Il coronavirus, l’alleato dei criminali invisibili: aumentano i reati sul web

Più gente a spasso per la Rete e aumentano le trappole. L’emergenza diventa un’occasione ghiotta per gli specialisti in illeciti informatici e per i pedofili. L’allarme della polizia postale

LECCE - Sono tempi duri per gli spacciatori, i ladri e i rapinatori, ostacolati dalle disposizioni governative per contrastare l’emergenza Covid-19: vie presidiate dalle forze dell’ordine, chiusura della maggior parte delle attività commerciali, troppe presenze nelle abitazioni. E poi c’è la paura del contagio che non risparmia neppure i malviventi della strada, sebbene qualcuno più audace, nei giorni scorsi, sia riuscito a mettere a segno un paio di rapine, utilizzando la mascherina come “doppia protezione”.

Ma il coronavirus non ha messo in ginocchio l’intera economia criminale. Questo mostro invisibile sta rafforzando chi ha gli affari loschi ha sempre saputo farli proprio senza mostrarsi, tra le mura domestiche, all’ombra di un pc.

L’emergenza per loro non è che una ghiotta opportunità per architettare nuove e più insidiose trappole informatiche, approfittando del maggior numero di utenti connessi e della loro fragilità emotiva dovuta alla paura.

Sono aumentati i reati sul web e a lanciare l’allarme è la polizia postale. Il suo centro nazionale protezione infrastrutture critiche (Cnaipic) e delle comunicazioni è venuto a conoscenza di una nuova campagna mirata di phishing e malware (software malevolo) legata al tema del virus.

Sono state inviate numerose e-mail contenenti il malware Azorult che è in grado di raccogliere informazioni come nome, password, numero della carta di pagamento, cryptovalute e altri dati sensibili presenti nei browser o di installare “robot invisibili” capaci di spiare l’utente senza che se accorga. mappa virus-2

In particolare, i criminali hanno lanciato la minaccia informatica, mascherandola come un’applicazione che mostra la mappa della diffusione del virus nel mondo con una veste grafica simile a quella diffusa quotidianamente da giornali, tg e siti d’informazione (nella foto).

Altre e-mail, invece, che hanno in oggetto comunicazioni urgenti legate al Covid-19, tentano di indurre la vittima a cliccare sul link presente nel testo per poi reindirizzarla a un sito di phishing ed invitarla a digitare le proprie credenziali per l’home banking.

In ogni caso, bisogna diffidare di questi messaggi e non aprire mai gli allegati.

Non solo. Imperversano sul web, ma soprattutto sui social, informazioni false sull’emergenza che generano panico, in alcuni casi “confezionate” come articoli pubblicati su testate on line, come è accaduto per Lecceprima, o notizie di note agenzie stampa come l’Ansa, o  documenti con tanto di loghi istituzionali come quello che annunciava la chiusura delle scuole a data da destinarsi, smentito e denunciato due giorni fa dal ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina.

Verificare la fonte è l’unico modo per rompere catene pericolose.

Ma non finisce qui. Ci sono false raccolte fondi per contrastare l’emergenza sanitaria, come quella finalizzata all’acquisto di materiale destinato alla terapia intensiva dell’ospedale “San Raffaele” di Milano che indicava un Iban non corrispondente a quello della struttura.

Aumentano anche le denunce per adescamento online di minorenni (anche detto grooming), un fenomeno che ha un’escalation molto variabile in relazione all’età della vittima, alla capacità dialettica del pedofilo, alla disponibilità di mezzi informatici.

La polizia postale rende noto che sempre più spesso i tentativi di adescamento sono aggravati da molestie e minacce come quella, in caso di rifiuto da parte della vittima, della divulgazione di immagini e conversazioni intime sul web. 

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