Canale d’Otranto porta privilegiata per il narcotraffico. La "Via della marijuana" dai Balcani

Dopo un exploit nel 2013 si assiste a un nuovo incremento dei viaggi da parte di scafisti e "grossisti" dello stupefacente: spesso, peraltro, autoctoni

Uno dei sequestri di marijuana da parte del Roan

OTRANTO – Come un tempo vi erano le Vie del Sale, della Seta, delle Spezie, al Tacco della Puglia potrebbe toccare, un giorno, quella della marijuana. La terra di frontiera. La porta d’Oriente, certo. Anche il luogo del know-how, la “competenza” ormai acquisita dagli anni Novanta, sulla quali i salentini -  brindisini, in particolare - fanno leva per dar vita a redditizi  traffici di stupefacenti.

Che la Puglia, per posizione geografica, costituisca una sorta di porta di ingresso anche per i fenomeni illegali provenienti dall’area balcanica o dai Paesi che si affacciano nel Mediterraneo orientale, è un aspetto su cui non discute. Ciò che divide, semmai, è il trend futuro. E gli scenari, legalizzazione delle droghe in vista o meno, sembrano preoccupare a prescindere: il contrabbando (a quel punto), probabilmente, non cesserebbe. Quella del narcotraffico è un’attività con la quale, volente o nolente, bisognerà fare i conti nel breve e medio periodo.

Intanto, del triennio preso in analisi (sebbene il 2016 non sia ancora terminato), il 2013 è stato il periodo più intenso per i traffici illeciti in mare e, di conseguenza, per i finanzieri pugliesi. Sono stati infatti 16 i rinvenimenti di droga, per un totale di 6mila e 98 chilogrammi. Ne è convinto il colonnello Maurizio Muscarà che ora lascia, dopo tre anni, il comando del Reparto aeronavale al collega parigrado Antonello Maggiore. Il dato incoraggiante, di contro, è rappresentato dal fatto che ai 16 fatti di cronaca sono corrisposti altrettanti arresti. L’anno successivo, identico numero di maxi sequestri, con un quantitativo di marijuana però superiore: si parla di 7mila e 635 chilogrammi totali. I narcotrafficanti fermati, due anni addietro, sono però diminuiti: sette in tutto. Il 2015, invece, è l’anno dell’inversione del trend: sono soltanto quattro i casi in cui è stato rintracciato lo stupefacente in mare – “soltanto” 865 chili – al termine dei quali sono scattate le manette per cinque individui. Poi l’anno in corso: fino al mese di settembre, sono 9 i rinvenimenti di “marijuana” nel canale d’Otranto.

Soltanto in estate, del resto, è stato registrato un viavai da e verso le coste leccesi e brindisine, che ha subito un’intensificazione soprattutto nelle ultime settimane. I militari delle fiamme gialle, impegnati con i mezzi in mare, hanno sequestrato tremila e 450 chili di sostanza stupefacente e arrestato, spesso dopo pericolose operazioni, dieci individui: di nazionalità albanese, ma spesso anche insospettabili “autoctoni”. Lo si è visto, soprattutto, nei recenti maxi sequestri, ad opera degli equipaggi del Roan, finiti sulle pagine di tutte le testate. Se numeri e statistiche, in quanto “campioni”, possono anche offrire letture approssimative, a conferma dell’aumento dei traffici vi è però la stessa esperienza del colonnello Muscarà. Corrobora il trend e i dati.  “Nonostante la sempre più decisa azione di contrasto svolta nel Paese delle aquile da parte delle locali forze di polizia, che aveva subito un drastico calo nel 2015, sembra essere, negli ultimi mesi ripreso. Gli ultimi grossi sequestri fatti dalla guardia di finanza in occasione di operazioni aeronavali, costituiscono una piena conferma”, dichiara il comandante uscente.

Un impegno sempre maggiore, quello richiesto nel Canale d’Otranto, da rendere necessario anche lo sforzo congiunto dall’altra parte del mare.  “Negli ultimi tempi, la collaborazione con le forze di polizia albanese si è andata sempre di più consolidando. Utile lo scambio informativo sui trafficanti albanesi che svolgono traffici verso il nostro Paese. Inoltre, da alcuni anni vengono svolte, sulla base di accordi tra i due governi, ampie campagne di telerilevamento aereo, svolte da aeroplani della guardia di finanza in territorio albanese, in quelle aree segnalate dalle autorità di quel Paese come pericolose per la possibile presenza di piantagioni di cannabis. I velivoli delle fiamme gialle segnalano le piantagioni individuate ai colleghi albanesi che procedono con le campagne di eradicazione e distruzione”, conclude.

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