Gli ulivi con xylella rivegetano e producono. Dalla ricerca ancora buone notizie

Illustrati presso la Camera di Commercio i primi parziali risultati di una sperimentazione in corso da cinque mesi, condotta da specialisti dell’Università di Foggia con il patrocinio di Copagri. Semplici trattamenti di sostegno alla pianta malata si rivelano efficaci per una convivenza con il batterio

Antonia Carlucci illustra i primi risultati.

LECCE – Ancora una volta segnali incoraggianti per arginare le conseguenze della diffusione del batterio della xylella fastidiosa. Dopo i primi risultati della sperimentazione in corso da parte dell’Università del Salento nel settore delle nanotecnologie, arriva dalla ricerca sul campo un’altra risposta confortante, seppur parziale.

Infatti, mentre l’apparato commissariale e burocratico dello Stato, in ottemperanza alle direttive che giungono da Bruxelles, prosegue nelle operazioni di eradicazione ai confini settentrionali della Provincia di Lecce, dal laboratorio a cielo aperto attivato da cinque mesi nel Gallipolino, zona dei primi focolai, giungono risultati parziale che inducono ad un cauto ottimismo.

Antonia Carlucci e Francesco Lops dell’Università di Foggia, che hanno coordinato le ricerche su iniziativa di Copagri, la collaborazione di aziende e proprietari che hanno offerto i propri terreni, ma senza un euro di contributi pubblici, hanno illustrato oggi presso la Camera di Commercio di Lecce lo stato dell’arte.

Intanto si può già affermare –considerando che la sperimentazione terminerà ad aprile con la conclusione del ciclo biologico – che i circa 120 ulivi (tutti sintomatici già all’osservazione iniziale) sottoposti ad un massimo di sei trattamenti con l’utilizzo, anche in maniera combinata, di prodotti a basso o nullo impatto ambientale, hanno ripreso a vegetare e produrre, pur confermando nei tre prelievi effettuati nell’arco di questi cinque mesi, la permanenza del batterio.  

D’altra parte la ricerca era stata indirizzata sin dalla conferenza stampa di presentazione, il 16 marzo scorso, non all’individuazione di un sistema per eliminare la xylella, ma di rendere possibile la convivenza tra la pianta e quello che è considerata la causa del complesso del disseccamento rapido dell’ulivo. E una buona “manutenzione” della pianta si starebbe rivelando efficace. Certo, resta da capire – hanno avvisato i ricercatori - se il batterio deve ancora dispiegare tutta la sua capacità distruttiva nelle piante osservate, ma è solo una questione di tempo. Intanto gli alberi hanno ripreso rapidamente vigore e producono olive. Nessun trionfalismo, quindi, ma la consapevolezza che il cammino intrapreso può portare lontano.

Fabio Ingrosso, presidente di Copagri, è stato tra i primi, sul territorio salentino, a rivendicare l’urgenza della sperimentazione in un momento in cui regnava la massima confusione, a tutti i livelli: “Fino ad oggi siamo rimasti in silenzio perché attendevamo questi risultati per vedere se le piante oltre allo sviluppo fogliare fornivano anche quello di olive”.

Alla presentazione dei risultati ha partecipato anche Silvio Schito, direttore dell’Osservatorio fitosanitario regionale, che da una parte ha comunicato la pubblicazione di tre nuovi bandi per la ricerca da parte della Regione Puglia e auspicato che si possano ottenere risultati conclusivi quanto prima, in modo da farli pesare sui tavoli dove vengono prese le decisioni politiche comunitarie, dall’altro ha ribadito la necessità di applicare leggi e regolamenti che provengono direttamente da un fonte normativa gerarchicamente superiore a quella nazionale.

A fare gli onori di casa il presidente della Camera di Commercio, Alfredo Prete, che senza troppi giri di parole ha indicato due aspetti che hanno aggravato il problema: “E’ tipico di noi salentini – ha commentato riguardo al primo punto - non preoccuparci fino a che una questione non tocca le nostre tasche. Abbiamo quindi pensato che la xylella fosse un affare del Gallipolino e per questo ci siamo mossi con colpevole ritardo”.

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