Bimbo costretto a mangiare la polpetta caduta a terra e picchiato: condannata la maestra

Confermata in Appello la sentenza emessa riguardi di Rosa Caterina Perrone, la 46enne di Trepuzzi accusata di maltrattamenti e violenza privata nei riguardi di allievi tra i tre e i quattro anni

LECCE - Avrebbe costretto un bambino di tre anni a mangiare la polpetta che gli era caduta a terra, colpendolo più volte alla testa per rendere il suo ordine più “chiaro”. E’ questo uno degli episodi per i quali è stata riconosciuta ancora una volta la responsabilità (per maltrattamenti e violenza privata) della maestra Rosa Caterina Perrone, 46 anni di Trepuzzi. La Corte d’appello di Lecce ha confermato la condanna a tre anni e mezzo di reclusione che le era stata inflitta in primo grado.

La sentenza emessa il 6 febbraio di un anno fa dal giudice della prima sezione penale Maddalena Torelli contemplava anche il risarcimento del danno alle parti civili: 10mila euro al ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca; 12mila euro a testa a due coppie di genitori (che erano assistiti dagli avvocati Giuseppe Lefons e Salvatore Arnesano) e, in solido con il ministero, 15mila euro in favore di un bimbo costituitosi con la famiglia (difesa dall’avvocato Ester Nemola), più 3mila euro a ciascun genitore.

I fatti risalgono al 2010 e al 2011, quando gli allievi avevano tra i tre i quattro anni.

La prima a sporgere denuncia fu proprio la madre del bimbo “reo” di far cadere il cibo per terra perché, vista l’età, non riusciva a coordinare adeguatamente i movimenti della mano col cucchiaio. La donna notò malesseri nel figlioletto: non voleva andare a scuola e si rifiutava di mangiare. Con le indagini, condotte dal pubblico ministero Roberta Licci sono poi emersi altri casi.

L’imputata era difesa dall’avvocato Antonio Savoia.

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