Confermati i sigilli alla caserma, la Maya in Procura

Gallipoli: dopo il blitz dei vigili urbani confermato il sequestro delle palazzine interessate dalle varianti. I legali della ditta presentano la memoria difensiva. "Il cantiere è regola, ridatecelo"

Il cantiere posto sotto sequestro (foto di Vittorio Calosso)
Prima il blitz e i sigilli posti dai vigili urbani all'interno del cantiere e dei manufatti in costruzione da parte della ditta Maya srl su via Lecce a Gallipoli (a ridosso del litorale nord) e destinati ad ospitare la nuova Compagnia dei carabinieri e i relativi alloggi per i militari dell'Arma. Ora la conferma del sequestro probatorio con il quale gli agenti della polizia municipale avevano di fatto bloccato i lavori di realizzazione delle due palazzine di tre e cinque piani all'interno delle quali sono state rilevate una serie di incongruenze rispetto alla concessione edilizia e al progetto approvato dal Comune. Progetto licenziato con il benestare anche della Regione Puglia in deroga ai vincoli paesaggistici e finalizzato a realizzare il complesso edilizio a meno di 150 metri dal mare. Ora un nuovo stop ai lavori e sigilli confermati per buona parte del cantiere. L'ok è stato formalizzato dal magistrato di turno, il sostituto procuratore Giovanni Gagliotta che ha subito trasmesso gli atti al collega Marco D'Agostino già titolare di un'indagine più corposa su presunti abusi edilizi legati alla realizzazione della caserma da parte della ditta Maya di Marino Congedo. Un nuovo tassello nel mosaico delle opere di edificazione della nuova caserma dell'Arma finite nell'occhio del ciclone in primo luogo degli ambientalisti che ne hanno da sempre contestato al collocazione in un area sottoposta a vincolo paesaggistico. E sull'iter amministrativo del progetto e l'individuazione del sito per la costruzione, il magistrato inquirente, proprio in questi giorni, ha ricevuto sul suo tavolo le risultanze della perizia tecnica commissionata al consulente della Procura, Domenico Ferri.

Contestualmente si è materializzata la nuova vicenda delle verifiche edilizie da parte dei vigili urbani e dell'Ufficio Tecnico comunale che hanno riscontrato una variazione dei materiali utilizzati per alcune edificazioni e tramezzature interne (non più solo travi in ferro, ma qualche colata di cemento in più rispetto a quella prevista in origine). E ancora alcune varianti nella stessa tramezzatura dei locali con l'aggiunta di un vano destinato per i servizi igienici non previsto per l'appunto del progetto originario licenziato nel maggio del 2003. Contro quest'ultimo provvedimento proprio questa mattina in Procura i legali della ditta esecutrice dei lavori, Alfredo Barone e Giuseppe Bonsegna, hanno presentato una sorta di memoria difensiva con la quale chiariscono i termini della vicenda e richiedono espressamente la restituzione del cantiere alla Maya srl. Secondo la tesi difensiva viene precisato tra l'altro che le relative varianti alle opere in esecuzione (e oggi alla base del provvedimento di sequestro delle palazzine interessate) sono già state presentate agli uffici comunali competenti il 17 settembre scorso. Tutto in regola dunque, o quasi. E per tali motivazioni la Maya attende quanto prima il provvedimento di dissequestro e la possibilità di riprendere i lavori.

Per quanto concerne l'iter complessivo di accertamento del rilascio delle concessioni edilizie e delle deroghe ai vincoli paesaggistici tutto è invece rimandato alla valutazioni contenute nella perizia tecnica. A favore della Maya srl gioca soprattutto la legittimazione confermata dal Comitato Urbanistico Regionale che nella nota della fine di gennaio di quest'anno aveva già chiarito i motivi del rilascio delle relative autorizzazioni. Di seguito la nota integrale della Regione Puglia:

"Sulla vicenda della nuova caserma della Compagnia dei Carabinieri a Gallipoli, in relazione alla quale la Regione Puglia ha rilasciato nulla osta paesaggistico, occorre precisare quanto segue. La normativa regionale stabilisce che le opere pubbliche o di interesse pubblico possono essere costruite a meno di trecento metri dalla costa. La deroga è ammissibile in presenza di tre condizioni concomitanti, e cioè: 1) l'opera pubblica o di interesse pubblico deve essere di assoluta necessità; 2) per la costruzione dell'opera pubblica o di interesse pubblico non vi sono alternative localizzative; 3) l'opera pubblica o di interesse pubblico è compatibile con le finalità di tutela delle risorse paesaggistiche dei luoghi in cui l'opera deve sorgere. Le caserme sono opere pubbliche o di interesse pubblico. Per quanto riguarda, nello specifico, la caserma della Compagnia dei Carabinieri di Gallipoli, si evidenzia che lo stesso Comando Provinciale di Lecce, con propria nota risalente al 1999, segnalava l'inidoneità della sede della caserma di Gallipoli, la quale risultava - e risulta tutt'ora - tra gli altri - carente dei requisiti di sicurezza passiva, non possedendo i requisiti minimi di carattere funzionale, strutturale e strategico ai fini di un'efficace e tempestiva capacità di risposta di intervento sul territorio. Lo stesso Comando Provinciale, con successiva nota, tra le ipotesi localizzative, escludeva sia il compendio patrimoniale costituito dal Castello Angioino che un lotto di terreno di proprietà dello Stato. Viceversa, il Comando reputava l'area da esso stesso prescelta come quella strategicamente congeniale alle esigenze dell'Arma, perché situata lungo la statale salentina Gallipoli-Lecce, nell'immediata zona suburbana, a circa 600metri dal centro cittadino. Per quanto riguarda i vincoli paesaggistici, si osserva che già la Soprintendenza regionale aveva espresso parere favorevole alla costruzione della caserma; si aggiunge che l'area su cui costruire la caserma è compresa in una zona di Gallipoli dove sono diffusamente presenti insediamenti residenziali, turistico-alberghieri e industriali. La Regione Puglia, pertanto, riscontrata l'esistenza dei requisiti previsti dalla normativa urbanistica e paesaggistica, ha doverosamente espresso il proprio nulla osta alla costruzione dell'opera pubblica".

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