Il “cavallo di ritorno” e il boss Nisi: sei arresti per estorsioni e armi

L'operazione "Pozzino" dei carabinieri di Copertino è scattata all'alba: i fermati rispondono di numerosi reati, tra i quali anche spaccio di droga, furti e ricettazione

La conferenza stampa di questa mattina.

COPERTINO – Il “cavallo di ritorno” si è rivoltato contro la banda. In sei, all’alba, sono stati destinatari di altrettante misure di custodia cautelare, nel blitz condotto dai carabinieri della tenenza di Copertino e della compagnia di Gallipoli, e denominato “Operazione Pozzino”.  Si tratta del boss Roberto Nisi, 60enne leccese già detenuto nel carcere di Favignana; di Marco Caramuscio, 33enne di Monteroni di Lecce ritenuto in passato vicino al clan Tornese e ristretto nell’istituto di pena di Taranto; Antonio Vadacca “detto Cacà”, 43enne di Monteroni (assistito dall'avvocato Massimo Bellini); Luigi “Gino” Tarantini, 66enne di San Pietro in Lama, nome conosciuto perché coinvolto nella Strage della Grottella del dicembre del 1999; Andrea Mancarella, 33enne di Lequile e Biagio Pagano, coetaneo di Copertino. Dei sei arrestati, soltanto nei confronti di Vadacca il gip del Tribunale di Lecce, Cinzia Vergine, ha disposto i domiciliari.

Rispondono, a vario titolo, di numerosi reati: si parte dall’associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni – contestato a Caramuscio, Pagano e Mancarella – ai furti di autovetture e mezzo agricoli, ricettazione, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, porto e detenzione di armi comuni da sparo. Nell’operazione sono coinvolti ulteriori 43 indagati, molti dei quali spacciatori al dettaglio del nord Salento. L’indagine dei militari, coordinati dal luogotenente Salvatore Giannuzzi, a capo della tenenza copertinese, prende il via tra il 2011 e il 2012. Sono anni in cui giungono in caserma almeno 35 denunce di estorsioni. Il trucco, utilizzato dalla banda di malviventi, era sempre lo stesso: dapprima rubavano vetture, attrezzi e mezzi agricoli senza risparmiare il capoluogo salentino, per poi restituire la refurtiva dietro una somma in denaro. Il furto dal quale sono partiti gli inquirenti è quello di un furgoncino Fiat Doblò, per il quale sono stati richiesti alla vittima tremila euro. Ma è soltanto la prima delle estorsioni scoperta.

Episodio dopo episodio, gli investigatori giungono a stanare non soltanto i presunti responsabili, ma anche il loro fortiStill0222_00004-2no: si tratta di un’antica masseria, in contrada “Pozzino” - nelle campagne strategiche di San Pietro in Lama – da cui prende anche il nome l’operazione scattata alle prime luci dell’alba. E’ tra quelle mura fortificate e protette che i membri del gruppo pianificavano nel dettaglio il proprio business, che non era soltanto composto da furti di veicoli. Tutt’altro.

I colpi ai danni di vetture, infatti, costituivano soltanto una minima parte degli incarichi criminali della banda. Quest’ultima aveva intrapreso anche una redditizia attività di spaccio di stupefacenti. Ma l’aspetto curioso è dato soprattutto dal fatto che le piazze in cui smerciare droga erano quelle distanti dal loro territorio: Trepuzzi e Squinzano, in primis. Ed è soprattutto nelle due cittadine a nord di Lecce che sono finiti nei guai numerosi dei 43 indagati. Con i proventi della vendita di sostanze, l’associazione poteva acquistare le armi che,  a turno, sarebbero state messe a disposizione dei componenti.

Di queste non vi è traccia fisica, né sarebbero state utilizzate in rapine o altri, gravi fatti di cronaca. Ma le intercettazioni rilevate dagli inquirenti non hanno lasciato alcun dubbio sull’esistenza di armi che, sempre stando ai riscontri investigativi, venivano gestite da Nisi e Tarantini. Si tratta di due personaggi di spicco della malavita salentina. Il primo, infatti, fu coinvolto nella terribile strage, alla periferia di Copertino, che poco prima di Natale di 17 anni addietro, fece perdere la vita a tre guardie giurate, a bordo di un furgone portavalori, a seguito di un vero e proprio assedio con kalashnikov e bombe a mano. In particolare, Tarantini avrebbe offerto, dopo l’accaduto, protezione e nascondigli al pentito Vito Di Emidio, alla guida della banda che assaltò il mezzo. Nisi, di contro, è uno dei criminali di spessore del Tacco. Al momento detenuto, dopo una latitanza terminata nel 2012, è stato coinvolto nei principali blitz contro la malavita. Il suo arresto, nell’ambito dell’operazione “Cinemastore”, scatenò una vera guerra tra faide cittadine, per la successione al potere e al controllo delle attività di spaccio.

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