LECCE - Massimo Buonerba, l'ex consulente giuridico dell'allora sindaco di Lecce Adriana Poli Bortone, arrestato lo scorso 13 dicembre dagli uomini della guardia di finanza di Lecce nell'ambito dell'inchiesta sulle presunte tangenti legate al progetto del filobus nel capoluogo salentino, appare come un uomo duramente provato, nel fisico e nella mente, dagli oltre sessanta giorni trascorsi nel carcere di Borgo San Nicola. Le sue condizioni di salute infatti, sembrano aggravarsi ogni giorno di più. Martedì mattina, durante l'ora d'aria nel cortile del carcere di Borgo San Nicola, il professore leccese ha accusato un malore, tanto da perdere conoscenza. A soccorrerlo sono stati alcuni detenuti e gli agenti della polizia penitenziaria. E' stato poi il medico in servizio nella casa circondariale a disporre l'immediato trasferimento nel pronto soccorso dell'ospedale "Vito Fazzi", dove il detenuto è stato sottoposto ad alcuni controlli clinici. Subito dopo i controlli, però, Buonerba è stato subito riaccompagnato in carcere, nonostante le sue condizioni siano ogni giorno più critiche.
"Né io, né i familiari siamo stati avvisati di questo grave episodio - denuncia l'avvocato Sabrina Conte, legale di Massimo Buonerba -, l'ho scoperto solo oggi durante il colloquio. Ritengo sia grave e inumano trattare in questo modo un detenuto cardiopatico, con gravi patologie accertate dagli stessi consulenti del Tribunale". L'avvocato Conte ha già inoltrato richiesta di ottenere copia del diario clinico alla direzione del carcere e di sottoporre
a una nuova visita cardiologica, affinché siano accertate le condizioni attuali di salute del suo assistito. Nel carcere di Borgo San Nicola le condizioni dei detenuti sono particolarmente difficili, con il riscaldamento acceso solo un'ora al giorno e costretti a stare in tre in una cella progettata per una sola persona.
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Nei giorni scorsi il gip del Tribunale di Lecce, Antonia Martalò, ha rigettato l'istanza di scarcerazione presentata dal legale di Buonerba, l'avvocato Sabrina Conte. L'istanza di revoca della misura cautelare emessa nei confronti del professore leccese si basava sulla presunta incompatibilità con il regime carcerario per le cattive condizioni di salute. Una tesi che sarebbe stata però smentita dalla consulenza medica eseguita dal cardiologo Giuseppe Ruberti e dallo psichiatra Domenico Suma, secondo cui il professore potrebbe ricevere le cure necessarie anche in carcere.
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