“Compravo voti per il sindaco di Sogliano Cavour con dosi di marijuana e con 20, 50 euro”

E’ una delle accuse lanciate dal collaboratore Cianci a Paolo Solito, di Sogliano Cavour. Il pentito ha parlato di legami con la politica, degli affari del clan, e di un vecchio omicidio. Il 18 dicembre testimonierà nel processo

SOGLIANO CAVOUR - Ha mantenuto la promessa, il collaboratore di giustizia Antonio Vincenzo Cianci: i nomi li ha fatti. E ora sono nero su bianco nei verbali entrati nel processo ordinario scaturito dall’operazione “Contatto” e sui quali sarà ascoltato (in videoconferenza) come testimone il 18 dicembre.

Fanno parte della lista nera stilata dal 34enne di Sogliano Cavour (nella foto a destra), non solo personaggi già conosciuti negli ambienti mafiosi di cui lo stesso ha fatto parte, molti dei quali indicati tra le 300 foto segnaletiche messe sotto ai suoi occhi dagli inquirenti, durante gli interrogatori. cianci-vincenzo-3

Ha puntato il dito anche contro Paolo Solito, già sindaco di Sogliano Cavour, il Comune sciolto per pericolo di infiltrazioni e di condizionamenti mafiosi, proprio in seguito a quel blitz dei carabinieri del Nucleo operativo di Maglie, disposto nell’ambito di un procedimento terminato poi con pesanti condanne nel giudizio abbreviato scelto dalla maggior parte degli imputati.

Il collaboratore ha riferito che l’ex primo cittadino fosse “un protetto” del boss della Scu di Galatina Antonio Coluccia, e di aver ricevuto da lui denaro, favori e incarichi. Soprattutto la somma di 30mila euro, in più soluzioni, per sostenere la sua candidatura e quella del vice Luciano Magnolo (tra gli imputati nel processo ordinario in corso). Il reperimento dei voti sarebbe avvenuto in cambio di dosi di marijuana e di somme tra i 20 e i 50 euro.

Dopo la sua vittoria, Solito l’avrebbe agevolato nell’assegnazione di alloggi popolari, nel pagamento di bollette di luce, gas e spazzatura, anche per persone a lui vicine. Non solo. Gli avrebbe affidato l’organizzazione, senza la richiesta di alcuna autorizzazione, di eventi come la "Sagra delle friseddhe, purpette e vino" nel 2016, per la quale gli avrebbe consegnato sui 15, 16mila euro, più ulteriori 2.200 per il pagamento dei diritti Siae (pagamento che sarebbe stato oggetto di una violenta discussione tra i due, sedata poi dal boss), e come "La testa del bosco", in occasione di Pasquetta del 2015 o 2016. A detta di Cianci, inoltre, gli sarebbe stato concesso di posizionare stand, alla “Notte della Taranta” (nelle edizioni del 2016 e del 2017) senza pagare la tassa di occupazione del suolo pubblico e di gestire (con l’accordo di usare un prestanome) un ristorante nel 2017. Dal sindaco avrebbe inoltre ottenuto un prestito di 800 euro e da Magnolo di 5mila, somme che il 34enne avrebbe utilizzato per avviare l’attività usuraia.

Il pentito ha inoltre dichiarato di aver sostenuto, in passato, l’ex sindaco Salvatore Polimeno, perché l’avrebbe assunto, insieme ad altri familiari, in una struttura per anziani di sua proprietà. Tant’è che quando, nel 2010, vinse le elezioni Solito, Cianci commissionò il danneggiamento dell’auto di una persona a lui vicina, proprio durante i festeggiamenti, a titolo dimostrativo. Queste le sue dichiarazioni, al momento prive di riscontri, e rispetto alle quali Solito prende ferme distanze, definendole “millanterie”.

La struttura del clan, il presente e il passato, e i retroscena su un vecchio omicidio

Cianci è stato un fiume in piena. Agli inquirenti ha raccontato dell’organizzazione del clan Coluccia, attivo nei territori di Noha, Galatina, Sogliano Cavour, Castrignano dei Greci, Aradeo, Neviano, Corigliano, Secli e Cutrofiano, in seguito all’arresto del boss Antonio e alla sua scarcerazione: delle attività di traffico e spaccio di droga; dell’imposizione del noleggio di slot machine e del rifornimento di bevande e nelle attività commerciali che altrimenti subivano richieste estorsive e atti intimidatori; dell'imposizione di contratti riguardanti energia elettrica, gas ed acqua; dell’assenza di rituali di affiliazione, una scelta finalizzata a rendere più difficile la contestazione del 416 bis (associazione mafiosa).

Ma non solo. Il collaboratore ha riferito che nel 2015 una persona gli svelò i retroscena di un omicidio avvenuto quando ancora il clan iniziava a imporsi sul territorio. A eseguirlo sarebbe stato lo stesso boss, nei pressi della villa comunale di Aradeo. Dopo aver sparato alla vittima, soprannominata il “Brindisino”,  le si avvicinò mentre era agonizzante a terra, e davanti ai passanti le avrebbe detto: "Te lo dissi che ti avrei mangiato il cuore".

Di questo e di molto altro si discuterà il 18 dicembre, nel processo  che si sta celebrando davanti al presidente della prima sezione penale, Stefano Sernia, e che vede imputati Magnolo, Coluccia, Tamara De Simone, Andrea Giannuzzo, Sonia Murinu, Antonio Nucida e Rocco Stampete (difesi dagli avvocati Luigi Greco, David Alemanno, Simone Viva, Ladislao Massari, Michelangelo Gorgoni, Giuseppe e Michele Bonsegna, Donato Sabetta ed Enrico Chirivì).

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