Nelle ricostruzioni punti poco chiari, accusato di estorsione torna libero

L'arresto di un 49enne di Cavallino, comunque, convalidato. Ma dietro, forse, un esercizio arbitrario delle proprie ragioni

LECCE – L’arresto è stato convalidato, tuttavia Giovanni De Riccardis, 49enne di Cavallino, è stato subito scarcerato su ordine del giudice per le indagini preliminari Carlo Cazzella. Finito in manette il 6 agosto scorso con l’accusa di estorsione, per il gip – che ha rigettato la richiesta dell’applicazione di una misura cautelare del pubblico ministero – il fatto potrebbe prefigurare una fattispecie di reato meno grave, l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Una conclusione alla quale si è arrivati dopo aver sentito anche le dichiarazioni di De Riccardis, difeso dall’avvocato Gabriella Mastrolia.

L’udienza, a seguito della quale il 49enne ha ottenuto la libertà, si è svolta nei giorni scorsi. L’arresto era scattato dopo una trappola messa in atto dai carabinieri della stazione di Cavallino, alla quale si era rivolta la presunta vittima, denunciando una pretesa di 250 euro, da parte di De Riccardis, dopo contrasti e dissidi di natura privata, sfociati in vere e proprie minacce di morte ricadute anche sul figlio. La somma era così stata lasciata all’interno di un armadietto, in uso al 49enne, in uno spogliatoio sul luogo di lavoro, a Cavallino. Ma dopo la consegna, erano spuntati i carabinieri, bloccando De Riccardis.

Nei messaggi inviati tramite Whatsapp, di tenore piuttosto forte, acquisiti agli atti dell’indagine, il 49enne a un certo punto fa esplicito riferimento ai “soldi che […] tuo padre si è fregato(lavorano tutti nella stessa azienda, Ndr). La pretesa iniziale sarebbe stata di 500 euro, poi scesa alla metà. Al giudice, l’indagato ha spiegato, su questo punto, di aver richiesto indietro 500 euro in contanti che sostiene di aver ricevuto da una sua zia, poco prima di recarsi al lavoro, di averli riposti nell’armadietto e che poi sarebbero spariti. Il gip Cazzella ha ritenuto non del tutto escludibile questa versione, pur non mancando di rilevare diverse incongruenze: il mobiletto non sarebbe stato chiuso a chiave, il furto stesso mai denunciato e non si spiega pienamente nemmeno perché, invece di 500 euro, alla fine si sarebbe accontentato di soli 250.

De Riccardis ha riferito anche altre cose, durante l’interrogatorio: ovvero, il collega che l’avrebbe denunciato per estorsione, avrebbe cercato in un’occasione anche di metterlo in cattiva luce davanti ai dirigenti aziendali. A dire del 49enne, tentativi di far sì che fosse licenziato, in un momento di crisi aziendale. Il timore del collega era che un eventuale taglio potesse riguardare il figlio operaio. E per il gip, alla luce di tutti questi fatti, anche la versione di chi ha denunciato De Riccardis non è del tutto lineare. D’altro canto, rileva che nello scambio di messaggi, non avrebbe mai espressamente negato la sottrazione dei soldi.   

La decisione di convalidare l’arresto, deriva dal fatto che eseguito legittimamente, in flagranza, per come si sono svolti i fatti nel momento in cui la vicenda non era ancora stata sezionata in ogni dettaglio. Alla luce di una disamina più approfondita, però, non potendo escludere nemmeno che il tutto si possa inquadrare come una pretesa legittima, ma esercitata in modo illegale, invece di rivolgersi alle autorità, come suggeriscono logica e buonsenso, ha disposto la scarcerazione, visto che per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni non è prevista misura cautelare.

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