CONDANNA CONFERMATA IN APPELLO PER DON CESARE Lodeserto

Confermata in appello la colpevolezza all'ex responsabile per lesioni aggravate nei confronti di alcuni immigrati del centro di accoglienza di San Foca Regina Pacis, nel 2002 gestito dal prelato

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LECCE - Una giornata di attesa, poi poco dopo le 20 è arrivata la sentenza: confermata in appello la colpevolezza di don Cesare Lodeserto, responsabile di lesioni aggravate nei confronti di alcuni immigrati del centro di accoglienza di San Foca Regine Pacis, che all'epoca dei fatti nel 2002 era gestito dal prelato. E' stata diminuita però di quattro mesi la pena rispetto a quella che in primo grado gli aveva comminato il giudice Annalisa de Benedictis, poiché è caduta l'accusa di violenza privata.

Un anno, dunque, la condanna riportata in appello. Otto mesi per il nipote, Giuseppe Lodeserto, per la sua compagna Natalia Vieru e per Paulin Dokaj; sei mesi per Armando Mara e Sen Ramazan; un anno e due mesi per Francesco D'Ambrosio; 8 mesi per Vito Alberga; conferma ad un anno di reclusione per i carabinieri Michele Coscia, Vito Mele, Mario Di Pierro e Giovanni Fumarola; assolto invece l'altro componente dell'Arma Vito Ottomano; la conferma delle sentenza di primo grado per i medici Giovanni Roberti ed Anna Catia Cazzato. L'episodio risale al 22 novembre 2002. Un gruppo di magrebini, ospiti del centro in attesa di espulsione, tentarono la fuga saltando da una finestra del primo piano.

Una parte di loro riuscì nel suo intento, mentre gli altri vennero prontamente bloccate dalle forze dell'ordine che li costrinsero a rientrare. Il racconto di quello che successe dopo, però, fatto dai protagonisti è raccapricciante. Gli immigrati hanno sostenuto di essere stati colpiti con dei manganelli dalle forze dell'ordine, che li costringevano a stendersi per poi colpirli ai piedi e schiaffeggiarli sul viso. Il tutto sotto gli occhi di Don Cesare, che avrebbe assistito impassibile a quelle scene.

Quattro di loro, poi, hanno raccontato di essere stati costretti a mangiare con i manganelli carne di maiale, cosa che la loro religione vieta durante il periodo del Ramadan, ovvero il mese di digiuno musulmano. Don Cesare sarebbe stato presente in quei momenti, insieme al nipote ed alla di lui compagna, che oltre a non attivarsi affinchè terminassero le violenze, ridevano della situazione.

La ricostruzione di quanto accaduto è stata confermata dalle testimonianze dei magrebini, che furono ascoltati in sede di incidente probatorio. I medici, invece, sono stati ritenuti colpevoli di aver falsificato i referti medici relativi alle violenze. Gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Luigi Rella, Federico Massa, Antonella Corvaglia, Francesca Conte e Francesco Paolo Sisto. Gli ospiti del centro si sono costituiti parte civile con i legali Marcello Petrelli, Francesco Calabro e Maurizio Scardia.

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