Bracciante sudanese morto nelle campagne, eseguito esame autoptico

L’autopsia ha sciolto solo in parte i dubbi sulla morte di Mohammed Abdullah, l’uomo di 47 anni originario del Sudan stroncato da un malore mentre era al lavoro nelle campagne di Nardò. L’esame autoptico ha evidenziato che a causare il decesso è stato un arresto cardiaco

LECCE – L’autopsia ha sciolto solo in parte i dubbi sulla morte di Mohammed Abdullah, l’uomo di 47 anni originario del Sudan stroncato da un malore mentre era al lavoro nelle campagne di Nardò. L’esame autoptico, eseguito dal medico legale Alberto Tortorella, ha evidenziato che a causare il decesso è stato un arresto cardiaco. Bisognerà però attendere gli esiti degli esami istologici per avere un quadro più chiaro della vicenda e capire se la morte sia dovuta a patologie pregresse o legata alle durissime condizioni di lavoro del 47enne. L’esperto nominato dalla Procura è stato affiancato dal consulente nominato dai legali della famiglia dell’uomo, il medico legale Roberto Vaglio, e da quello nominato dagli indagati: Francesco Faggiano.

Proseguono le indagini dei carabinieri della compagnia di Campi Salentina e degli uomini dello Spesal (acronimo di Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro, un settore del dipartimento di prevenzione delle Asl, che in casi come questi svolgono a tutti gli effetti funzioni di ufficiale di polizia giudiziaria e conducono le indagini relative agli infortuni sul lavoro) per stabilire le circostanze in cui è avvenuta la tragica morte. I sopralluoghi eseguiti hanno evidenziato lo stato di estremo degrado in cui i braccianti vivono.

Gli investigatori devono verificare se sul luogo della tragedia siano state rispettate tutte le norme previste dal testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro e se vi siano ipotesi di reato riconducibili al cosiddetto decreto legge sul caporalato. Gli inquirenti stanno passando al setaccio, oltre ai luoghi di lavoro, anche le posizioni dei lavoratori extracomunitari impiegati nella raccolta. Almeno tre le posizioni sospette già riscontrate dagli investigatori.

Violazioni che potrebbero aggiungersi all’accusa di omicidio colposo già formulata a carico di tre persone già iscritte nel registro degli indagati dal pubblico ministero Paola Guglielmi. Si tratta della titolare dell’azienda agricola in cui il bracciante lavorava e il marito, Giuseppe Mariano, 76enne originario di Scorrano, (già coinvolto in un’altra inchiesta sullo sfruttamento della manodopera africana nella raccolta delle angurie) e il presunte intermediario di nazionalità sudanese, a cui gli investigatori hanno sequestrato un quaderno con i nomi e i compensi dei lavoratori impiegati come braccianti.

Il sospetto è che i braccianti possano essere stati reclutati secondo i principi più classici del caporalato, una piaga tristemente nota nel Salento, che affonda le radici nel tempo e difficile da sradicare. Secondo quanto emerso la vittima avrebbe accusato un malore precedente a quello che ha spezzato la sua vita che, con le dovute cure e l’assistenza necessaria, poteva forse essere salvata. 

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