Clan Caracciolo-Montenegro, i 14 arrestati restano in silenzio davanti al giudice

Si sono avvalsi tutti della facoltà di non rispondere gli indagati accusati, a vario titolo, di aver fatto parte del gruppo mafioso che un tempo era inserito nella Scu Tornese di Monteroni

LECCE - Sono rimasti a bocca chiusa davanti al giudice Carlo Cazzella, i quattordici arrestati nell’ambito dell’operazione “Battleship”  degli uomini del Gico della Guardia di finanza che due giorni fa ha “smantellato”  una associazione mafiosa denominata “Caracciolo-Montenegro”,  ritenuta una costola secessionista dello storico clan della Scu Tornese di Monteroni e attiva (negli anni 2014 e 2015) nella stessa Monteroni, Leverano, Copertino e Porto Cesareo.

Nessuna novità è dunque emersa dagli interrogatori di garanzia che si sono tenuti in mattinata nel carcere di “Borgo San Nicola” a Lecce nei riguardi di Alessandro Caracciolo, 57 anni, della moglie Maria Antonietta Montenegro, 50, residenti a Monteroni, considerati al vertice dell’organizzazione, della figlia Simona Caracciolo, di 28 anni, e del marito Mirko Burroni, 36,di San Cesario di Lecce. E ancora nei confronti di: Angelo Cosimo Calcagnile, 44, Salvatore Conte, 52, Antonio Cordella, 33; Andrea Quarta, 37, Alessandro Francesco Iacono, 36 anni, Cristian Nestola, 34. Tutti residenti a Leverano; Piergiorgio De Donno, 33enne nato a Nardò e residente a Porto Cesareo;  Massimiliano Lorenzo, 43enne di Monteroni di Lecce; Michele Antonio Ricchello, 44enne nato a Casarano e residente ad Alliste.

Oggi si è tenuto l’interrogatorio di garanzia anche di Andrea Ricchello, 32enne nato a Tricase e residente a Monteroni, l’unico per il quale il giudice ha disposto i domiciliari e ha escluso la partecipazione all’associazione mafiosa (reato non riconosciuto anche nei riguardi del fratello Michele Antonio e di Lorenzo). Anche lui si è avvalso della facoltà di non rispondere.

A difendere gli indagati, gli avvocati Massimo Bellini, Cosimo D’Agostino, Ladislao Massari, Luca Puce, Angelo Vetrugno, Stefano Pati e Giuseppe Romano.

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