Contestati tassi da usura, va a processo ex amministratore Bpp

Luigi Cataldi, 75enne di Parabita, già amministratore delegato della Banca popolare pugliese dal luglio del 1994 al novembre del 1996, era stato assolto con sentenza di non luogo a procedere. Ma i giudici hanno accolto l'appello

 

LECCE - Tassi d’interesse da usura applicati da una banca? Colpo di scena, otto anni dopo una sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste, pronunciata dal gup Pia Verderosa (era, infatti, il 27 ottobre del 2004): il sostituto procuratore generale Claudio Oliva ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per Luigi Cataldi, 75enne di Parabita, già amministratore delegato della Banca popolare pugliese dal luglio del 1994 al novembre del 1996. I giudici della Corte d’Appello hanno dunque riformato la sentenza che, in primo grado, era stata favorevole a Cataldi e all’allora presidente del Cda dell’istituto di credito, oggi deceduto, Raffaele Caroli Casavola, di Lecce.

La presunta vittima è l’imprenditore Luigi Di Napoli, fra l’altro già legale rappresentante dell’Amerco Srl e delle società Dinauto Sas e Dianutica Srl. La denuncia risale nientemeno che al 1996 e il fascicolo fu aperto dal pubblico ministero Silvio Piccinno. Oggi, che vede riaprirsi il procedimento, Di Napoli chiede una provvisionale di 10 milioni di euro e un risarcimento di ben 40 milioni.

La prima sentenza era stata pronunciata con la formula “perché il fatto non sussiste”. Di Napoli, per anni cliente della filiale di Gallipoli della banca, nella sua denuncia aveva rilevato che al decesso di un suo zio materno, anch’egli cliente dell’istituto e con “un’esposizione di cento milioni (di lire, Ndr), successivamente ridottasi a poco più di quaranta, la banca, favorita anche dalla litigiosità dei ventitré eredi, ne pignorò tutto il patrimonio, valutato dall’Ute di Lecce in venti miliardi”. Di Napoli specificò anche che nel marzo del 1992 “fu sottoscritta una divisione transattiva tra i coeredi subordinata alla condizione di pagamento del pagamento dei debiti entro il 15 maggio successivo”.

Le percentuali richieste, sulla scorta di perizie svolte su ordine del sostituto procuratore, sarebbero state particolarmente alte, fino a toccare quota 92,45 per cento per l’Amerco e persino il 292,06 per cento sul conto della Dinauto. Il gup però emise la sentenza confutando i numeri e spiegando che i tassi sarebbero stati compatibili con quelli praticati sul mercato in quel periodo, e comunque non tali da definirsi usurari, e facendo riferimento alla circostanza che lo “stato di bisogno” della presunta vittima non fosse specificato nella denuncia-querela presentata e sconosciuto dalla banca.

“Gli interessi moratori – si legge in un passaggio di quella sentenza – erano stati pattuiti nella stessa misura degli interessi convenzionali e non erano sproporzionati rispetto alle condizioni praticate sul mercato non solo dalla Banca popolare pugliese, ma anche dalle altre banche d’Italia”. E, ancora, nella denuncia “non vi è neppure un cenno a sue oggettive difficoltà economiche (di Di Napoli, Ndr), le quali avrebbero escluso in radice un suo affidamento bancario”.

Per quella sentenza Procura e imprenditore avevano fatto appello e ora si aprirà il processo, con data ancora da stabilire. Di Napoli si è costituito parte civile con gli avvocati Antonio Palma e Luigi Bosano Joly, Cataldi è difeso dagli avvocati Pasquale e Giuseppe Corleto. 

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