventato la più grande pattumiera del genere umano.

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