Si fingono carabinieri del Nas per multare i maneggi: arrestati marito e moglie

Una coppia salentina avrebbe eseguito controlli sanitari fasulli ai danni di venditori di bestiame, spillando loro decine di migliaia di euro

LECCE – “Chiamo dal Nas”. Nucleo antisofisticazione e sanità. Solo sentire per telefono che si correva il rischio di una visita a domicilio e che la scure di sanzioni pesanti, per decine di migliaia di euro, si sarebbe sicuramente abbattuta su di loro, incuteva ansia nei malcapitati. Vittime scelte con il lanternino. Spesso anziane e quindi forse più facili da raggirare. Almeno, così dovevano vederla Luigi e Caterina Bevilacqua, coniugi di Casarano (stesso cognome anche prima di sposarsi), lui di 44 e lei di 37 anni.

Non tutti, però, sono cascati a piombo nel pozzo del raggiro. Qualcuno ha fiutato il tranello. Alla fine sono arrivate le denunce, ai carabinieri veri, e il gioco è stato smascherato.

Si faceva chiamare “dottoressa Pepe” o “dottoressa Pagliarulo”, lei. E aveva il compito preciso di prendere contatto soprattutto con ex clienti del marito (proprietari di maneggi o comunque acquirenti di cavalli e pony per scopi agricoli). Lui, il mondo equino, lo conosce bene. Un’astuzia per apparire da subito credibile, ovvero presentandosi già con la conoscenza di dettagli precisi sulle attività.

Nell’articolato inganno, infatti, Luigi Bevilacqua era spesso chiamato in causa quale soggetto su di cui, a sua volta, si erano abbattute sanzioni per irregolarità nelle transazioni.  E così, in breve, sua moglie (che loro evidentemente non avevano mai visto prima), fingendosi un’autorità, spiegava ai raggirati che sarebbe stato meglio conciliare.

Ci si poteva pure accordare per la somma, infatti, faceva sapere. Con sanzioni ridotte. Ma se la proposta non veniva accolta subito, ecco la minaccia: “Allora verranno i Nas”. Da qui l’accusa di estorsione, alla quale si aggiunge quella di sostituzione di persona. I veri carabinieri, appunto.          

Ogni cosa era stata orchestrata talmente bene, che i due avevano prodotto anche materiale. Un bollettino falso, assolutamente inesistente nella realtà, per versare su un conto fittizio intestato a “N.A.S. Nucleo Operativo”. Dove arriva l’ingegno per spillare soldi. Ovviamente, se le vittime chiedevano ulteriore riscontro cartaceo dopo aver versato la sanzione, la coppia scompariva inghiottita nel nulla. 

Cinque sono le vittime accertate, ma potrebbero essere di più. Per ora si tratta di persone residenti a Tricase, Casarano, Diso, Melissano e Calimera, che hanno tutte sporto denuncia. Alcune dopo essere state rintracciate e rese edotte di tutto dai veri militari, quelli delle compagnia di Tricase e Casarano, che con il Nas di Lecce hanno chiuso il cerchio sui coniugi Bevilacqua.

Tanto grave la posizione dei due, che il sostituto procuratore Giovanni Gagliotta ha chiesto e ottenuto dal gip Cinzia Vergine un ordine di carcerazione. Entrambi ora si trovano a Borgo San Nicola.

Questa mattina, il tenente colonnello Saverio Lombardi, a capo del Reparto operativo, con i capitani delle compagnie di Casarano e Tricase, i capitani Clemente Errico e Simone Clemente, e i (veri) militari del Nas, hanno tenuto una conferenza stampa per illustrare i dettagli di casi che non sono nemmeno unici in Italia. Anche altrove, infatti, sembra che sia in voga l'escamotage di presentarsi come forze dell'ordine, minacciando sanzioni. 

(Il video: "Operazione cavallo di Troia")

IL PRIMO CASO

bollettino-2In ordine cronologico, il primo episodio è del dicembre del 2015. Dopo aver acquistato un cavallo, un malcapitato era stato rintracciato per telefono dalla donna per essere informato di una multa choc, da 6mila euro. Conosceva molti particolari sulla transazione, tutti veritieri, il che l’aveva fatta apparire in qualche modo credibile.

Dato che a suo dire il termine sarebbe scaduto quel giorno stesso, entro la mezzanotte, sarebbe stato meglio provvedere al più presto. E di fronte alle contestazioni, l’uomo si era sentito minacciato per via di possibili “controlli alla stalla con tutte le conseguenze del caso”. Un buon modo per arrivare al quid, proporre una soluzione alternativa e a lui più favorevole. Avrebbe potuto, per esempio, risolvere tutto versando mille e 500 euro in solido col venditore, Luigi Bevilacqua. Suo marito, nella vita reale, ma ovviamente particolare assolutamente sconosciuto al poveretto per il quale lei non era né più, né meno che un medico del Nas.

Alla fine la vittima aveva preferito cedere al ricatto di una “multa” poi ridotta, dietro insistenze, a 800 euro, sempre in solido col venditore. Nel suo caso, avrebbe dovuto versarne 450.

La sedicente dottoressa del Nas si era proposta di contattare personalmente Bevilacqua, affinché si recasse presso di lui a riscuotere la somma. Fatto avvenuto dopo una ventina di minuti. Bevilacqua, che la vittima conosceva già, si era quindi presentato accompagnato da una donna, che solo in seguito sarebbe stata riconosciuta nella moglie. Dopo neanche un paio d’ore, la vittima aveva ricevuto una nuova telefonata. Sempre lei, la “dottoressa”. Secondo la quale gli uffici di Roma non avevano accettato il pagamento di sole 800 euro. “Il computer non riconosce tale importo essendo inferiore a quello del verbale originario”.

Come risolvere il caso? Semplice: pagare l’ulteriore somma richiesta, 350, euro, consegnata poco dopo con le stesse modalità nelle mani della donna.

Fine della storia? Macché. La persecuzione era proseguita nella serata. Ancora una telefonata e sempre per lo stesso problema tecnico. Insomma, doveva versare altro denaro per evitare l’attivazione del procedimento originario. Di fronte alle recriminazioni della vittima, la donna aveva replicato che lo avrebbe contattato il “collega di Roma”. Poco dopo, in effetti, qualcun altro (forse un complice, al momento però non indagato) l’aveva chiamato, qualificandosi quale “impiegato del Nas di Roma”, confermandogli la necessità di integrare il pagamento. Alla fine, si era persuaso a versare.

IL SECONDO EPISODIO

unnamed-39-6Il 2 gennaio scorso, il titolare di una stalla, aveva ricevuto una telefonata sempre dalla stessa donna che, dopo aver chiarito i termini della vicenda con la consueta ricchezza di particolari, l’aveva accusato d’irregolarità nella vendita del capo equino al solito Luigi Bevilacqua. Tale anche la competenza tecnica manifestata dalla sedicente dottoressa, che la vittima aveva finito per darle credito, consegnandole prima 750 euro, cioè la metà della somma richiesta entro le ore 12 dello stesso giorno, “altrimenti scatta la sanzione di 16mila euro”. Poi, altri 500, pari alla metà della somma ulteriore richiestagli, sempre per evitare guai più grossi.

Ma di fronte alla richiesta di ulteriori 480 euro, scontati a 380 (quanta grazia!), la vittima alla fine si era opposta, se non in cambio di una regolare ricevuta. Da qui, pure l’ira della donna: “Stai molto attento, che se veniamo noi a fare un controllo alla tua stalla, sono dolori per te”. Minaccia inequivocabile.

E FANNO TRE

unnamed-39-7Alla terza vittima era stata contestata la vendita di un cavallo senza averlo preventivamente sottoposto agli accertamenti sanitari. Un’irregolarità, per cui la donna gli aveva contestato “un verbale di circa 2mila 200”, ma che avrebbe potuto bloccare, riducendolo a mille e 600 euro, se il versamento fosse stato effettuato entro le ore 8,30 del giorno successivo e suggerendo di consegnare 800 euro contanti nelle mani di Luigi Bevilacqua, fornendogli il recapito telefonico. Ma dato che la vittima aveva trovato scomodo l’appuntamento, aveva preferito effettuare un vaglia postale.

Dopo il versamento, l’anziano aveva ricevuto rassicurazione della “dottoressa Pepe del Nas” sulla ricezione dell’importo. Pochi giorni dopo, però, ecco un’altra di pagamento di 480 euro invece di 600, purché si fosse svolto subito.

La vittima, però, aveva iniziato a nutrire qualche sospetto e informandosi sulla procedura, scoprendo quanto fosse irrituale, si era accordata con i carabinieri di Calimera. Aveva così fissato un appuntamento con Luigi Bevilacqua, però, non si era presentato. Forse aveva intuito qualcosa.  

LA QUARTA VITTMA FIUTA SUBITO IL TRANELLO

La quarta vittima una sera era stata contattata dalla sedicente “dottoressa Pagliarulo o Tagliarulo Antonietta, del Nas dei carabinieri di Bari” per una “situazione di irregolarità” relativa alla vendita di un capo equino imputabile all’attività del defunto padre”.

Il rischio, una multa da 6 a 12mila euro, somma “riducibile a titolo di amicizia e riconoscenza verso il padre a mille e 700 euro”. In seguito, un’altra telefonata, nella mattinata, con l’esortazione “a pagare entro le ore 10 la somma di mille e 700 euro”, per evitare che la multa lievitasse a 16mila, senza però spiegare le modalità di versamento, limitandosi a riferire di un “un pagamento in via telematica” secondo un non meglio precisato “articolo 179”.

Sarà che questa volta la vicenda era parsa un po’ troppo macchinosa, ma, nutrendo forti dubbi, la vittima non solo non aveva pagato: aveva anche denunciato subito l’accaduto ai carabinieri.

QUINTO E ULTIMO CASO

La quinta vittima aveva ricevuto la solita telefonata da una donna spacciatasi per un’appartenente ai Nas. Aveva chiesto, ricevendo conferma, circa possesso di un asinello e di un pony. La vittima aveva spiegato ai carabinieri che a dire della donna, ancora non erano stati registrati a suo nome e che per evitare una sanzione e un controllo, il giorno dopo doveva versarem, entro le 12, mille e 700 euro. In caso contrario, la sanzione sarebbe salita a 12mila con tanto di visita dei carabinieri del Nas.

Preoccupato, il proprietario degli animali aveva preso contatto con la persona dalla quale li aveva acquistati, raggiungendo con lui Casarano, per incontrare tale “Caracciolo”. Tutto questo mentre continuavano a giungere telefonate della “dottoressa” che chiedeva con insistenza che fine avesse fatto il versamento.

Spaventato e in preda al panico aveva assistito a un litigio tra il venditore, il tale “Caracciolo” (ossia Luigi Bevilacqua) e la moglie di quest’ultimo. Una vera e propria messa in scena. Ebbene, “Caracciolo” millantava il possesso del fantomatico verbale, sosteneva di aver prelevato il denaro e di averlo consegnato alla moglie che a sua volta aveva risposto che si sarebbe recata presso l’ufficio postale a fare subito il versamento. E poco dopo, l’uomo aveva ricevuto una telefonata da parte della “dottoressa” che affermava di aver riscontrato l’avvenuto versamento.

LE INDAGINI

Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Gagliotta, hanno permesso di raccogliere testimonianze di persone presenti ai fatti e a individuare la coppia. Altri riscontri sono arrivati dall’analisi dei tabulati telefonici e dei vaglia postali.

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Questa mattina, durante le perquisizioni domiciliari, i carabinieri hanno trovato e sottopoto a sequestro alcune copie di pagamenti mediante bollettino postale intestati falsamente al Nas. Inoltre, i carabinieri del Nas hanno trovato due “passaporti” di equini risultati venduti senza comunicazioni all’autorità sanitaria per cui sono state elevante sanzioni amministrative per mille e 200 euro. Le uniche sanzioni reali di tutta questa storia.  E al vaglio degli investigatori vi sono anche altri episodi. Può darsi che i due svolgessero anche altri tipi di “affari”.

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