Arrivano i carabinieri per arrestarlo, sale sul terrazzo e minaccia il suicidio

Forte tensione a Copertino dove Marco Cordella, attualmente sotto processo per tentato omicidio, ha tenuto tutti col fiato sospeso

COPERTINO – L’arrivo dei carabinieri, con un mandato del Tribunale per riportarlo in carcere, doveva averlo previsto. Evaso in più occasioni dagli arresti domiciliari – l’ultima volta anche piuttosto di recente – e quindi denunciato per non aver osservato la principale fra le disposizioni dell’autorità giudiziaria, quella di non mettere piede fuori di casa fino a nuovo ordine, primo o poi Marco Cordella sapeva che avrebbe dovuto saldare anche questo debito.

Ma proprio questa consapevolezza deve averlo eroso dentro e non ha mantenuto in alcun modo la calma, quando oggi ha scorto l’autovettura dei militari della tenenza arrivare davanti all’uscio della sua abitazione. Piuttosto, salito di corsa sul terrazzo dell’abitazione del padre, dove si trovava in stato di detenzione domiciliare, ha minacciato di lanciarsi nel vuoto.

Attimi di forte tensione

A Copertino, in zona Spallanzani, dove la vicenda s’è consumata, quelli vissuti poco prima delle 15 sono stati momenti di forte tensione. Cordella, 43 anni, attualmente sotto processo con l’accusa di tentato omicidio, non aveva alcuna intenzione di scendere ed è apparso anche piuttosto credibile, ai carabinieri rimasti in basso, nella sua intenzione di farla finita Per alcuni, interminabili momenti, tutti i presenti hanno avuto il timore che realmente potesse gettarsi di sotto.

Sul posto sono così arrivati altri carabinieri dalla tenenza copertinese, oltre al comandante della compagnia di Gallipoli, il capitano Francesco Battaglia, più una squadra di vigili del fuoco e un’ambulanza del 118. Ma è toccato soprattutto al sottotenente Salvatore Giannuzzi il compito di risolvere lo spinoso caso. Ha preso in mano la situazione ed è riuscito, con estrema calma, a evitare il peggio. Senza irruzioni o altre soluzioni drastiche.

Nelle comunità dove l’ordine pubblico è gestito da stazioni e tenenze, i comandanti locali sono visti spesso con rispetto anche da chi vive ai margini della legge. E il sottotenente Giannuzzi ha fatto valere tutta la sua esperienza, riuscendo a tranquillizzare Cordella. Il quale, alla fine, ha deciso di arrendersi e di consegnarsi. Portato in caserma, visitato anche dai sanitari, sono stati redatti gli atti. Dopodiché, è stata eseguita l’ordinanza che ripristina la custodia cautelare in carcere.

Sotto processo per tentato omicidio

Proprio di recente, il 7 marzo scorso, si è aperto il processo con rito abbreviato sull’episodio che vide protagonista Cordella la mattina del 26 aprile dello scorso anno, allorquando si avvicinò all’autovettura di un 28enne, anch’egli copertinese, fidanzato della figlia, esplodendo due colpi di pistola. Il 28enne rimase ferito a una scapola e a una coscia. Per quel caso, il pubblico ministero Maria Vallefuoco ha invocato una condanna a nove anni di reclusione. Lui, l’imputato, si è sempre difeso, sostenendo di non aver agito con l’intenzione di uccidere, ma “solo” per intimidire il giovane.  

Il giudice Sergio Tosi ha sospeso per ora il giudizio, in attesa che sia svolta una perizia sulla pistola. Bisogna accertare se fosse idonea a produrre un’offesa tale da poter considerare il reato, effettivamente, come tentato omicidio. Si tratta, nelle  specifico di un’arma clandestina, che fu sequestrata dai carabinieri, assieme a tre proiettili calibro 22. Non si esclude che dall’esito di quella consulenza, il reato possa essere derubricato in lesioni aggravate. Ma questo sarà un altro capitolo della storia. Quella attuale, ha visto Cordella protagonista di un altro gesto eclatante. E questa volta, rivolto contro se stesso.

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