Omicidio Filieri, la Cassazione conferma l'assoluzione per i due imputati

L’assoluzione per Raimondo De Simone e Giuseppe Fiorito è ora definitiva. Per i giudici della Corte di Cassazione, infatti, non furono loro gli autori materiali del fatto di cronaca in cui perse la vita Antonio Filieri, nel mese di settembre del 1997, a Nardò

Un'aula di Tribunale

LECCE – Assolti per non aver commesso il fatto. Diventa definita la sentenza di assoluzione per Raimondo De Simone e Giuseppe Fiorito. Non furono loro, anche per i giudici della Corte di Cassazione, gli autori materiali dell'omicidio di Antonio Filieri, avvenuto in via Bonfante a Nardò il 2 settembre 1997. Confermato dunque il verdetto d’appello con cui era stata ribalta la sentenza di primo grado in cui gli imputati erano stati condannati all’ergastolo.

Per i giudici della Suprema Corte ha quindi prevalso in pieno la tesi difensiva dei legali di De Simone, gli avvocati Giampiero Tramacere e Pantaleo Cannoletta. Una tesi difensiva precisa e puntuale, che ha smontato, punto dopo punto, l’ipotesi accusatoria. In particolare il collegio difensivo ha ritenuto inattendibili, e smentite dalle intercettazioni telefoniche, le dichiarazioni di alcuni collaboratoti di giustizia: Salvatore Carmine Greco e Franco Vincenti. Il primo aveva ripercorso i drammatici fatti di quel giorno, raccontando di aver appreso della volontà di far fuori Filieri e di come il gruppo di fuoco fosse composto proprio da Fiorito e De Simone.

Vincenti, elemento di spicco della criminalità organizzata salentina (parente di Angelo Vincenti, il boss accusato di essere il mandante degli attentati avvenuti a Lecce nel '92: quello contro il rapido per Zurigo e ai danni del Palazzo di giustizia), arrestato nell'aprile del 2001 nell'ambito della cosiddetta "Operazione Arpia", ha ripercorso la sua carriera criminale, soffermandosi sulla sua affiliazione prima come "trequartino" e poi come "diritto al medaglione con catena", uno dei livelli più alti nella piramide della Sacra corona unita. "La mia affiliazione - aveva spiegato Vincenti ai giudici - avvenne in una saletta di via Casale Cerrate a Lecce, alla presenza di Franco Dell'Anna, fratello del boss Marcello. Avevo carta bianca sugli altri affiliati e anche in carcere ero uno che aveva pieno titolo, ero rispettato". Secondo il "pentito" l'omicidio di Filieri sarebbe scaturito nell'ambito di contrasti legati alle attività criminali nel territorio di Nardò, dopo che lo stesso era passato dal gruppo facente capo a Durante, a quello di Dell'Anna. Un "tradimento" pagato con il sangue.

Secondo la difesa, però, si tratterebbe di affermazioni nebulose e imprecise, apprese da altre persone, soprattutto nel corso dello stesso processo. La sentenza del processo "Neretium", inoltre, dimostrerebbe come nell'agosto del 1997 i gruppi Dell'Anna e Durante non fossero in conflitto tra loro. Nel corso del processo l'avvocato Tramacere ha documentato, attraverso i dati telefonici e le dichiarazioni dei testi sentiti nel corso del processo, come De Simone avesse un alibi di ferro per la sera dell'omicidio. L'uomo, infatti, era in un club (assai distante dal luogo del delitto) a giocare a carte quando Filieri era stato assassinato. Tesi che, in attesa del deposito delle motivazioni, sembrano aver avuto pieno riscontro nei giudici della Cassazione.

Quello di Filieri è un delitto scaturito, secondo l'accusa, per dissidi nella gestione delle attività illecite del clan Dell'Anna nel territorio neritino e attribuito a Giuseppe Durante (il presunto mandante, la cui posizione è stata però stralciata ed è ancora al vaglio degli inquirenti). Le indagini rientrano nell'inchiesta battezzata "Maciste 2", condotta dai carabinieri del Ros e dalla polizia di Lecce, e che portò, a settembre del 2009 all'esecuzione di 38 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse su richiesta della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo salentino, per numerosi omicidi e tentati omicidi aggravati dal metodo mafioso. Le indagini, incentrate sui principali capi storici della frangia leccese della Sacra corona unita, furono avviate nel 2002 e consentirono di ricostruire, anche sulla base delle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, i moventi, gli autori e i mandanti di oltre 18 omicidi e 10 tentati omicidi commessi durante la guerra di mafia che determinò il cruento scontro armato per il controllo del territorio che, dal 1987 al 2002, vide contrapposti gli storici sodalizi leccesi della Scu. Un'inchiesta che, attraverso le pagine degli atti giudiziari, ha ripercorso un pezzo di storia recente del Salento. Anni segnati da lotte spietate, capaci di lastricare di sangue la "terra tra i due mari" e in cui la vita umana poteva valere meno di un proiettile.

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