Mafia nigeriana, maxi blitz. Scatta un arresto anche a Lecce

Trentadue indagati nella più vasta operazione mai svolta in Italia, diramatasi da Bari verso altre regioni italiane e all'estero. Fra loro, anche un 29enne che due anni addietro picchiò e violentò una ragazza che non voleva prostituirsi

BARI –Shaban Ahmed, 29enne, è uno dei trentadue nomi nella lista dei presunti appartenenti alla cosiddetta “mafia nigeriana”, per i quali, nella notte, sono scattate le manette, in un’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Bari, eseguita dalla squadra mobile del capoluogo pugliese ed estesa in tutta Italia e non solo. Shaban, inserito in questo contesto, in cui l’accusa è di associazione mafiosa, risiedeva a Lecce ed è qui che la polizia l’ha rintracciato e ammanettato.   

Puglia, Sicilia, Campania, Calabria, Marche, Basilicata, Lazio, Emilia Romagna, Veneto e nazioni estere (Germania, Francia, Olanda e Malta) sono le località in cui è scattato il blitz, con la partecipazione del Servizio centrale operativo sul territorio nazionale e dell'Interpol nei Paesi stranieri.   

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Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù, estorsioni, rapine, lesioni personali, violenza sessuale, uso di armi bianche e sfruttamento della prostituzione e dell’accattonaggio sono fra i reati contestati a vario titolo agli indagati, nell’operazione in materia di mafia nigeriana con il più alto numero di arrestati mai avvenuto in Italia.

Proprio una delle storie che vedono al centro Shaban, dimostra il grado di spietatezza dell’organizzazione. Due anni addietro, fu arrestato insieme ad un altro nigeriano, perché tentò di trascinare con sé, a Lecce, da Foggia, una ragazza di 20 anni con l’intenzione di farla prostituire. Da poco arrivata in Italia, via Libia, proprio per sfuggire a una vita di sfruttamento, lei si ribellò, finendo per essere picchiata e abusata sessualmente da Shaban, con l’aiuto del complice.  

Due feroci confraternite in lotta

I trentadue arrestati, insieme a molte altre persone al momento non identificate, sono accusati di aver fatto parte di due distinte associazioni a delinquere di stampo mafioso, di natura cultista, operanti nella provincia di Bari, quali cellule autonome delle fratellanze internazionali denominate “Supreme Vikings Confraternity - Arobaga” e “Supreme Eiye Confraternity”, che hanno agito per lungo tempo allo scopo di ottenere il predominio sul territorio barese e di gestire i propri affari illeciti.

Le indagini della squadra mobile barese hanno preso avvio dalle denunce sporte, sul finire del 2016, da due cittadini nigeriani ospiti del Centro di accoglienza richiedenti asilo di Bari, i quali hanno dichiarato di esser stati vittima di pestaggi, rapine e ripetuti tentativi di condizionamento per esser ‘arruolati’ tra le fila di un gruppo malavitoso che stava espandendo la sua influenza all’interno del Centro, poi scoperto essere quello dei cosiddetti “Vikings”.

I dettagli contenuti nelle denunce permettevano di comprendere che molte delle violenze commesse dagli ospiti nigeriani del Cara nei mesi successivi non erano casi isolati, ma si inserivano in un contesto di scontri tra le due principali gang criminali qui presenti, quella dei “Vikings” e quella degli “Eyie”, la prima più numerosa e più violenta della seconda. Entrambe reclutavano nuovi adepti attraverso cruenti riti di iniziazione consistenti in ‘prove di coraggio’, per tentare di prevalere l’una sull’altra e commettevano violenze, rappresaglie e punizioni fisiche (il cosiddetto “Drill”, da cui il nome dato all’odierna operazione).

La prostituzione tra gli affari più lucrosi

Si sono registrati casi di inaudita violenza nei confronti di coloro che non accettavano di aderire alle confraternite o che non ne rispettavano le regole. Le vittime hanno raccontato agli investigatori di veri e propri pestaggi, frustate, pugni, calci e bastonate con l’utilizzo di spranghe, mazze e cocci di bottiglia. Nei confronti delle donne nigeriane, in particolare, è emersa anche la vessazione psicologica riservata ad un ceto ritenuto inferiore, buono solo a soddisfare le esigenze sessuali della comunità maschile e, soprattutto, a produrre denaro attraverso lo sfruttamento della prostituzione, quest’ultima, fra le principali attività illecite condotte dalle associazioni mafiose.

Le attività informative e i canali di collegamento con le autorità estere, hanno consentito di individuare i Paesi in cui altri appartenenti alle confraternite nigeriane si erano di recente trasferiti. Nella nottata di oggi, poi, il blitz, fra Bari e le province di Taranto, Lecce, Caserta, Roma, Ancona, Matera, Reggio Emilia, Cosenza, Trapani e Rovigo, in contemporanea con l’Interpol per i mandati d’arresto europei.

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