Anziano trovato morto in spiaggia, il caso non sarà riaperto

Respinta la richiesta di nuove indagini sulla morte di Romolo Epicoco. Il corpo fu trovato il 12 aprile 2014 a San Foca. L'avvocato: "Un silenzio che nuoce al sistema giustizia"

CAVALLINO - Non trovano pace i parenti di Romolo Epicoco, il 79enne di Cavallino sparito l'11 aprile del 2014 e ritrovato il giorno dopo senza vita su un letto di alghe a San Foca. La Procura di Lecce ha detto no alla riapertura del caso (già archiviato a luglio) perché “non sussistono elementi a supportare l’ipotesi dell’esigenza di approfondimento investigativo”.

Non è dello stesso avviso la famiglia che, proprio sulla scorta di nuovi documenti raccolti durante le indagini svolte dall'avvocato Salvatore De Mitri, l'8 gennaio scorso, aveva chiesto l'avvio di una nuova inchiesta che, a differenza della precedente in cui era ipotizzata l'istigazione al suicidio, facesse luce sul reato di abbandono di incapace a seguito del quale avveniva la morte e, in subordine, su quello di omicidio volontario o omicidio colposo. Dopo quattro giorni l'istanza ha trovato un netto rifiuto da parte degli inquirenti.

Ma andiamo con ordine. Era l’11 aprile di due anni fa, quando l’uomo, in congedo dalla Marina militare e affetto da diverse patologie, si allontanò a piedi dalla sua abitazione a Cavallino (dove viveva con la moglie e la badante), facendo perdere ogni traccia. L'ultima persona a vederlo, alla fermata degli autobus, alle 15,45, sarebbe stata la nipote e alla quale l'anziano avrebbe riferito di voler raggiungere Castromediano. Ma l’indomani un passante si accorse del suo corpo senza vita, in posizione supina e avvolto dalle alghe, sulla battigia di San Foca, nel lido “Fontanelle”. Resta il mistero su come il malcapitato arrivò fin lì.

Certo è che, in quei giorni, le Fse e la Stp, che gestiscono il trasporto pubblico nella provincia di Lecce, non offrirono alcun servizio sulla tratta Cavallino-San Foca. A comunicarlo sono state le stesse società, su sollecitazione del legale. Ed è stato questo uno degli elementi su cui si fondava la richiesta di riapertura del caso. Non solo. Sotto la lente della magistratura era finita anche la relazione dei medici del Centro Salute Mentale dell’Asl di Lecce che avevano visitato l'anziano (interdetto e sottoposto a tutela dal Tribunale civile) il 5 novembre 29013 ed escludono avesse intenzioni autolesive.

Il legale aveva puntato i riflettori anche su presunte lacune e mancati approfondimenti investigativi, a partire dalla busta verde (rigida di cartone plastificato) che apparteneva a Epicoco, recuperata in spiaggia dal genero qualche giorno dopo il suo ritrovamento; il mancato ascolto, durante le indagini, della ex badante dell'uomo, già indagata per circonvenzione di incapace e prosciolta due mesi dopo il decesso; e l'autopsia, perché secondo la perizia svolta dal consulente di parte Andrea Rizzi, di Verona, la causa della morte non fu “asfissia da annegamento” come accertò il medico legale Roberto Vaglio per conto della Procura, ma “asfissia di soffocamento determinato dall’intasamento per via orale delle alghe di tipo posidonia”.

“La morte di Romolo Epicoco resta avvolta nel mistero e nell’omertà di chi lo avrebbe accompagnato a San Foca e perché. Questa storia non può chiudersi con un silenzio che nuoce sempre di più al sistema Giustizia”, ha dichiarato l'avvocato De Mitri.

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