Castello di Oria e abusi edilizi, la Procura chiede il rinvio a giudizio per dodici

Oltre ai proprietari dell'immobile, sottoposto a vincolo, ci sono anche funzionari della Sovrintendenza di Lecce, Brindisi e Taranto. Il maniero del centro messapico è stato sottoposto a sequestro per bene due volte, l'ultima delle quali a marzo

Il Castello di Oria (foto da Brindisireport.it)

BRINDISI – Sono dodici le persone per le quali la Procura di Brindisi ha chiesto il rinvio a giudizio. Fra loro, anche funzionari leccesi della Sovrintendenza dei Beni archeologici e paesaggistici. Le accuse, a vario titolo, riguardando presunti di abusi edilizi, ma anche falso, danneggiamento, truffa e soppressione e occultamento di atti e abuso d’ufficio. Tutto ravvisabile in capo ai i lavori di restauro del Castello Svevo di Oria. Il fascicolo è in mano al pubblico ministero Antonio Costantini.

Il maniero che sorge nel centro messapico, sottoposto a vincolo archeologico, secondo quanto riporta una ricostruzione dell’Ansa, sarebbe stato trasformato in sala ricevimenti, con varie suite, cucina e con un'area congressi, in violazione della normativa e grazie a false certificazioni.

A rischiare il processo sono, in primis, i proprietari, Isabella Caliandro e Giuseppe Romanin, entrambi di Brindisi. E poi ci sono funzionari della Soprintendenza di Brindisi, Lecce e Taranto, il progettista, l’ex capo dell’Ufficio tecnico di Oria e i titolari delle ditte che hanno eseguito i lavori.

Si tratta, nel dettaglio, di Pietro Incalza, capo dell’Utc di Oria, Antonio Bramato di Lecce, Salvatore Buonuomo di Gaeta, Attilio Maurano di Salerno, Giovanna Cacudi di Nardò, Vito Matteo Barozzi di Altamura, Salvatore Monteduro, nato a Nociglia ma residente a San Pietro Vernotico, Antonio Forte di Avellino e Antonio Loporcaro di Altamura.

Per ben due volte, negli anni, sono scattati i sigilli al Castello. La prima volta, nell’ottobre 2011, la seconda proprio nel marzo scorso. fra le altre cose, secondo le ipotesi accusatorie, sarebbe stato impiegato “per la celebrazione di ricorrenze di vario tipo con conseguente indiscriminato accesso a tali fini di numerosi invitati e la consumazione di relativi pasti, uso chiaramente incompatibile con il carattere storico e artistico del bene e pregiudizievole per la sua conservazione o integrità”.

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