“L’amore non ha lividi”: violenza di genere vista dal presidente nazionale Adoc

Roberto Tascini, portavoce nazionale dell'associazione, sarà tra i relatori presenti al convegno di oggi, assieme ad esperti sul tema e ai referenti Uil Lecce

Foto di repertorio

LECCE - “L’amore non ha lividi”: un secondo incontro, previsto per il pomeriggio di oggi, alle 17, presso L’Open Space di Piazza Sant’Oronzo, in città. Il dibattito è stato organizzato dall’Adoc, l’Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori assieme al Centro ascolto mobbing e stalking della Uil.  Il fenomeno, in aumento nonostante il livello di scolarizzazione in crescita, non conosce geografie, né differenze anagrafiche o di titoli di studio: colpisce tutte, indistintamente. E spesso lo fa in maniera in maniera non proprio palese. Quando la violenza non è fisica, infatti, non significa che non esista. Tutt’altro. Oltre ai numerosi relatori presenti nel corso del convegno, oggi sarà presente anche il presidente nazionale di Adoc, Roberto Tascini, per concludere l’incontro sulla campagna di sensibilizzazione, a livello nazionale, promossa dal ministero delle Politiche del lavoro.

Dottor Tascini come mai, nonostante la discreta attenzione mediatica sul fenomeno della violenza di genere, aumenta la richiesta di sportelli ad hoc? E’ una risposta reattiva del genere femminile, o la spia di un incremento della violenza stessa?

Nonostante il fenomeno continui ad essere importante e preoccupante, l’aumento del numero degli sportelli dedicati lo interpretiamo come un segnale positivo. Si sta lentamente prendendo coscienza della gravosità del fenomeno, il numero delle denunce da parte delle donne che hanno subito violenza aumenterà sempre di più. E questo è strategico per fermare la diffusione della violenza. Difatti, la mancata denuncia e segnalazione delle violenze, originata da diversi fattori quali ad esempio la paura per la propria vita e quella dei propri figli e figlie, la vergogna, la mancanza di mezzi economici, la difficoltà ad accettare il fallimento della propria relazione, è uno dei problemi cardine del fenomeno. Denunciare è il primo passo per fermare la violenza. E maggiore il numero degli sportelli di assistenza, maggiori le possibilità che una donna trovi la forza per denunciare”.

Come ha risposto la città di Lecce alla vostra campagna di sensibilizzazione rispetto al resto dei capoluoghi italiani?

“Non credo possa farsi un paragone tra Lecce e le diverse città impegnate nella campagna di sensibilizzazione su tutto il territorio nazionale. Credo che ogni sede territoriale, impegnata in questo progetto, che si concluderà, peraltro, in giugno, stia dando un importante segnale ai cittadini. Nella città di Lecce, i due eventi programmati sono stati accolti con sentita partecipazione da parte della cittadinanza e delle istituzioni, ma anche da tutti coloro che già operano all'interno del sistema della "rete antiviolenza" e che hanno inteso contribuire a diffondere il messaggio di "non violenza", nell'ottica e con l'obiettivo di disegnare un sistema di politiche pubbliche integrate, volte ad arginare il problema e a prevenire tutti gli atti di violenza".

Quale, secondo i dati e le esperienze accumulati nel corso delle vostre campagne informative e numerose consulenze, può essere una delle strade per combattere  la violenza di genere?

La ricetta perfetta per fermare la violenza non esiste, purtroppo. Ma riteniamo fondamentale innanzitutto abbattere i pregiudizi alla base del fenomeno. Dalla convinzione che la violenza sia quasi sempre commessa da estranei, sconosciuti e aggressori occasionali alla credenza che una donna non possa essere violentata contro la sua volontà, numerosi sono i pregiudizi che accompagnano la violenza di genere e che dietro i quali si nasconde e si alimenta. Prendere coscienza, aumentare e diffondere la conoscenza sul tema, parlare e ascoltare. Sono tutti strumenti fondamentali”.

E’ successo, in questi anni, che alcuni uomini si siano rivolti ai vostri sportelli per una richiesta di aiuto o sostegno psicologico?

Sì, è capitato ma molto, molto raramente. La violenza di genere non è un fenomeno totalmente femminile, lo è nella maggior parte. Ma ci sono anche gli uomini che subiscono violenza, certamente. In questo caso i pregiudizi e le barriere culturali che ne limitano la conoscenza sono ancora più radicati. Ma occorre combattere tutte le forme di violenza, senza distinzione di genere”.

Qual è il ruolo di un’associazione dei consumatori in un fenomeno tanto vasto e complesso, che valica i confini culturali, anagrafici e geografici, colpendo tutti e tutte?

”In un mondo che cambia, con sempre maggiori connessioni fisiche, virtuali e sociali, anche il ruolo delle Associazioni dei consumatori deve cambiare. L’Adoc, sia per vocazione che per le sue origini, è sempre stata vicina e sensibile ai temi sociali. Non rappresentiamo solo i consumatori, nell’accezione più ristretta del termine, ma tutti coloro che hanno subito un’ingiustizia o che hanno visto violato un loro diritto. Per questo non possiamo chiudere un occhio sulla violenza di genere, ma dobbiamo essere attori del cambiamento”.

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