Peculato, quattro anni in appello per don Cesare Lodeserto

L'ex direttore del centro di prima accoglienza Regina Pacis di San Foca era accusato per aver sottratto, tra il 1998 e il 2000, oltre 2 miliardi di lire destinati a gestire l'emergenza. In primo grado era stato assolto

Don Cesare Lodeserto.

LECCE – Quattro anni di reclusione, è questa la condanna inflitta dai giudici della Corte d’appello di Lecce a don Cesare Lodeserto, ex direttore del centro di prima accoglienza Regina Pacis di San Foca. Il sacerdote era accusato di peculato per aver sottratto, tra il 1998 e il 2000, oltre 2 miliardi di lire che erano destinati al centro di accoglienza. In quegli anni, infatti, tra i più caldi sul fronte dell’emergenza degli sbarchi e degli arrivi dei migranti sulle coste salentine, fu stipulata una convenzione tra la prefettura del capoluogo e la onlus “Arcidiocesi di Lecce”, creata allo scopo di raccogliere e gestire i fondi destinati al Regina Pacis. Un fiume di denaro superiore ai 9 miliardi delle vecchie lire versati dallo Stato, dal Consiglio italiano dei rifugiati, dalla Conferenza episcopale, la Provincia di Lecce, il Comune di Melendugno e altri enti ancora.

Secondo quanto ipotizzato dall’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Imerio Tramis (oggi alla Procura minorile ma applicato per questo procedimento), molti di quei soldi sarebbero finiti sui conti personali di don Cesare e di altre persone a lui vicine, attraverso raggiri e operazioni contabili fittizie. Una tesi sostenuta anche attraverso una corposa e dettagliata documentazione bancaria. In primo grado, nel marzo del 2006, l’ex direttore del Cpt di San Foca era stato assolto dai i giudici della prima sezione penale del Tribunale di Lecce (presidente Giacomo Conte). Oltre a don Cesare fu assolto anche l’altro imputato, Renato Lodeserto, ex sottufficiale della guardia di finanza e zio del sacerdote, nel frattempo deceduto.

Il pubblico ministero Imerio Tramis aveva invocato per don Cesare Lodeserto, una condanna a 4 anni e mezzo di reclusione, mentre la difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Federico Massa, aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado. 

Già direttore, fino al marzo del 2005 (data del suo arresto su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, Carolina Elia, con l’accusa di violenza privata e sequestro di persona), del Cpt (Centro di permanenza temporanea) “Regina Pacis” di San Foca, la controversa figura del sacerdote, fino al 2000 segretario particolare dell’arcivescovo Cosmo Francesco Ruppi, ex presidente della Conferenza Episcopale pugliese, è nota alle cronache per una serie di inchieste giudiziarie e processi in cui don Cesare è o è stato imputato. Attualmente don Cesare vive in Moldavia, dove gestisce altri centri della fondazione Regina Pacis, tra cui quello di Chisinau, e dove, nel settembre scorso, ha fesettggiato i 25 anni del sacerdozio.

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